Emanuele Orsini nuovo presidente di Confindustria

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L’associazione degli industriali, editrice del Gruppo 24 Ore, ha scelto l’imprenditore emiliano come successore di Carlo Bonomi. L’elezione il 23 maggio

Emanuele Orsini è stato designato presidente di Confindustria per il prossimo mandato, 2024-2028.
Al voto del consiglio generale, l’imprenditore emiliano è arrivato come unico candidato dopo il passo indietro di Edoardo Garrone, incassando 147 su 173 presenti. Quattordici gli assenti, mentre in 9 hanno consegnato una scheda bianca e 17 le schede nulle.

L’elezione sarà il 23 maggio con il voto dell’assemblea dell’associazione degli industriali. Ma prima, occhi puntati al 18 aprile, quando Orsini presenterà la sua squadra per “un colpo di spugna sulle divisioni”, con la scelta per i ruoli di vicepresidenti puntando sugli “imprenditori giusti”, che “rappresentino tutti”.
Non a caso, nelle prime parole rivolte al consiglio generale Orsini avrebbe sottolineato l’obiettivo di “unità” per l’associazione, cancellando divisioni.

Orsini: Confindustria unita e piena di proposte

Orsini conosce bene viale dell’Astronomia, essendo dal maggio 2020 vicepresidente di Confindustria Nazionale con delega al Credito, alla Finanza e al Fisco.
Per il futuro, immagina una Confindustria che punterà ad essere “centrale, di prospettive, di proposte. Una Confindustria che vorrà fare sintesi”. Dovrà essere “piena di proposte in Italia e in Europa”, per “poter dare al Governo e all’Europa soluzioni per la crescita delle nostre imprese”, ha spiegato.

“Dopo una campagna impegnativa, una campagna molto complicata, oggi siamo riusciti a ricompattare Confindustria come è giusto che sia perché deve guardare avanti, alla realtà dell’industria italiana”.
“Abbiamo costruito un programma che ovviamente, per diversi capitoli, andrà a susseguirsi con le vicepresidenze che andremo a formare da qui al 18 aprile”, ha aggiunto.

“Le tre parole che abbiamo usato proprio nella costruzione del programma sono dialogo, identità, unità. Dialogo: per noi è fondamentale, vuol dire mettere al centro le imprese. Identità, quindi far sentire l’ultimo nostro associato, ogni categoria, ogni associazione parte di un progetto perché solo in quel modo riusciamo a costruire un’identità di Confindustria. E unità: basta con divisioni come tra grandi e piccole, non esistono aziende grandi non nate piccole, abbiamo bisogno di unire”.
“Abbiamo bisogno che le aziende grandi siano le nostre portabandiera nel mondo e che le aziende, comunque grandi, facciano crescere i piccoli perché solo in quel modo riescono a crescere le aziende”.

Da Garrone un atto di grande responsabilità

E sul passo indietro di Garrone, Orsini ha parlato di “un atto di grande responsabilità e ci ha messo nella condizione di avere ancora più responsabilità”. “Ha messo me nelle condizioni di poter scegliere la squadra in totale responsabilità per mettere al centro i capitoli del programma, per poter mettere le migliori persone affianco ai capitoli che andremo a costruire. E’ l’unico modo per poter far si che la squadra della nuova presidenza sia forte”, ha concluso.

Chi è Orsini

Di seguito una scheda realizzata da AdnKronos su Emanuele Orsini. Imprenditore emiliano, 51 anni, è nato a Sassuolo il 29 agosto 1973 da una famiglia che vanta una lunga tradizione imprenditoriale.
Il padre Carlo è stato particolarmente determinante nella formazione di Orsini che ha deciso di seguirne le orme, assumendo la guida dell’azienda di famiglia Sistem Costruzioni, attiva nel settore dell’edilizia in legno e della logistica industriale. L’azienda è nata nel 1978 dall’intuizione di Carlo Orsini che – dopo aver partecipato alla fondazione e al successo di Ceramiche Ragno insieme ad altri quattro imprenditori – ha deciso di scommettere sullo sviluppo di un’industria delle costruzioni in legno, all’epoca ancora agli albori in Italia.

Maturità scientifica, si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza, che lascia dopo un anno per dedicarsi a tempo pieno al lavoro. Nel 1992 l’ingresso nell’azienda di famiglia, svolgendo tutte le mansioni possibili, da quella di magazziniere fino all’ufficio acquisti, attività che lo appassiona particolarmente.
Nel 2014 l’incarico di amministratore delegato di Sistem Costruzioni. La nomina arriva dopo aver superato una divergenza di vedute con il padre, un contrasto che lo aveva portato, in un primo momento, a prendere le distanze dall’azienda: ma a distanza di pochi mesi è il padre a richiamarlo e a decidere di lasciare la guida di Sistem Costruzioni nelle sue mani.
In trent’anni Orsini ha contribuito alla trasformazione dell’azienda da carpenteria a industria leader nel settore dell’edilizia in legno, che produce sistemi su misura, superando i concetti di modulo e di standard, con l’implementazione di numerosi progetti per la comunità, quali gli interventi di ricostruzione di numerosi edifici nell’area colpita dai terremoti in Abruzzo, Emilia-Romagna e Marche.
L’azienda ha svolto anche un ruolo importante nella realizzazione di infrastrutture e padiglioni in Expo 2015, come parte di Palazzo Italia, il Cardo e il Decumano, il padiglione del Marocco, per un totale di 27.000 mq di strutture realizzati in soli 3 mesi.

Oggi l’azienda è a capo di un ‘sistema’ composto da altre 15 società, con uffici in Centro America, e annovera tra i propri main partner Ferrari Auto, Maserati e Lamborghini. Tra le principali società controllate da Sistem Costruzioni, figura il Maranello Village (primo complesso residenziale dedicato al mondo del Cavallino Rampante) composto da bar, ristoranti, palestra e diverse zone polifunzionali per complessivi 25.000 mq, di cui Orsini ha assunto dal 2004 lo sviluppo finanziario e tecnico, che ha previsto un investimento di circa 21 milioni di euro, e del quale ricopre tutt’oggi la carica di presidente. Maranello Village nasce dall’esigenza di realizzare delle abitazioni per i numerosi dipendenti di Ferrari, provenienti in particolare dalle regioni meridionali.

Nel 2020, dopo la scomparsa del suocero Lanfranco Fiandri, fondatore di Tino Prosciutti SpA, assume l’incarico di presidente e ad dell’azienda parmense con quattro stabilimenti produttivi, leader in Italia nella lavorazione e nella produzione di Prosciutto Crudo Stagionato e Prosciutto Crudo Stagionato Disossato a ‘Mattonella’, con una capacità produttiva settimanale di 35.000 prosciutti. Orsini traghetta Tino Prosciutti verso una nuova fase di crescita e sviluppo, efficientando i processi produttivi e avviando nuovi progetti, a partire dal quinto stabilimento produttivo che sarà operativo a partire dal 2025 e che contribuirà a incrementare la quota di export verso nuovi mercati extra-Ue, compresi Stati Uniti d’America, Canada, Australia, Nuova Zelanda e la Repubblica Popolare Cinese.

Il fatturato aggregato delle aziende gestite da Emanuele Orsini supera oggi i 110 milioni di euro, dei quali 72 milioni fanno capo a Tino Prosciutti, 40 mln a Sistem Costruzioni e 17 mln a Maranello Village.

Dopo aver ricoperto la carica di Presidente di Assolegno dal 2013, nel febbraio 2017 è stato eletto Presidente di FederlegnoArredo, la Federazione italiana delle industrie del legno, del sughero, del mobile e dell’arredamento. Tra i progetti più significativi realizzati durante la presidenza di Orsini c’è la ricostruzione dell’asilo di Finale Emilia (Modena), distrutto a seguito del terremoto del 2012. Insieme ad altre 80 imprese Federlegno ha donato alla città una nuova scuola di oltre 2.000 metri quadrati. Dal 2015 è membro della Giunta di Confindustria Modena e Capo della Sezione Varie della stessa associazione e nel 2016 è stato eletto membro del Gruppo tecnico Industria e Ambiente. Dal 2017 al 2020 ha fatto parte del Consiglio Generale di Confindustria Nazionale, diventando inoltre un componente del Gruppo Tecnico per l’Internazionalizzazione della stessa Confederazione. Dal maggio 2020 è Vicepresidente di Confindustria Nazionale con delega al Credito, alla Finanza e al Fisco.

Ad aprile 2013 è stato nominato vicepresidente di Unicredit Leasing, la società del gruppo UniCredit tra i leader in Italia nella locazione finanziaria, per poi assumerne la presidenza da maggio 2018 a maggio 2020. Nel 2018 è stato insignito dal ministro dell’Ambiente e della Tutela del Mare del diploma di benemerenza ambientale.

La lettera di Edoardo Garrone

Edoardo Garrone, presidente del Gruppo Erg e del Gruppo Sole 24ore, fino al 3 aprile in corsa per la presidenza di Confindustria a poche ore dal voto ha deciso di rinunciare al testa a testa con l’altro candidato, Emanuele Orsini lasciandogli la vittoria. Una decisione non facile che ha spiegato in una lunga lettera che pubblichiamo qui di seguito, in cui spiega il senso della sua rinuncia.

“Solo sostenendo un unico candidato e mettendolo nella condizione ideale per forza e autonomia, si può garantire la miglior governabilità alla nostra Confindustria”, e ricordando anche cosa sarebbe stata la sua presidenza spiega “Ho immaginato e pensato una Confindustria in cui il Presidente non si debba mai candidare nel corso del suo mandato a ruoli politici esterni, una Confindustria che non accetti scambi con la politica, una Presidenza forte con una squadra autorevole e inclusiva e che rispetti le volontà e le delibere del Consiglio di Presidenza e del Consiglio Generale. Una Confindustria che sappia conquistare ogni giorno il suo ruolo, che sappia sempre essere avanguardia culturale, sia all’interno del nostro mondo associativo che all’esterno, che sappia costruire le precondizioni, per autorevolezza e rispetto, verso la politica e gli altri corpi intermedi, e verso l’opinione pubblica, ritornando allo spirito dei nostri fondatori e dello Statuto Pirelli. Una Confindustria che sappia dare un senso e una ragione alle regole e agli statuti che definiremo e riformeremo, per essere coerenti ed esemplari, per essere i protagonisti di una stagione di riforme, partecipando in modo propositivo ed efficace al dibattito sul futuro economico, sociale, ambientale e culturale del nostro Paese.Quella della rappresentanza è un’attività complessa che non si inventa in un giorno e non si fa con approssimazione o, peggio ancora, con ipocrisia e arroganza che occorre invece combattere”.

E poi ancora come raccomandazioni implicite “Ho immaginato un Presidente che rispetti l’autonomia del Sole 24 Ore e recuperi la sovranità di Confindustria nella Luiss, avendo chiari i fini per i quali la Confindustria ritiene strategico avere una propria università: formare giovani talenti che abbiano competenza di questioni economiche, giuridiche, politiche e sociali, e che siano consci dell’importanza, in particolare per un Paese come il nostro, del valore delle imprese e della cultura d’impresa…”

Gentili colleghe, cari colleghi,

quando ho pensato alla mia candidatura, a seguito di sollecitazioni di molti, avevo chiari i fini che ci e mi muovevano. Una Presidenza al servizio della Confindustria e non una Confindustria al servizio del Presidente, obiettivo che nasceva dalla volontà di ritornare ai fondamentali del nostro sistema di rappresentanza ed ai suoi valori, a quello spirito che ci ha spinti e impegnati per molti anni, rappresentando interessi per la crescita della competitività del sistema industriale italiano. Questo con equilibrio e determinazione, evitando di stimolare conflitti interni che, in queste settimane, mesi e anni, hanno fatto purtroppo emergere aspetti deplorevoli del nostro sistema.
Ho immaginato e pensato una Confindustria in cui il Presidente non si debba mai candidare nel corso del suo mandato a ruoli politici esterni, una Confindustria che non accetti scambi con la politica, una Presidenza forte con una squadra autorevole e inclusiva e che rispetti le volontà e le delibere del Consiglio di Presidenza e del Consiglio Generale. Una Confindustria che sappia conquistare ogni giorno il suo ruolo, che sappia sempre essere avanguardia culturale, sia all’interno del nostro mondo associativo che all’esterno, che sappia costruire le precondizioni, per autorevolezza e rispetto, verso la politica e gli altri corpi intermedi, e verso l’opinione pubblica, ritornando allo spirito dei nostri fondatori e dello Statuto Pirelli. Una Confindustria che sappia dare un senso e una ragione alle regole e agli statuti che definiremo e riformeremo, per essere coerenti ed esemplari, per essere i protagonisti di una stagione di riforme, partecipando in modo propositivo ed efficace al dibattito sul futuro economico, sociale, ambientale e culturale del nostro Paese.
Quella della rappresentanza è un’attività complessa che non si inventa in un giorno e non si fa con approssimazione o, peggio ancora, con ipocrisia e arroganza che occorre invece combattere. Ho immaginato un Presidente che rispetti l’autonomia del Sole 24 Ore e recuperi la sovranità di Confindustria nella Luiss, avendo chiari i fini per i quali la Confindustria ritiene strategico avere una propria università: formare giovani talenti che abbiano competenza di questioni economiche, giuridiche, politiche e sociali, e che siano consci dell’importanza, in particolare per un Paese come il nostro, del valore delle imprese e della cultura d’impresa. Ho immaginato che tutto ciò dovesse avvenire con una squadra forte ed indipendente e una struttura di grande qualità e competenza che possano affiancare, e aiutare nei rispettivi ruoli, la Presidenza per le scelte complesse che abbiamo davanti a noi e che sappia riprendere a pensare in grande, ambiziosa nei fini. A partire da alcuni temi, come economia, democrazia, libertà, Europa, con un ritorno ai suoi fondamentali che sono pace, protezione e prosperità, riattivazione dell’ascensore sociale nel Paese, attraverso un grande impegno di formazione e inclusione dei nostri giovani, avendo chiaro in mente come, oggi più che mai, l’indipendenza tecnologica, industriale ed energetica sia la precondizione dell’indipendenza politica ed economica dell’Italia e dell’Europa.
Questo nel rispetto di tutti noi, perché non esiste la gara a chi tra noi è “più manifatturiero” di altri. Perché non dobbiamo costruire caste, ma ceti responsabili che abbiano pari dignità, donne e uomini pari tra pari, dove ogni nostro associato abbia la stessa importanza degli altri, ogni nostra impresa possa avere diritto di rappresentanza, in un mondo associativo, il nostro, che rappresenta l’industria manifatturiera, ma anche l’industria del turismo, dei servizi, della logistica, solo per citarne alcuni, ossia tutte le sue anime e le sue realtà in ogni nostro territorio e categoria. Per farlo occorre essere coerenti ed esemplari, tra il dire e il fare, la mia storia imprenditoriale e associativa, i valori che ho appreso da mio padre, da uomo di azienda, e sin dalla mia frequentazione dei Giovani Imprenditori di Confindustria, esperienza per me fondamentale per acquisire gli strumenti e le competenze per la rappresentanza, mi impongono di anteporre i fini per una Confindustria forte e all’avanguardia, alla mia persona e alle mie ambizioni.
Per avere una Confindustria forte, occorre innanzitutto mettere un candidato nelle condizioni di potersi scegliere la propria squadra e la propria struttura liberamente, senza alcun condizionamento e negoziazione che lo renderebbe debole e ne sancirebbe il fallimento sin dall’inizio. Questa condizione a mio avviso, nella coerenza del fine che mi ha mosso sin d’ora, è possibile in un solo modo. E’ infatti evidente che in Confindustria si sono determinate forti fratture e forti tensioni. Non serve all’Associazione che un candidato possa vincere per qualche voto, magari frutto di “impegni o scambi” eccessivi e per me intollerabili e inaccettabili. Solo sostenendo un unico candidato e mettendolo nella condizione ideale per forza e autonomia, si può garantire la miglior governabilità alla nostra Confindustria.
La scelta di anteporre il fine alla persona, mi impone quindi di fare un passo indietro e di consentire ad Emanuele Orsini di trovare quelle condizioni ideali per guidare Confindustria senza condizionamenti, e di poterlo fare con grande senso di responsabilità, in nome di un fine collettivo che è molto più importante di noi singoli. Questa è una rinuncia che personalmente mi costa molto, ma che confido possa determinare una svolta comportamentale e sostanziale, rendendomi e rendendoci orgogliosi di averlo fatto e di aver contribuito ad un cambiamento storico doveroso, esprimendo un modo di essere al servizio del sistema e non un sistema al servizio di sé stessi. E’ una scelta di responsabilità che chiedo anche a voi tutti domani con il voto, per dare un segnale forte e di unità a tutti gli stakeholder e all’intero Paese.
Ringrazio tutti gli imprenditori che mi hanno sostenuto con convincimento e determinazione in questi mesi per un progetto di successo che ci ha portati ad essere testa a testa a un giorno dal voto. Auspico che queste mie considerazioni vengano comprese e condivise da tutti e, in particolare, da coloro che mi hanno dato fiducia e sostenuto in queste settimane con cuore, energia e determinazione e, senza i quali, non sarei arrivato fino a qui. Voglio anche esprimere apprezzamento per il lavoro svolto con grande equilibrio, competenza e trasparenza da Mariella Enoc, Andrea Moltrasio e Ilaria Vescovi della Commissione di Designazione che si è trovata a dover assumere decisioni difficili e scelte impegnative in coerenza alle regole che ci siamo dati, voglio anche manifestare tutto il mio rammarico per gli inqualificabili attacchi che hanno ricevuto.
Prima di inviare questa lettera a tutti voi, ho informato Emanuele della mia scelta, dei motivi che l’hanno determinata, della forte responsabilità a lui affidata e della certezza che il successo delle decisioni che prenderà con autonomia e responsabilità, e nel solco dei valori e fini condivisi, sarà il successo di tutti noi.
Commosso ed emozionato, vi saluto con tutto il mio affetto nell’attesa di quel futuro che è dentro di noi e che vedremo solo domani.
Edoardo Garrone