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Siccità, un 2024 di emergenze da Nord a Sud

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In questo inizio del 2024 il pendolo della crisi climatica torna a oscillare verso il rischio siccità. Negli ultimi tre mesi del 2023, che generalmente risultano i più piovosi, si è registrato – in particolare in Sicilia e in parte della Calabria ionica – un consistente deficit di precipitazione. Tale deficit ha determinato una situazione di siccità estrema con effetti che si protraggono ancora adesso, con la Sicilia che sta razionando l’acqua ai cittadini, e il Piemonte che proroga lo stato di emergenza.

Come detto, la Regione Piemonte ha ottenuto la proroga al 31 luglio dello stato di emergenza idrica dichiarato nel 2022. Lo annuncia il governatore Alberto Cirio, insieme all’assessore all’Agricoltura, Marco Protopapa. Obiettivo, aiutare le filiere agroalimentari dei settori zootecnico, ortofrutticolo e vitivinicolo, in difficoltà a causa del cambiamento climatico e dei mercati internazionali. “Dopo la richiesta di riconoscimento di calamità naturale per la siccità del 2023, avanzata nell’ambito del confronto con i principali rappresentanti del mondo vitivinicolo, come Vignaioli Piemontesi, Piemonte Land of wine, Associazione dei Comuni del Moscato e alcune cantine sociali – affermano Cirio e Protopapa – ci siamo attivati anche per rispondere alle istanze dei viticoltori del Brachetto e dei produttori dell’ortofrutta, come quelli della Mela rossa Cuneo Igp, e della carne di razza piemontese. Ci siamo rivolti al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, per chiedere la proroga al 31 luglio dello stato di emergenza idrica dichiarato con le delibere del Consiglio dei ministri del 4 luglio e del 28 dicembre 2022”. “Dai numerosi incontri con le organizzazioni agricole, i consorzi di tutela e le associazioni di produttori – sottolineano – è emersa una grave crisi che ne mette a rischio la sopravvivenza. È quindi fondamentale l’intervento del governo: queste produzioni di qualità certificata sono strategiche per l’economia del Piemonte e del Paese”. Le aziende agricole hanno tempo fino al 18 aprile per trasmettere ai Comuni i dati relativi ai danni del 2023. I Comuni, qualora i danni superino il 30% della produzione lorda, trasmetteranno le informazioni alla Regione entro la fine del mese.

Ed è salato il prezzo della siccità che sta mettendo in ginocchio la Sicilia per la scarsità delle piogge. Per gli interventi definiti prioritari, l’Autorità di bacino del distretto idrografico dell’Isola ha stimato che servono investimenti per 720 milioni di euro, 130 milioni per le misure a breve termine e 590 milioni per quelle a medio termine. I fondi servirebbero per gli interventi negli invasi, negli impianti per utilizzo di volumi morti con nuove interconnessioni e adduttori, al reperimento di nuove risorse idriche ad uso potabile (dissalatori fissi), per l’utilizzo di pozzi e sorgenti, per l’elaborazione di programmi di riduzione dei consumi, per le campagne di informazione e sensibilizzazione al risparmio idrico e per l’individuazione di risorse alternative come dissalatori mobili, navi con funzioni di dissalatori e autobotti. I rapporti continuamente aggiornati dall’Autorità di Bacino assieme ai report della Protezione civile regionale fanno parte del dossier che il governo Schifani ha allegato alla richiesta dello stato di emergenza nazionale per la crisi idrica. Sono già 142 su 391 i Comuni siciliani dove sono state ridotte le forniture di acqua potabile per la popolazione. Secondo l’AdB a seguito di una seconda riduzione di prelievi messa in atto gli invasi Fanaco e Ancipa – che servono i Comuni delle province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Palermo, Trapani – potranno reggere il primo fino a metà luglio, il secondo fino a settembre.

Nonostante tutto, l’Italia ha ancora di una buona disponibilità di acqua: è terza in Europa per disponibilità della risorsa idrica, dietro Francia e Svezia, con circa 130 miliardi di metri cubi disponibili ogni anno. Vero è che questo valore si è ridotto di circa il 20% negli ultimi decenni, e che bisogna razionalizzare l’uso e ridurre gli sprechi. Secondo i dati di Italy for climate, ad oggi l’acqua prelevata in Italia viene destinata per il 41% all’agricoltura, il 24% ad usi civili, il 20% all’industria e il 15% alla produzione di energia elettrica. Siamo il secondo paese europeo per prelievi destinati all’agricoltura (dopo la Spagna) ma non sono state attivate procedure avanzate di contabilizzazione degli usi agricoli e non stiamo migliorando la nostra performance. L’Italia è anche il primo paese europeo per utilizzo di acqua in industria: 4 volte più della Germania e 8 volte più della Francia. Vanta infine il triste record europeo di acqua prelevata per usi civili: con 9 miliardi di metri cubi ogni anno (con un più 70% rispetto al 2000), anche a causa delle perdite della rete idrica nazionale, stimate da Arera e Istat intorno al 42%.