Sciopero giornalisti Rai. UsigRai: motivi industriali e autonomia; Fnsi: difesa valori Costituzione

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Alla conferenza dalla Stampa Estera, oltre al segretario UsigRai Daniele Macheda e al presidente Fnsi, Vittorio di Trapani, presenti anche i conduttori e giornalisti Sigfrido Ranucci e Serena Bortone

“I motivi dello sciopero sono di natura industriale”. A ribadirlo, il segretario Usigrai, Daniele Macheda, nella conferenza stampa dalla sede della Stampa Estera organizzata per spiegare le ragioni dell’asstensione che per 24 ore coinvolge i giornalisti del servizio pubblico fino alle 5.30 del 7 maggio. “Non abbiamo trovato ad esempio una riga sull’informazione nel piano industriale, salvo poi scoprire che volevano accorpare le testate senza confronto con il sindacato”, ha spiegato.

“C’è però anche un aspetto relativo all’indipendenza e autonomia dei giornalisti. Sono successe cose che non fanno sperare bene in questo tempo”, ha continuato Macheda, citando casi come quello di Rainews “dove è sparita la notizia di Gratteri che auspicava che i test attitudinali si facessero anche ai politici”.
Ma non è l’unico esempio. Il segretario UsigRai ha ricordato anche la vicenda Scurati “finita su tutti i giornali d’Europa, tentando scioccamente di derubricarla a un problema economico”, o ancora gli attacchi a Report, “che non è mai difeso dalla Rai”.

Di Trapani (Fnsi): serve mobilitazione generale a difesa valori Costituzione

All’incontro, coordinato dalla giornalista tedesca Constanze Reuscher, hanno preso parte anche il presidente della Fnsi Vittorio di Trapani, la conduttrice di ‘Chesarà’ Serena Bortone, e il conduttore di ‘Report’ Sigfrido Ranucci.

“Penso che in questo momento sia assolutamente indispensabile una mobilitazione generale di mondi diversi che hanno in comune semplicemente la difesa dei valori costituzionali, siano essi giornalisti, uomini di cultura, del cinema, accademici, studenti e chiunque altro. Serve mettere insieme tutti per scendere in piazza, mobilitarsi e dire che quei diritti e quelle libertà continueremo a difenderle, sempre e comunque”, ha spiegato Di Trapani, un lungo trascorso alla guida dell’UsigRai alle spalle.

Sullo sciopero, Di Trapani ha aggiunto ripreso da Adnkronos: “è legittimo che ognuno decida oggi se scioperare o no e poi si vedrà il risultato ma – ha sottolineato – se una minoranza delle redazioni si organizza e organizza il lavoro, anche con cambi turno o rinuncia ai riposi, per tentare di dimostrare che si può andare comunque in onda magari, perché no, reggendo anche una durata di un telegiornale, non so se sia consapevole o no questa scelta. Ma se si va in onda con una minoranza, si sta dimostrando che la maggioranza è in esubero. E di conseguenza quando domani mattina una qualunque azienda verrà a dichiarare l’esubero di dipendenti e magari perché no, proporre dei licenziamenti collettivi, io credo che i colleghi sapranno a chi citofonare. Questo è l’errore che si sta commettendo, non dissentire o meno rispetto a una linea sindacale. Questa è libertà – ha ammonito -. Il problema è come tu esprimi questo dissenso e come metti in campo il dissenso”.

Ranucci: situazione in azienda peggiorata nell’ultimo anno

“Dall’approvazione della legge Renzi in poi la situazione in Rai è peggiorata”, il punto di vista di Ranucci. “È peggiorata soprattutto nell’ultimo anno”, ha continuato, citando anche un caso recente che ha coinvolto la sua trasmissione con il servizio sull’accordo tra Italia e Albania per la gestione migranti.
“Non ricordo un premier che abbia definito un linciaggio un’inchiesta del proprio servizio pubblico, come quella sull’accordo per l’immigrazione con l’Albania”, ha continuato.
“Il paradosso è che mentre la premier la definiva un linciaggio, due sondaggi in Albania ritenevano che l’inchiesta fosse veritiera”.

Bortone: non ho ricevuto offerte da altre emittenti

Parola anche a Bortone, con la sua trasmissione coinvolta nel taglio del monologo sul 25 aprile. “Non ho nessun timore di ritorsioni”, ha detto, spiegando di non aver avuto “né prima né dopo il 25 aprile nessuna comunicazione in un senso o nell’altro sul mio programma”.
“Sono caporedattrice e faccio quello che mi viene chiesto”, ha proseguito. Rispondendo a una domanda sul suo futuro, Bortone ha negato di aver ricevuto offerte da altre emittenti. “Amo l’azienda in cui lavoro che mi ha garantito libertà per tanti anni. Comunque se le avessi ricevute non ve lo direi”, ha chiosato.

“Quello che è successo a Che Sarà non lo ho mai visto in tutta la mia vita lavorativa. Sono due settimane che dovrebbero fare una ricostruzione pubblica e prendere provvedimenti. Vorrei che questa vicenda si chiudesse con parole ferme”, ha detto poi tornando a parlare del monologo di Scurati cancellato.
“Il contratto è stato chiuso il lunedì prima della trasmissione per 1500 euro lordi, poi Scurati ci ha dato il testo del suo intervento e io lo ho girato al mio superiore, come normalmente avviene”, ha raccontato Bortone. “Alle 16.30 del pomeriggio di venerdì l’ufficio scritture ci ha detto che il contratto era stato annullato. Non era mai successo che un contratto fosse annullato dall’alto. Vengono date motivazioni farlocche, come una presunta promozione su Netflix. Mi attacco al telefono, scrivo mail, mando messaggi fino a tarda notte a più dirigenti, chiedendo cosa dovevo dire a un Premio Strega come Scurati. Nessuno mi ha risposto. La mattina dopo sono stata costretta a chiamare Scurati, che mi ha detto, dicendosi indignato, che avrei potuto leggere il suo testo in trasmissione”.