Andrea Riffeser Monti (Foto Ansa)

Ddl Diffamazione. FIEG chiede supplemento di riflessione da forze politiche e Parlamento

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La FIEG “ritiene necessario e urgente un supplemento di riflessione da parte di forze politiche e Parlamento per una corretta rivisitazione della disciplina della diffamazione, nel perseguimento dell’interesse generale a una libera e corretta informazione, garanzia fondamentale di democrazia”.

Gli editori italiani sono molto allarmati dall’ escalation della volontà punitiva che si registra tra i politici della maggioranza verso giornalisti ed editori per cui si è arrivati a prevedere fino a 4 anni e mezzo di carcere per i giornalisti se viene provata la diffamazione a mezzo stampa. La norma fa parte di uno degli emendamenti presentati dal relatore Gianni Berrino, capogruppo di FdI in Commissione Giustizia,
al ddl sulla diffamazione che prevedono che se l’offeso risulta innocente la pena aumenta da un terzo alla metà, cioè fino a 4 anni e mezzo di carcere. Nella nuova norma si prevede anche che quando queste condotte “consistono nell’attribuzione, a taluno che si sa innocente, di fatti costituenti reato, la pena è aumentata da un terzo alla metà”. E infine, visto che al peggio non c’è mai fine, il nuovo ordinamento prevede che se “l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o a una sua rappresentanza o a una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate”.

Giovanni Berrino (Foto LaPresse)


Il senatore Berrino, che è un avvocato sanremese con una lunga esperienza politica in Regione, ha introdotto anche un nuovo articolo il 13-bis alla legge sulla stampa dedicato alla lotta alle fake news, che dice: “Chiunque, con condotte reiterate e coordinate, preordinate ad arrecare un grave pregiudizio all’altrui reputazione, attribuisce a taluno con il mezzo della stampa” fatti “che sa essere anche in parte falsi” è punito con il carcere da 1 a 3 anni e con la multa da 50mila a 120mila euro.
Il senatore Berrino sembra aver dimenticato che l’art. 13 della legge sulla stampa (la n. 47 del 1948) era stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale (con la sentenza n.150 del 2021) proprio perché prevedeva pene detentive, in contrasto con la giurisprudenza della CEDU, Corte europea dei diritti umani, che nel caso Sallusti (condannato a 14 mesi di reclusione per il reato di diffamazione aggravata commesso quando era direttore del quotidiano Libero nel 2007) ha condannato l’Italia perché per Sallusti era stata prevista una pena detentiva (peraltro poi commutata dall’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano).

Oltre all’articolo 595 del codice penale che disciplina la diffamazione a mezzo stampa, il relatore al ddl Berrino ha proposto di introdurre nell’ordinamento un altro articolo contro le “fake news”: l’articolo 595-bis, che prevede che “chiunque, con condotte reiterate e coordinate, preordinate ad arrecare un grave pregiudizio all’altrui reputazione, attribuisce a taluno con mezzi di pubblicità” o “in atti pubblici, fatti che sa essere anche in parte falsi, è punito, se l’evento si verifica, con la reclusione da sei mesi a un anno e con la multa da euro 15.000 a euro 50.000”.

La presidente della Commissione Giustizia del Senato Giulia Bongiorno, Lega, sembra più cauta nella volontà di punire i giornalisti: “Come presidente ho cercato di suggerire una mediazione tra le posizioni a confronto. Nei prossimi giorni ci saranno delle riunioni di maggioranza sui singoli emendamenti. La Lega tiene soprattutto a focalizzare l’attenzione sul tema del titolo degli articoli e delle rettifiche. In merito agli emendamenti di Berrino ci sarà una riunione di maggioranza non voglio ora entrare nel merito”.
Per Forza Italia ha espresso un parere il senatore Pierantonio Zanettin “Non abbiamo fatto in tempo ad approfondire il contenuto degli emendamenti. Lo faremo in maggioranza prima di cominciare a votare. Il carcere per i giornalisti? Bisogna vedere se è conciliabile con la sentenza della Consulta”, aggiungendo che “l’obiettivo di Forza Italia è ottenere attraverso la rettifica che il diffamato riottenga il proprio buon nome e la propria onorabilità. Per ottenere questo non è necessario il carcere. Ci possono essere altri meccanismi giuridici e a questo noi puntiamo ma sul carcere abbiamo dei dubbi”.

Molto critici rispetto agli emendamenti introdotti da Berrino i senatori del Pd membri della commissione Giustizia, Alfredo Bazoli, Anna Rossomando, Franco Mirabelli, Walter Verini, che in una nota congiunta hanno commentato: “Gli emendamenti prevedono addirittura la possibilità del carcere per i giornalisti, un retaggio barbaro, condannato a più riprese da organismi europei e dalla Corte costituzionale. Una cosa gravissima, un segnale pesantissimo. Un attacco frontale che si inserisce in un testo base colpevolizzante, che – invece di tutelare i giornalisti dalle querele temerarie e intimidatorie, sanzionando chi le promuove a scopo di bavaglio – prevede multe e sanzioni proprio nei confronti dei giornalisti. La diffamazione a mezzo stampa è già tutelata da leggi. A non essere protetto è il lavoro dei giornalisti che, spesso con coraggio e senza tutele, svolgono un lavoro d’inchiesta prezioso per la libertà di informazione e per la società”.


 Di fronte allo scenario politico variegato la Fieg ha deciso di scrivere una lettera, a firma del Presidente Riffeser, indirizzata al Presidente della Commissione Giustizia del Senato, al Presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei deputati, al Presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati, agli Onorevoli e ai Senatori componenti ciascuna Commissione – in cui si evidenzia come “L’improvvisa accelerazione impressa all’iter di esame dei disegni di legge, unitamente alla presentazione di emendamenti che modificano sostanzialmente l’impianto normativo originario, in particolare sul tema della eliminazione della pena detentiva, suscitano profonda apprensione tra gli editori di giornali perché rischiano di penalizzare l’attività di informazione e di compromettere la libertà di stampa e il diritto costituzionale all’informazione, che è diritto a informare e a essere informati.”


 Sulla proposta originaria di eliminare il carcere per i giornalisti, è stato ricordato che questa “è stata accolta con favore da tutti gli operatori dell’informazione, anche perché adeguerebbe, finalmente, l’Italia agli standard europei e a quelli dei principali Stati occidentali. L’accoglimento di tale misura sarebbe un segnale importante, indicativo della volontà di procedere ad una rivisitazione complessiva dell’ordinamento giuridico della stampa, nel perseguimento dell’interesse generale a una libera e corretta informazione. Riteniamo, pertanto, di particolare gravità le modalità con cui sono stati reinseriti nella discussione in corso, e nell’imminenza delle votazioni, emendamenti tesi a ripristinare la pena detentiva, stravolgendo la ratio originaria dell’azione riformatrice.”
 
Nella lettera sono infine richiamati, gli altri aspetti della riforma che – per la FIEG – presentano forti criticità: “l’eccessivo inasprimento delle pene pecuniarie, che, come rilevato dalla giurisprudenza della CEDU, sarebbe anch’esso suscettibile di svolgere un forte effetto deterrente all’esercizio del diritto di cronaca; i nuovi obblighi in materia di rettifiche; nonché, in materia di competenza territoriale, la scelta del giudice del luogo di residenza della persona offesa, che avrebbe l’effetto di dar luogo ad una proliferazione di procedimenti penali, in contrapposizione al principio di certezza del diritto e aggravando l’esercizio del diritto di difesa da parte degli operatori dell’informazione.

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