Truth, Trump fa causa ai cofondatori per cattiva gestione

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I conti del social nel 2022 risanati grazie all’aiuto di soldi russi

Prima l’euforia per la quotazione in Borsa, poi i dati finanziari con un buco da 58 milioni che hanno assottigliato il suo patrimonio di un miliardo di dollari.
Ultimamente il rapporto di Donald Trump con la sua creatura social Truth non deve essere dei più distesi. A dimostrarlo, anche la recentissima decisione dell’ex presidente Usa di intentato una causa contro i co-fondatori Andy Litinsky e Wes Moss per la loro “cattiva gestione” nelle fasi iniziali della piattaforma, chiedendone la rimozione come azionisti.
Nei documenti depositati presso il tribunale della Florida, la Trump Media & Technology Group Corp sostiene che i due abbiano commesso errori significativi che hanno causato ritardi nel lancio pubblico della società, e che quindi dovrebbero perdere le loro azioni di Truth.

Ex concorrenti dello show di Trump ‘The Apprentice’, Litinsky e Moss avevo proposto il progetto del social al tycoon dopo il bando da X (allora Twitter), seguito all’attacco del 6 gennaio 2021 al Campidoglio.
“Questa è stata un’opportunità fenomenale per Moss e Litinsky. Senza il presidente Trump, Truth Social sarebbe stata impossibile”, si legge nella causa.

L’ombra russa sui conti di Truth

E sempre a proposito dei conti traballanti di Truth, con uno scoop il Guardian ha rivelato che in passato il social fu salvato da Anton Postolnikov, un imprenditore russo-americano nei mirino Usa per riciclaggio e nipote di Aleksandr Smirnov, alleato di Vladimir Putin.
Secondo il giornale, quando nel 2022 la Sec aprì un’inchiesta frenando la quotazione, la società bruciò molti soldi e ottenne un prestito anche dalla Es Family Trust, una società di comodo di Postolnikov, che è anche co-proprietario della Paxum Bank, piccola banca dell’isola di Santo Domingo che finanzia l’industria porno.