Giancarlo Giorgetti (foto Ansa)

L’aria che tira sui giornali. Come ‘liberarci’ dal debito pubblico resta un problema irrisolt

Condividi

“Sfiduciato io? Ma magari”, ammette sconsolato il ministro del Tesoro Giorgetti, oggi alle prese con un Patto di Stabilità, appena varato dalla Ue, che ci costerà almeno altri 13 miliardi di euro l’anno che non si sa bene dove potremmo trovare visto il già più che ingombrante nostro debito pubblico.
Ed è quanto basta per mandare di traverso, almeno al lettore più attento, la celebrazione di quel 25 aprile che, chi più o chi meno, a secondo delle idee politiche, tutti ricordano.
E poco importa che il manipolo dei parlamentari europei legati a Giorgia Meloni abbiano votato contro
perché la frittata è ormai pronta per andare in tavola a meno che le elezioni del prossimo giugno, cosa che pare improbabile, mandino all’aria il progetto a meno che, nel frattempo, una guerra anche dentro i nostri confini non mandi all’aria conti, deficit e bilanci.
Insomma ci pare giusto che il lettore, rovistando tra i titoli e gli editoriali di oggi, non perda di vista anche questo “bandolo della matassa” che ha molto a che fare con le nostre tasche.

E se la Meloni, tra un successo elettorale e l’altro, fa bene a “glissare” su questo argomento, attenti invece ai giornali che danno peso e spazio all’intemerata battuta del ministro del Tesoro che, andando oltre iì “fasci” di ieri e di oggi, punta sul “companatico” che domani potrà riservarci non liete sorprese se non si farà fronte ad un debito pubblico che oggi supera il 60% del nostro prodotto interno lordo, un primato che nessun altro paese europeo oggi ci certo invidia e che, a differenza dei monologhi di Scurati, nessuno potrà ancora a lungo “oscurare”.
Il primo segnale, ricorda La Stampa, è che sono già scomparsi dall’elenco delle promesse del governo gli 80 euro in più che, per i meno abbienti, sarebbero dovuti andare nelle tredicesime.
Come dai giornali che appoggiano la premier sono anche scomparsi gli annunci sul mitico ponte sullo stretto di Messina – fior di miliardi che non si saprebbe dove trovare che fino a ieri Salvini dava come cosa già quasi fatta.
Eh sì, altro che ventennio, qui c’è un debito pubblico da risanare prima che non piovano altre tasse.
Il ministro del Tesoro se ne rende ormai conto. E la premier?