Calcio, Casini: sistema arretrato. Più autonomia alla Serie A

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Audizione in Commissione cultura, istruzione e sport del Senato per il presidente della Serie A Casini. Sugli stadi, aggiunge, situazione disastrosa

“Il sistema calcio presenta una arretratezza di modelli organizzativa e fragilità istituzionali. Come l’eccessivo accentramento di poteri in capo a una sola figura, il presidente federale”. A dirlo il presidente della Lega Serie A, Lorenzo Casini, in audizione sulle prospettive di riforma del calcio italiano nella Commissione cultura, istruzione e sport del Senato.

Dal suo punto di vista servirebbe “una maggiore autonomia della Serie A, sul modello inglese, dove il veto della federazione è una clausola residuale di salvaguardia qualora la lega dovesse adottare soluzioni sproporzionate”.
“Ci sono stati atteggiamenti quasi autoritari da parte della federazione”, ha continuato, citando “il tentativo di sopprimere il diritto di intesa delle leghe sull’ordinamento dei campionati”.
“Il sistema delle istituzioni sportive è uno dei rarissimi casi di sistema parallelo alternativo rispetto a quello che è l’ordinamento statale, insieme alla chiesa. Se non si introducono quelli che la scienza americana chiama meccanismi di ‘checks and balances’ rispetto ai poteri, il rischio che ci possano essere delle derive di tipo autoritario è elevato”, ha continuato Casini.
Poi una riflessione: “le regole attuali non sono adatte ad evitare conflitti e contrasti, soprattutto se la componente che guida il calcio italiano e lo finanzia, e che dovrebbe essere libera di prosperare per il bene di tutti, si trova a dialogare su azioni che bloccano la situazione. Quando la Premier nacque ci fu un endorsement da parte governativa, avere una Serie A più forte è una conseguenza politica”, ha chiosato.

Gli stadi tema di interesse nazionale

Casini ha parlato anche del tema stadi. “La situazione delle infrastrutture è disastrosa. Molti impianti sono fatiscenti, sprovvisti di servizi, le strutture sono vetuste e spesso vincolate con lavori bloccati da nodi burocratici”. “Per noi gli stadi dovrebbero essere dichiarati opere strategiche di interesse nazionale con l’attivazione di una cabina di regia a Palazzo Chigi, presieduta dal ministro per lo Sport, per esaminare i dossier dei progetti e sbloccarli”.
“Gli stadi possono essere luoghi di rigenerazione urbana ed efficientamento energetico. Spesso i comuni non riescono a governare tutti gli interessi pubblici, per questo chiediamo un intervento di governo più alto”, ha concluso.