eolico

Atlante Transizione Territoriale: su energia pulita, bio e parchi il divario Nord-Sud resta, ma si riduce

Condividi

Il rapporto “mappa il territorio italiano sulla base degli obiettivi dell’Agenda 2030

Stavolta è il Sud a correre più veloce. In un Paese troppo spesso raccontato come un motore a due velocità, su alcuni pilastri della transizione ecologica il paradigma si inverte. È infatti il Mezzogiorno d’Italia a emergere come fulcro di trasformazione e innovazione su energia rinnovabile e agricoltura sostenibile. Lo dicono i dati raccolti e analizzati dall’ “Atlante della Transizione Territoriale. Lo stato di avanzamento della Transizione ecologica e sociale nei Comuni italiani”, presentato ieri durante gli Stati generali della Transizione dall’Associazione TES (Transizione Ecologica Solidale) a Roma. All’evento hanno partecipato tra gli altri il direttore di TES Alessandro Paglia, i presidenti onorari di TES Andrea Orlando e Michele Fina, il presidente Commissione ambiente Senato Claudio Fazzone, l’assessora all’Ambiente del Comune di Roma Sabrina Alfonsi, il Segretario Generale Fillea-CGIL Alessandro Genovesi.

Nel confronto dell’Italia con gli altri Paesi Ocse, il nostro Paese non è sicuramente tra i più virtuosi. Siamo infatti in una fase stagnante, con pochi progressi e addirittura qualche peggioramento. Se da una parte su 17 obiettivi di sviluppo sostenibile 11 sono in leggero miglioramento, per 6 non si registra alcun progresso. Abbiamo, ad esempio, fatto passi in avanti sulla gestione dell’acqua, ma siamo ancora lontani dal garantire una sicurezza alimentare e un’agricoltura sostenibile, così come la gestione dei mari è caratterizzata da un eccessivo sfruttamento, a scapito di un’adeguata conservazione e rigenerazione. Deboli anche i piani di investimento, con un preoccupante calo negli acquisti verdi da parte della Pubblica Amministrazione. Nonostante in Italia il Green Public Procurement, cioè l’adozione di Criteri Ambientali Minimi negli appalti pubblici, sia diventato obbligatorio con il nuovo Codice dei Contratti Pubblici, mancano però strumenti di controllo e sanzionatori. “Un dato preoccupante perché indica una mancata consapevolezza, da parte dello Stato, della necessità di investimenti verdi”, ha detto l’onorevole Andrea Orlando, presidente onorario di TES, durante la presentazione del Rapporto. Aggiungendo: “La transizione ecologica in atto è un percorso ormai inevitabile che prescinde dall’ideologia politica. Premierà i Governi che investiranno di più in progetti green perché si tratta di far fronte a quelle che sono tra le più importanti sfide dei nostri tempi: quella climatica, digitale e sociale. Un processo di transizione che rischia di penalizzare le fasce più povere della popolazione se non accompagnato da programmi e progetti pubblici in grado di supportare il cambiamento in corso”. 

Un cambiamento che, come dimostra il Rapporto, diversi Comuni italiani stanno già portando avanti con buoni risultati. L’analisi fa emergere interessanti tendenze geografiche che possono rappresentare punti di forza per l’intero Paese. Per il Centro-Sud il rapporto evidenzia segnali di cambiamento e di crescita in settori chiave per lo sviluppo economico. “Ricerche come queste ci aiutano a capire la complessità delle fratture nel nostro Paese, oltre che tra nord e sud, anche tra centro e periferia, aree interne e aree urbane. Sono molte le fragilità territoriali e la transizione ecologica deve essere indirizzata proprio a ricucire questi strappi e a ridurre le disuguaglianze”, spiega il senatore Michele Fina, presidente onorario dell’associazione. “La politica non può guardare dall’altro lato, deve agire, a partire dall’approvazione della legge sul clima, per darsi obiettivi sfidanti e dotare i territori di risorse e strumenti per raggiungerli, in ottica di supporto e non di imposizione di oneri”.   

In particolare, il settore agricolo registra progressi significativi verso pratiche sostenibili, con una superficie dedicata a colture biologiche pari al 27% della superficie coltivata nel Centro e al 20,8% nel Mezzogiorno (al Nord si ferma all’8,6%). Nel complesso c’è una crescita annua dell’11% verso modelli di produzione più equi e responsabili, ma nelle regioni settentrionali continua a dominare un’alta concentrazione di colture intensive, con un utilizzo di fertilizzanti e prodotti fitosanitari, in kg per ettaro, che è più del doppio di quello del Centro e quasi 4 volte maggiore di quello del Sud (Nord 1.070,4; Centro 448,5; Mezzogiorno 286,5).  Altro importante capitolo è quello dedicato alle energie rinnovabili. Anche in questo ambito, il Sud è capofila per quanto riguarda l’utilizzo di rinnovabili. Il consumo energetico da fonti rinnovabili arriva al 24,8% contro il 19,4% del Nord. Per quanto riguarda l’energia elettrica, il consumo va dal 47% del Sud al 31,8 % del Nord Italia.

Seppure con una percentuale complessiva bassa, le regioni del Sud e del Centro primeggiano anche per la rendicontazione di pratiche sociali e/o ambientali: il 17,2 % e il 18,6% delle istituzioni pubbliche la fanno, mentre nel Nord Italia la percentuale si ferma al 13,8%. Anche le aree protette hanno una maggiore estensione al Sud, con il 25,2% di territorio tutelato contro il 18,8% del Nord.

“Se da una parte, negli indicatori economici e sociali convenzionali, il Sud conferma uno storico ritardo, per quello che riguarda i temi della transizione ecologica si vedono quindi trend in controtendenza. In altre parole, le regioni meridionali potrebbero ‘saltare’ la fase a maggior impatto ambientale dello sviluppo industriale per proiettarsi in uno scenario di innovazione ecologica vincente anche sul piano economico. In questa partita, pubblico e privato possono giocare dalla stessa parte mettendo assieme attenzione al bene pubblico ed efficienza”, spiega Alessandro Paglia, direttore di TES. “Orientando la spesa pubblica verso prodotti e servizi sostenibili, si darebbe insomma una spinta al mercato, incentivato così ad adeguare le proprie forniture in chiave sostenibile. Un cambio di passo che determinerebbe economie di scala in grado di aumentare la produzione di beni e servizi verdi abbassandone i prezzi e rendendoli disponibili a tutte e a tutti. I Comuni, quindi, possono fare una bella differenza nel territorio, con politiche ambientali che premiano l’interesse collettivo”.