TikTok impugna la legge americana che prevede il bando

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Tra le argomentazioni, il social cinese cita la violazione del primo emendamento e definisce la vendita forzata incostituzionale

A una decina di giorni dal via libera alla legge Usa che prevede la messa al bando di TikTok in caso di mancata vendiata da parte della casamadre ByteDance, la piattaforma video cinese ufficializza le sue contromosse.
TikTok (nella foto, Ansa, il ceo Shou Zi Chew) ha infatti formalizzato la causa contro gli Stati Uniti per la legge in questione, il Protecting Americans from Foreign Adversary Controlled Applications Act, invocando il primo emendamento e sostenendo che la vendita forzata è incostituzionale.

Le argomentazioni di TikTok

La norma, sostiene il social, è una “violazione senza precedenti” del primo emendamento della Costituzione che garantisce la libertà di espressione.
“Per la prima volta nella storia, il Congresso ha adottato una legge che assoggetta una singola, individuata piattaforma di espressione ad un divieto permanente e nazionale”, si legge nel ricorso di TikTok, ripreso da AdnKronso, in cui si ricorda che l’eventuale entrata in vigore del bando “impedirebbe ad ogni americano di partecipare ad una comunità online unica, con oltre un miliardo di utenti nel mondo”.
Nel ricorso vengono smontate anche le motivazioni di sicurezza nazionale, affermando che il Congresso non ha offerto nessuna prova che TikTok, di proprietà della cinese ByteDance, costituisca un pericolo per la sicurezza dei dati o la diffusione di propaganda straniera.

I tempi si allungano

Stando alla legge, firmata da Biden il 24 aprile, ByteDance ha nove mesi di tempo per vendere, con la possibilità che il presidente decida per un’estensione di tre mesi. Ma ora la presentazione del ricorso blocca lo scorrere della ‘clessidra’ e quindi potrebbero passare anni prima che effettivamente possa entrare in vigore un eventuale bando.