Diffamazione, torna il carcere per i giornalisti

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Gli emendamenti del senatore Berrino (FdI) propongono pene pecuniarie più severe e detenzione fino a tre anni per “condotte reiterate e coordinate” di diffusione di notizie false. Dubbi nella maggioranza, mentre protesta il Pd. Insorgono Fnsi e Odg

Si torna a parlare dell’ipotesi di carcere per i giornalisti per diffamazione. A riaccendere la questione un emendamento di Gianni Berrino, senatore di Fratelli d’Italia, al disegno di legge sulla diffamazione del presidente della commissione Affari costituzionali e collega di partito Alberto Balboni.

Dal Pd la misura – parte di un pacchetto di una decina di emendamenti – è stata subito bollata come un “attacco alla libertà di stampa”, mentre qualche dubbio si è levato tra le file di Forza Italia. Dura critica da parte di Fnsi e Odg che hanno parlato di una “norma incivile”, “inaccettabile” e “frutto di pulsini autoritarie”.

Cosa prevede

Nel dettaglio, si introduce di fatto un nuovo articolo: il 13-bis alla legge sulla stampa.
Si prevede il carcere fino a 3 anni e la multa fino a 120mila euro per “condotte reiterate e coordinate” di diffusione di notizie false. L’emendamento aggiunge un comma punendo la “diffusione di notizie false con il mezzo della stampa”.

Prevista anche la pena accessoria dell’interdizione dalla professione di giornalista per un periodo da tre mesi a tre anni. “Chiunque, con condotte reiterate e coordinate, preordinate ad arrecare un grave pregiudizio all’altrui reputazione, attribuisce a taluno con il mezzo della stampa o degli altri prodotti editoriali registrati di cui all’articolo 1, comma 2, fatti che sa essere anche in parte falsi, è punito, se l’evento si verifica, con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da euro 50.000 a euro 120.000″. Inoltre, “quando le condotte di cui al primo comma consistono nell’attribuzione, a taluno che si sa innocente, di fatti costituenti reato, la pena è aumentata da un terzo alla metà“. Arrivando cioè fino a 4 anni e mezzo di carcere.

Berrino: tuteliamo opinione pubblica da notizie false

“Togliamo le pene detentive per la diffamazione generica, le manteniamo per la diffamazione che si consuma con l’addebito del fatto preciso e falso, a tutela dell’onorabilità sociale del cittadino e della corretta informazione. Nessuno ha diritto di inventarsi fatti falsi e precisi per ledere l’onore delle persone. Quello non è diritto di informazione ma orchestrata macchina del fango, che lede anche il diritto alla corretta e veritiera informazione”. Così il senatore Berrino ha spiegato e commentato gli emendamenti presentati al ddl sulla diffamazione ora all’esame del Senato.

Zanettin (FI): capire se conciliabile con Consulta

“Non abbiamo fatto in tempo ad approfondire il contenuto degli emendamenti. Lo faremo in maggioranza prima di cominciare a votare. Il carcere per i giornalisti? Bisogna vedere se è conciliabile con la sentenza della Consulta“, ha commentato a LaPresse il senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin.
Il riferimento, quanto accaduto nel 2021, con la Corte Costituzionale (sentenza n.150) che aveva ritenuto incompatibile con il dettato della Carta la norma che prevedeva la reclusione come pena in caso di condanna per diffamazione a mezzo stampa compiuta mediante l’attribuzione di un fatto determinato.

Pd: emendamenti preoccupanti

“Aumenta il carcere per i giornalisti e le pene pecuniarie diventano esagerate”. E’ l’allarme lanciato dal capogruppo del Pd in Commissione Giustizia Alfredo Bazoli.
Nel disegno di legge all’esame della Commissione Giustizia del Senato, che puntava invece ad eliminare il carcere per i giornalisti, in realtà, ha spiegato ripreso da Ansa, con questi emendamenti presentati dal relatore Berrino, la detenzione non solo resta, ma in alcuni casi aumentano le pene.
E crescono anche le sanzioni pecuniarie. In uno degli emendamenti più criticati dall’opposizione (l’1.114) le multe vanno dai 5.000 ai 10.000 o dai 5.000 ai 15.000. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato la multa può andare dai 10.000 ai 30.000.
Mentre se il fatto “è falso, la reclusione va dai 3 mesi a 1 anno” e la multa dai 15.000 ai 60.000 euro. Se l’offesa consiste “nell’attribuzione di un fatto falso costituente reato, si legge ancora nell’ emendamento del relatore, “la reclusione va dai 6 mesi a 2 anni e la multa da 30.000 a 90.000 euro”.
In più si aggiunge l’interdizione dalla professione di giornalista, si amplia la platea dei responsabili prevedendo non più solo “l’autore dell’offesa’, ma anche “l’autore della pubblicazione” quindi anche l’editore. L’autore della pubblicazione non è “punibile quando ha chiesto” la “pubblicazione della rettifica o della smentita richiesta dalla parte offesa e la pubblicazione sia stata rifiutata”

Alessandra Costante (Foto Ansa)

Costante (Fnsi): misura incivile

“Gli emendamenti presentati in commissione Giustizia dal senatore di FdI Gianni Berrino al ddl Diffamazione dimostrano che qualcuno non ha capito molto delle sentenze della Corte costituzionale in materia”, ha commentato Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi.
“Il carcere per i giornalisti è un provvedimento incivile e denota la paura di questo governo nei confronti della libertà di stampa. Questa è l’orbanizzazione del Paese”.
“Parlare di carcere in caso di quella che viene considerata ‘diffamazione grave’ – ha continuato Costante – significa voler mettere il silenziatore a molte inchieste giornalistiche. Appare, inoltre, del tutto pretestuosa e funzionale a un disegno liberticida la confusione tra fake news e diffamazione a mezzo stampa. Con queste norme faremo un altro salto indietro nelle classifiche internazionali sulla libertà di informazione. L’auspicio è che in Parlamento anche pezzi della maggioranza sappiano reagire di fronte a questo ennesimo sfregio all’articolo 21 della Costituzione”.

Bartoli (Odg): pulsioni autoritarie

“Apprendiamo di emendamenti presentati che prevedono, per la Diffamazione a mezzo stampa, il mantenimento della pena detentiva e l’inasprimento delle sanzioni pecuniarie, oltre a nuove aggravanti”, ha esordito commentando gli emendamenti Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti. “L’Italia è stata più volta richiamata dalle istituzioni europee e dalla CEDU per avere ancora, nel codice penale, la pena del carcere per la diffamazione a mezzo stampa. La Corte Costituzionale ha esplicitamente invitato il Parlamento, nel 2021, a rimuovere la pena detentiva per tale reato”.
“Sarebbe un grave passo indietro, ha concluso, si tratta di posizioni inaccettabili frutto di pulsioni autoritarie”.