Ma la cultura non è solo arte e musei

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È invece l’essenza di una identità complessa e unica, di cui Leonardo da Vinci – sintesi fra sapere scientifico e intuizione artistica – è l’espressione più eclatante. Niente a che vedere con la questione del brand Italia valore profondo di ciò che nella sedimentazione storica è’ cultura italiana.
E su questa combinazione la cultura italiana è sicuramente egemone

CONVERGENZA – Prima Comunicazione, Febbraio 2024

Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano risponde meticolosamente al Foglio su come e che cosa deve fare l’Italia per farsi valere sul problema assolutamente irrisolto della propria identità/potenza culturale, chiamata altrimenti egemonia (che significa,stando alle origini greche del tutto, che uno Stato è dominante sugli altri…). I riferimenti impliciti sono quelli turistici: nessuno al mondo, nel pubblico allargato, conosce o ha un’immagine dell’Italia ‘colta’ e tantomeno è a conoscenza del fatto che vi viene conservato oltre il 60% del patrimonio Unesco! Nelle classifiche delle città internazionali attrattive (almeno nei primi 15 posti) le città italiane non ci sono mai. Situazioni ‘colte’ italiane non vengono mai citate, eccetera. Che cosa si fa per l’identità, visto che un museo nazionale italiano, tipo British o Louvre, è di difficile realizzazione?

E il ministro risponde citando tutti i musei d’arte, luogo per luogo, che si stanno realizzando/riqualificando. Dunque il dibattito assume una fisionomia ben definita: la cultura riguarda i musei, cioè la conservazione del patrimonio storico artistico. E viene ovviamente data per scontata l’equazione valore della cultura=valore turistico, ponendo il problema del come si costruisce il brand della cultura Italia. Sintesi finale, nella dialettica delle opinioni la questione della cultura è una questione di marketing.

Bene: in questo quadro alcune questioni molto italiane appaiono ‘irrilevanti’ a cominciare da quella basica: che la cultura non è certo solo arte o patrimonio museale, ma la combinazione delle conoscenze e dei saperi artistici e scientifici, in tutte le diverse applicazioni, nella storia e nel presente. E su questa combinazione la cultura italiana è sicuramente egemone.

In tutti i sondaggi ‘mondiali’ da sempre, al primo posto fra le figure fondamentali della storia dell’umanità c’è un certo Leonardo da Vinci che, come sanno tutti i nostri ragazzi, dalle elementari in su, è sintesi fra sapere scientifico e intuizione artistica, fra il conoscere e il fare, tra visione e applicazione, per la persona umana e per la comunità. Per l’appunto la cultura come essenza di una identità complessa e unica.

Forse tutto questo ha poco a che fare con la questione marchettara del cosiddetto brand Italia. Certamente ha a che fare con il valore profondo di ciò che nella sedimentazione storica è cultura italiana. Una sedimentazione millenaria che va, per fare qualche esempio, dalla capacità dei romani a costruire infrastrutture progettate, ponti e strade, alla invenzione dantesca di lingua e linguaggio, dalla costruzione del Rinascimento delle arti e dell’architettura, dalle ideazioni musicali della Venezia imperiale alla formazione ottocentesca dei saperi politecnici, dalla costruzione di una scuola di fisica che entra, nel Novecento, nella trasformazione del mondo a cominciare dalla fisica quantistica e atomica, fino alle invenzioni nel cinema, nel melodramma e nel teatro, eccetera. Nell’intreccio di storie di popoli che dalla penisola Italia si diffonde direttamente o indirettamente ovunque.

Una complessità che non finisce mai, unica, e di cui Leonardo è sintesi e metafora. Non è che ci voglia molto per trasformare tutto questo in un valore attrattivo. E se proprio si vuole parlare di musei ci si chiede come mai non si parla del fatto che il museo più attrattivo, più nazionale, più tutto, quello su Leonardo, ha avuto solo conati (l’ultimo è stato a Vigevano) e di fatto non è mai stato veramente pensato. La cultura sta da queste parti, non certo in quelle di quest’ultimo dibattito pubblico. Che per come si è sviluppato è un perfetto ossimoro di ciò che è cultura.

E se proprio si vuole pensare al museo e a quello che dovrebbe diventare – un luogo non di conservazione ma di innovazione – gli esempi non mancano. Uno dei più eloquenti è quello del museo della fisica inventato da Oppenheimer vicino a San Francisco dove chi andava, sopratutto ragazzi, non guardava ma faceva… esperimenti e situazioni di fisica applicata in un luogo di bellezza. La cultura è questo: trasmissione e formazione di conoscenza, scienza e arte, arte e artigianato, nel fare fra antichi materiali e nuove tecnologie. Tutto questo è l’Italia di Leonardo, lo sanno molti giovani (basta andare in alcune università e scuole) non certo gli attori di questo dibattito rozzo.