Benvenuti nel buco nero dell’intelligenza artificiale

Condividi

C’è chi dice (Sam Altman, OpenAI) che con l’AI “non sappiamo bene cosa possa succedere”. E chi sostiene Kristalina Georgieva (Fmi) che le economie avanzate vedranno colpiti il 60% dei loro posti di lavoro

COMUNICAZIONE POLITICA – Prima Comunicazione, Febbraio 2023

Ho una certa maturità anagrafica. Sono nato nel 1966, età che mi consente di affacciarmi al futuro con controllata e ponderata curiosità. Anche con serenità? Questo forse è troppo, ma le banalità che bussano alla mente degli adulti quando si siedono sul davanzale del domani possono risultare davvero imbarazzanti. E fruste.

Fortunatamente, a salvarti sono i precedenti. E ancor più a rassicurarti nel depotenziare le tue sciocchezze sono le cantonate illustri: “La nostra gioventù ama il lusso, è maleducata, si burla dell’autorità e non ha alcun rispetto degli anziani. I bambini di oggi sono dei tiranni, non si alzano quando un vecchio entra in una stanza, rispondono male ai genitori, in una parola: sono cattivi”. Questa l’avrà detta un ospite brontolone di qualche talk show nel tentativo di risvegliare il suo pubblico nostalgico e conservatore. No, Socrate: 2400 e rotti anni fa.

“Non c’è più alcuna speranza per l’avvenire del nostro Paese se la gioventù di oggi prenderà il potere domani, poiché questa gioventù è insopportabile, senza ritegno, terribile”; qui sicuramente caschiamo meglio. Si tratterà probabilmente di un’analisi sociologica che incrocia moda, testi rap e attitudine all’assenza di rispetto per le gerarchie. Manco per niente: a scrivere è Esiodo e scivoliamo altri 300 anni prima di Socrate.

Cerchiamo allora una frase che descriva lo spirito del tempo: “Il nostro mondo ha raggiunto uno stadio critico, i ragazzi non ascoltano più i loro genitori: la fine del mondo non può essere lontana”. Qui sicuramente ci siamo. Siamo finalmente atterrati nel presente. Si tratta, certamente, di un’articolessa che ci costringe a una severa analisi autocritica verso le responsabilità di formazione dei nostri figli. Purtroppo no: siamo a ben 4mila anni or sono e a inquadrare questo apocalittico scenario è un sacerdote egizio.

Tutto questo per sostenere cosa? Che il pessimismo è nel mondo, è nell’uomo, è solido, abbondante e sostenuto da menti eccelse. Per cui abbiamo diritto alla nostra quota se non di sciocchezze, di incertezze.

In effetti, l’umanità sembra aver messo piede in quella che appare come una faglia del suo cammino: l’intelligenza artificiale. Ne parlano e ne scrivono in molti: chi l’ha creata, chi ha contribuito a crescerla, chi ha cominciato a usarla, chi teme di subirla.

Sam Altman, fondatore di OpenAI, ha ammesso a Davos che siamo di fronte a “una tecnologia molto potente e non sappiamo bene cosa possa succedere”. Ovvero, auguri…

Il terreno era stato preparato da Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo monetario internazionale: “Le economie avanzate e alcuni mercati emergenti vedranno colpiti il 60% dei loro posti di lavoro; i Paesi a basso reddito il 26%”.

Quindi, in soldoni, nessuno sa dove andremo a finire e questa novità sta dando vita a uno dei più straordinari paradossi: l’intelligenza – quell’insieme di capacità che la Treccani definisce come “il complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’uomo di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni, elaborare modelli astratti della realtà, intendere e farsi intendere dagli altri” – nella sua versione artificiale anziché dipanare dubbi, e accompagnarci verso un ritorno all’Eden, ci consegna la prospettiva del buco nero.

Cosa accadrà, quindi, nessuno lo sa. Non lo sanno i suoi inventori, non lo sanno i suoi fruitori.

Speriamo che ancora una volta l’approccio senile e malinconico verso il futuro sia smentito da quella creatura di cui, pur pensando di saper tutto, sappiamo ancora poco: cioè l’uomo e la sua mente.

P.S.: Vero è, però, che tra i nuovi padroni del mondo dell’economia – i tycoon del tech – sono all’ordine del giorno la costruzione di bunker e rifugi sotterranei (di cui i loro puntuali uffici stampa non solo non vogliono negare l’edificazione ma, quasi, vogliono ricordarcela).