Libertà di stampa, Rsf: cresce la pressione politica. Italia scivola 46esima

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Secondo il World Press Freedom Index la situazione della libertà dei media peggiora in tutto il mondo proprio a causa delle pressioni delle autorità. Sul podio i paesi scandinavi, mentre in coda Afghanistan, Siria ed Eritrea hanno il primato contrario.
Per il nostro paese, tra i riferimenti alle querele e alla violenza criminale, spunta un accenno al futuro dell’agenzia Agi.

Il 3 maggio, in tutto il mondo, si celebra la Giornata mondiale della libertà di stampa. Istituita dalle Nazioni Unite nel 1993, la ricorrenza vuole mettere l’accento sull’importanza di un’informazione libera e indipendente.

Per l’appuntamento, Repoter Senza Frontiere (RFS) ha rilasciato la sua annuale classifica dei Paesi in cui valuta lo stato dei media in 180 Paesi, dai più liberi a quelli in cui l’attività giornalistica è sottoposta a limitazioni o censure.

Politica responsabile del peggioramento

La situazione, a livello globale, non è per nulla positiva. Secondo il World Press Freedom Index, in un anno di grandi elezioni, la libertà di stampa in tutto il mondo risulta minacciata proprio da chi dovrebbero esserne garante, cioè le autorità politiche. Dei cinque indicatori utilizzati per stilare la classifica, infatti, quello politico è quello che ha registrato un calo maggiore, con una diminuzione globale di 7,6 punti.

Un numero crescente di governi e autorità politiche “non stanno adempiendo al proprio ruolo di garanti del miglior ambiente possibile per il giornalismo e del diritto del pubblico a ricevere notizie e informazioni affidabili, indipendenti e diversificate”, scrive Rsf. Che poi attacca: c’è una “chiara mancanza di volontà politica da parte della comunità internazionale di far rispettare i principi di tutela dei giornalisti, in particolare la Risoluzione 2222 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.
Con il riferimento anche al tentativo in molti Paesi di gruppi politici di “orchestrare l’acquisizione di ecosistemi mediatici, sia di media di proprietà statale che sono finiti sotto il loro controllo, sia di acquisizione di media privati da parte di imprenditori alleati”.

I Paesi più liberi

Una condizione “buona” per la libertà di stampa si misura nei paesi membri dell’Unione Europea, che ha adottato la sua prima legge sulla libertà dei media (Media Freedom Act).
Al primo posto della classifica si troviamo la Norvegia, il Paese in cui il giornalismo risulta essere più libero e autonomo, seguita da Danimarca e Svezia, rispettivamente al secondo e al terzo posto. Scivola fuori dal podio l’Irlanda, nel 2023 seconda, oggi ottava.
La libera informazione viene però messa più a dura prova in Ungheria, Malta e Grecia, i tre Paesi Ue più bassi in classifica.

L’Italia perde 5 posizioni

E l’Italia? Nel 2024 per il nostro paese non ci sono buone notizie, visto che è scivolata al 46esimo posto, perdendo 5 posizioni rispetto all’anno precedente (quando nel aveva recuperate 17 rispetto al 2022, risalendo dal 58esimo).
Nel report, proprio in relazione alle pressioni politiche, c’è una menzione per la possibile vendiata dell’agenzia Agi agli Angelucci, caso che sta animando particolarmente il dibattito anche politico nelle ultime settimane. “Un membro della coalizione parlamentare al potere, ricorda Rsf a questo proposito, sta cercando di acquisire la seconda più grande agenzia di stampa, Agi”.

I Paesi più difficili

Tra i crolli più rilevanti, la classifica ha evidenziato la situaizone degli Stati Uniti, scesi di 10 posizioni, al 55° posto. Ma anche il Togo, sceso di 43 posizioni al 113esimo posto, e l’Ecuador, sceso di 30 posizioni al 110° posto.
Chiudono il ranking Afghanistan (178esimo, in calo di 26 posti), Siria (179esima) e, ultima, l’Eritrea che hanno sostituito Vietnam, Cina e Corea del Nord, fanalini di coda nel 2023.

In generale la regione Maghreb-Medioriente è quella in cui si registra la situazione peggiore. Nell’ultimo anno, si legge, “i governi di tutta la regione hanno tentato di controllare e limitare i media attraverso la violenza, gli arresti e le leggi draconiane, aggravati dalla sistematica impunità per i crimini di violenza contro i giornalisti”.
E ovviamente la situazione di guerra in Medioriente non ha aiutato, con un numero da record di violazioni contro i giornalisti e i media e più di 100 reporter palestinesi uccisi dalle forze di difesa israeliane, di cui almeno 22 mentre erano in servizio. Numeri che ne fanno il paese più mortale per la categoria.
Seguono l’area Asia-Pacifico e l’Africa.

Anche l’America Latina mostra indicatori allarmanti di repressione politica del giornalismo. In Argentina, il nuovo presidente, Javier Milei, si è vantato del suo attacco alla libertà di stampa e ha chiuso la più grande agenzia del Paese.
Situazione grave anche in Russia, dove quasi tutti i media indipendenti sono stati banditi, dichiarati “organizzazioni sgradite” o sottoposti alla censura militare, ricopre il 162esimo posto.