Meloni su Agi: è normale che una partecipata abbia un’agenzia?

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A margine del vertice Ue, la premier critica la stampa intervenendo su alcuni temi caldi – dal futuro di Agi, alla par condicio, al carcere per i giornalisti – e bollando come “fake news” alcune ricostruzioni. In Italia, dice, nessuna deriva. “Inventare per criticare non mi sembra un bel servizio”

“Quella dell’Agi è una vicenda su cui ho letto tante di quelle falsità che temevo che ormai l’Italia sia diventata la patria delle fake news”. Così Giorgia Meloni parlando a Bruxelles al termine del vertice Ue è intervenuta sul caso della possibile vendita dell’agenzia al gruppo Angelucci.

“Non so nulla di cosa sta facendo l’Eni con Agi: non mi interessa la materia. Le partecipate devono fare la loro parte nell’interesse nazionale. Io non me ne occupo, non mi compete e non mi deve competere”, ha rimarcato in un passaggio ripresa dall’agenzia Ansa.
“Semmai, ha aggiunto, mi chiedo se sia normale che una partecipata abbia un’agenzia. Questa potrebbe essere una limitazione della libertà di stampa”.
Meloni ha respinto l’idea che possa aver dato lei “l’input a una iniziativa di questo tipo”. “Non so se chi ispira queste letture fosse abituato a usare le partecipate dello Stato per risolvere problemi privati dei propri amici o per stiparci i parenti. È possibile che sia stato così, ma non è la mia lettura”, ha ribadito.

Par condicio e carcere per i giornalisti

Meloni ha parlato di falsità anche sul tema par condicio e del carcere per i giornalisti. “Sulla par condicio abbiamo visto una grande fake news che mi ha divertito. Io credo nella libertà di stampa. Si dice che io voglia controllare la stampa ma non è vero perché il regolamento è quello che c’era prima”.
“Ogni giorno leggo ricostruzioni surreali: ora vogliamo mettere il carcere per i giornalisti quando la proposta per togliere il carcere ai giornalisti per diffamazione è a prima firma Balboni di Fdi”, ha detto poi.

“Questi racconti sulla par condicio poi rimbalzano all’estero, raccontano un’Italia nella quale quasi quasi c’è una qualche deriva”, ha poi chiosato.
“Non credo che come nazione ci facciamo una bella figura. Che si inventino le cose per criticare non mi sembra un bel servizio”, ha detto poi.
“Oggi si dice Tele-Meloni in Rai ma quando l’unico partito di opposizione per la prima volta della storia della Repubblica e della Rai fu cacciato dal Cda della Rai non mi sembra che si sono stracciate le vesti”, ha concluso.