Bruno Zago / Il futuro è carta

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Bruno Zago è un imprenditore che ha saputo cogliere il valore della carta, investendo nei processi di riciclo. Ha così fondato e acquisito società e cartiere che operavano nel campo della trasformazione di questo materiale. Oggi il suo Gruppo conta numerosi impianti in tutta Italia, legati da un unico filo conduttore: ridare vita alla carta. Zago ha scritto la sua storia in questo libro pubblicato da Mondadori e ai lettori di Primaonline racconta i suoi primi passi da operaio e le sue “mosse” da imprenditore

“Avevo poco più di undici anni quando il lavoretto che fino a quel momento mi aveva tenuto impegnato nei pomeriggi invernali – facendomi guadagnare un po’ di soldi messi a disposizione della famiglia – si trasformò in un lavoro vero e proprio. Da allora e fino ad oggi, passati ormai i sessant’anni, non ho mai veramente smesso di lavorare. E d’altronde, come sono solito dire, mi è sempre piaciuto farlo, tanto allora, in un momento in cui non avevo vere e proprie alternative, quanto oggi.
Dunque è normale che il libro che ho voluto scrivere a distanza di cinquant’anni dalla fondazione della mia azienda, il Gruppo Pro-Gest, racconti anzitutto la storia di un operaio prima e di un imprenditore poi e della sua impresa: come è nata, in un dimesso capannone nella provincia trevigiana gelido d’inverno e torrido d’estate, come è cresciuta e come è arrivata ad essere ciò che è oggi: un grande Gruppo attivo nella filiera della carta formato da 1300 collaboratori, presente da Nord a Sud, in 7 regioni. Nel mezzo, tanto lavoro (appunto) e alcuni “salti nel vuoto”, vissuti sempre al fianco di mia moglie e dei miei 4 figli, nelle cui mani ho riposto il futuro della nostra azienda. Ma questo libro non parla chiaramente solo di questo. Parla di me, di come ho inteso vivere i rapporti familiari, il successo economico, i momenti di crisi e di difficoltà, e parla della carta. Questo materiale antico che mi accompagna da cinque decenni. Un materiale umile, raramente al centro dell’attenzione in quanto quasi sempre contenitore di qualcos’altro. Eppure, ancora una volta, ogni giorno di più la carta si rivela come il vero “materiale del futuro”: riciclabile,
circolare e biodegradabile, duttile, in grado di sostituire in infiniti modi altri materiali meno sostenibili. Nella sua storia recente possiamo vedere in controluce molte delle trasformazioni sociali, economiche e culturali che hanno portato nel tempo all’affermazione della odierna sensibilità ambientale e al paradigma della transizione ecologica.

Anche a livello politico assistiamo oggi a un dibattito molto acceso che, dietro il nome anglosassone di packaging, parla in realtà ancora una volta di lei, della carta. Ne sono convinto: ‘Il futuro è carta’. Così ho voluto che si intitolasse il mio libro, con queste due parole, futuro e carta, che in qualche modo hanno rappresentato le stelle polari della mia vita imprenditoriale.
“Futuro” perché ho sempre pensato e praticato il popolare detto ‘chi si ferma è perduto’. Lo penso davvero: chi si ferma è perduto e io di perdermi non ho mai avuto alcuna intenzione. Questa mentalità e un po’ di fortuna mi hanno accompagnato e segnato come marito, padre e imprenditore. Soprattutto a livello lavorativo, meglio prendere dei rischi che rimanere bloccati. E infatti di rischi (quasi sempre vincenti) è costellata la mia storia e quella di Pro-Gest.

‘Carta’ va invece intesa nella sua accezione più ampia. Spesso chi è estraneo al nostro settore pensa subito alla carta di un libro, di un giornale o di una rivista, ma quella è solo una piccola parte del tutto. Quella della carta è una filiera e il nostro sforzo principale nel corso degli anni è stato proprio quello di risalire la filiera: siamo partiti dagli scatolifici, al servizio del Nord Est produttivo del Dopoguerra, poi abbiamo aggiunto gli ondulatori per produrre i fogli di cartone (dal 1984), infine le cartiere per produrre la materia prima (dal 1988) completando il processo con i centri per la raccolta della carta riciclabile.
Un’economia circolare. Un cerchio che si chiude, certo, ma che ne apre al contempo tanti altri.
Quelli che saranno affidati ai miei figli, parte fondamentale del libro, con le loro postfazioni, e della mia vita”. (Bruno Zago)