La commissione di Vigilanza Rai a Palazzo San Macuto (Foto Ansa)

Par condicio, Vigilanza al voto. Maggioranza contro fasce orarie; emendamento Boschi su giornalisti

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Al voto il 9 aprile. Maggioranza contro alcune novità introdotte da Agcom. E anche la Rai ha qualche osservazione

Le regole sulla par condicio per le elezioni europee dell’8 e 9 giugno, dividono le forze politiche, oltre a generare preoccupazione nelle diverse emittenti. Dopo l’audizione in Vigilanza con il presidente Agcom, Giacomo Lasorella, che ha presentato alcuni aspetti delle norme introdotte dall’authority, il voto della bicamerale è previsto nella seduta programmata per martedì 9.

La par condicio per gli opinionisti

A scatenare le prime polemiche è stata la proposta di Maria Elena Boschi, vicepresidente della bicamerale e deputata di italia Viva, di introdurre regole e i limiti per opinionisti e giornalisti.
Inserita in un emendamento, la proposta ha incontrato l’opposizione della Fnsi che l’ha definita “surreale”. “I giornalisti non hanno quote politiche, non hanno sulla maglietta il simbolo di un partito e non sono tifosi. Confondere i politici con i giornalisti, e limitare la libertà di stampa utilizzando le regole della par condicio, è un errore grave che dà il senso dello scadimento del livello democratico di questo Paese”, la critica della segretaria Alessandra Costante.

Ma perplessità sono state sollevate anche dalla presidente della Vigilanza, Barbara Floridia che l’ha definita “fortemente problematica”, oltre che per la “difficoltà oggettiva” di applicazione, anche per il rispetto della libertà di stampa e di opinione.

Maggioranza critica

Ma anche la maggioranza si è espressa, contestando le principali innovazioni messe a punto dall’Autorità per le Comunicazioni nella delibera valida per le tv private.

Fratelli d’Italia, Lega e Noi Moderati negli emendamenti alla bozza del regolamento valido per la Rai in discussione in Commissione di Vigilanza, che si uniforma a quella di Agcom, chiedono di eliminare la regola secondo cui le presenze dei politici vengono valutate in base alle fasce orarie di messa in onda.
Un minuto in prime time, ad esempio spiega Ansa, vale di più di un minuto nelle ore notturne.
Le emittenti dovrebbero, in sostanza, calcolare la visibilità degli esponenti politici sulla base di un indicatore predeterminato per evitare sanzioni e questo, tra gli altri aspetti, ha creato qualche preoccupazione. I legali della Rai, ad esempio, hanno invitato osservazioni alla Vigilanza sottolineando che lo schema che non tiene conto della “qualità, correttezza e completezza dell’informazione” e non aderisce “all’attualità e alla cronaca”.
In due emendamenti a firma di Francesco Filini (Fdi), Giorgio Maria Bergesio (Lega) e Maurizio Lupi (Noi Moderati) si chiede, dunque, di eliminare il criterio delle fasce orarie.

I comizi in diretta

Si propone di eliminare i paletti previsti sulle dirette dei comizi elettorali, che, in base alla bozza, potrebbero essere trasmessi solo garantendo parità di trattamento tra le forze politiche, o, in alternativa, di consentirne la messa in onda su Rainews, facendoli precedere “da idonea sigla” e considerandoli “distinti dalle edizioni dei TG”. Facile pensare a qualto accaduto lo scorso maggio, quando fece discutere in Commissione di Vigilanza la scelta di RaiNews di mandare in onda la diretta del comizio della destra per la chiusura della campagna delle comunali di Catania, con Meloni, Salvini e Antonio Tajani presenti.
Aspetto su cui si sono sono soffermati, contestandolo, UsigRai e il Cdr di RaiNews.

La maggioranza propone anche modifiche in relazione alla partecipazione di esponenti di governo ai programmi di informazione, per garantire sempre l’informazione istituzionale.

Per le opposizioni “proposte irricevibili”

Con una nota unitaria – a firma di Stefano Graziano (Pd), Dario Carotenuto (M5s), Maria Elena Boschi (Iv), Mariastella Gelmini (Azione), Angelo Bonelli e Peppe De Cristoforo (Avs) – le opposizioni hanno dramente criticato gli emendamenti proposti dalla maggioranza.

“Il contenuto del pacchetto di modifiche alla delibera sulla par condicio proposto da Palazzo Chigi per mano dei deputati di Fdi è irricevibile perché distorce il senso stesso della par condicio a uso e consumo di Giorgia Meloni e della sua maggioranza e vuole dare una ‘impunità’ preventiva a chi la viola”, hanno scritto.
“La maggioranza vuole generare una bolla nel sistema dell’informazione dove poter mascherare come istituzionali le posizioni politiche degli esponenti di governo. È una proposta inaccettabile, un modo subdolo per ribaltare le normali regole democratiche e creare un forte sbilanciamento a favore dei partiti di governo. Invece di perdere tempo a cercare modi per dribblare le regole e irregimentare l’informazione, il governo si attenga alla legge e non faccia proposte illiberali”.

Confronto Meloni-Schlein sul web?

Sullo sfondo resta l’ipotesi del confronto tra Meloni e la leader del Pd, Elly Schlein, che appare complesso organizzare in periodo di par condicio, alla luce della necessità di garantire equità di trattamento in una competizione con il sistema proporzionale. Anche nelle ultime elezioni legislative del 2022 il duello tra Meloni e Enrico Letta non potè andare in tv e fu trasmesso sul sito del Corriere della Sera. Ora c’è chi ipotizza di optare anche questa volta su una piattaforma web, ma non ci sono passi concreti in questa direzione.