Comunicare, e i ricchi si lavano la coscienza

Condividi

Secondo un rapporto di Ubs, gli eredi dei plurimilionari fanno lobbying per eludere le imposte. E parlano con la gente per giustificare l’appropriazione di risorse, mascherando l’aspetto ereditario con quello del merito

NELLA RETE DI VITTORIO – Prima Comunicazione, Febbraio 2024

Negli ultimi 30 anni il numero di individui che possono fregiarsi del titolo di ‘miliardario’ è cresciuto 18 volte. Forbes ci dice che dai 140 miliardari del 1990, oggi ne contiamo ben 2.640. Un club ancora esclusivo se riferito alla popolazione mondiale, molto maschile e sostanzialmente cosmopolita per radici e residenze, i cui membri spesso lavorano in concerto, capaci di coordinare il proprio intervento sul mondo attraverso strumenti efficaci di investimento, come fondi di Private Equity, di Venture Capital o i mercati azionari. La ricchezza media di questi 2.640 individui continua ad aumentare a tassi superiori alla crescita media dell’economia mondiale, di fatto incrementando esponenzialmente anno dopo anno la percentuale di ricchezza appropriata da questo esiguo numero di individui rispetto al resto del pianeta. Un recente rapporto della banca d’investimento Ubs ha evidenziato una ulteriore pietra miliare: nel 2023, per la prima volta in questo nuovo millennio, la ricchezza miliardaria ereditata ha superato la ricchezza miliardaria nuova. I dati suggeriscono anche che gli eredi ricevono trasferimenti di ricchezza nelle prime fasi della vita, invece di aspettare la morte o la quasi morte di un membro della famiglia, beneficiando sin dagli inizi del loro percorso educativo di vantaggi competitivi rispetto ai loro coetanei. Avere soldi è il modo migliore per ottenere più soldi e nessun detto è più vero di questo negli Stati Uniti, dove vive il maggior numero di miliardari. Nonostante il mito pervasivo, costantemente riecheggiato da media e informazione, degli imprenditori che si sono fatti da soli e che scalano la vetta della scala socioeconomica, nella terra dei padri fondatori ormai, se nasci povero, è probabile che rimarrai povero; se sei nato super ricco, probabilmente diventerai ancora più ricco.

La crescita esponenziale delle fortune di molti di questi ereditieri miliardari è effetto dei rendimenti del mercato azionario negli ultimi decenni e del modello di successo legato alle startup. Se nel 1980 un esponente della classe media avesse investito 10mila dollari nell’indice azionario S&P 500, oggi avrebbe circa 860.900 dollari di patrimonio. Se poi quei 10mila fossero stati investiti in un VC di Silicon Valley, staremmo parlando di 950.880 dollari in media (alcuni fondi hanno reso molto di più). Al contrario, se gli stessi soldi fossero stati investiti in titoli di Stato americani oggi il patrimonio sarebbe pari a 216mila dollari. Il mondo finanziario ha poi creato ulteriori strumenti per far rendere di più i patrimoni di questa super classe, come i ‘family offices’ oppure i fondi di investimento privati (Private Equity o Private Debt). Un rapporto del 2021 dell’Institute of Policy Studies sulle dinastie patrimoniali americane ha rilevato che 27 delle 50 famiglie più ricche nell’elenco 2020 di Forbes erano già rappresentate nell’elenco della rivista dei 40 americani più ricchi nel 1983. Se all’aumento delle risorse a disposizione di questo piccolo gruppo di individui andiamo a integrare il fatto che il trasferimento della ricchezza da parte dei genitori è sempre più anticipato, capiamo quanto vantaggio le generazioni successive accumulino ogni anno rispetto agli altri giovani presenti nell’arena economica e sociale.

Sempre nello stesso rapporto Ubs, emerge anche il fatto che gli eredi tendono a essere molto meno interessati alla filantropia rispetto ai miliardari di prima generazione. La prima generazione ha una certa fiducia nella propria capacità di creare ricchezza; la seconda generazione no, è più preoccupata di proteggere la ricchezza che di crearla e per questo investe molto in influenza, sperando di definire o almeno influenzare il discorso politico e culturale della propria società per evitare che vengano minati i presupposti del suo privilegio. Ciò significa opporsi a qualsiasi imposta sul patrimonio o sull’eredità, combattere le normative che consentono ai miliardari di ridurre al minimo l’impatto fiscale, finanche a finanziare piattaforme di informazione e intrattenimento per depotenziare il ruolo critico dei media verso la distribuzione delle risorse, guidare al meglio i movimenti di opinione, definire il discorso comune. Questo lavoro di lobbying e di influenza ha pagato i suoi dividendi; le tasse sull’eredità sono al minimo storico in tutti i Paesi del G20 (inclusa la Cina), mentre nella maggior parte dei Paesi occidentali la tassazione e i costi della previdenza universale premono ancora più sul salario rispetto ai patrimoni o alle eredità.

Il tracker Realtime Inequality (un indice indipendente che quantifica l’ineguaglianza economica negli Usa) stimava che alla fine del 2023 il 50% più povero degli adulti americani – circa 125 milioni di persone – possedeva collettivamente poco più di 1,1 trilioni di dollari. Esattamente quanto possiedono complessivamente le otto persone più ricche degli Stati Uniti secondo Forbes. Il fattore dirimente non è l’investimento finanziario (circa il 60% delle famiglie più povere americane investe sul mercato azionario almeno il 25% delle proprie risorse) o il salario annuale; la differenza è la mancata eredità. Il risultato è che la quota di risorse ad appannaggio dei miliardari cresce esponenzialmente ogni anno e sottrae risorse al resto del mercato, rendendo più difficile generare nuovi milionari e più competitiva l’esistenza delle classi economiche tutte. La ricerca economica definisce questo fenomeno “la curva del grande Gatsby”: il consolidarsi di una società dove i risultati precedenti hanno maggiore influenza su quelli futuri e la speranza di mobilità sociale si riduce.

La classe miliardaria è una classe colta, interlacciata, cosmopolita, sofisticata nella comprensione degli strumenti tecnologici, nell’esercitare influenza sui processi politici e culturali in geografie e culture diverse. Ha indebolito per svariati decenni l’azione politica e l’informazione, predicando la suprema primarietà dell’azione economica come misura del successo e della realizzazione individuale. Ha generato una ideologia che abbiamo visto nello sviluppo del mito dei miliardari demiurghi della tecnologia, nel valore ossessivo del denaro come misura del successo e dell’autorevolezza, nella costruzione di indicatori digitali di popolarità capaci di rivaleggiare con competenza, esperienza e credibilità nel dare peso a una persona o a un contenuto. Spesso questi miliardari si concedono in prima persona a questa ideologia, occupano ruoli narrativi e comunicativi costanti, proprio perché interessa loro giustificare la propria smisurata influenza. Parlano a cittadini e individui disillusi dall’idea di equità, increduli della validità di agenzie collettive, pervasi da una informazione ambigua. Tutto questo per servire uno scopo: dare legittimità a questa appropriazione di risorse, mascherare l’aspetto ereditario con quello del merito, parola che nasconde sempre intenti mistificatori.