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Criptovalute, l’Islanda vuole risparmiare energia

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L’Islanda intende dare priorità alla sicurezza alimentare rispetto ai proventi generati dai centri dati di Bitcoin e altre criptovalute, e per fare ciò pensa che le ingenti energie rinnovabili di cui dispone debbano soddisfare soprattutto la domanda delle famiglie islandesi, invece che quella degli operatori di criptovalute. Lo ha affermato la premier del Paese nordico, Katrín Jakobsdóttir, in un’intervista al Financial Times. La preziosa elettricità rinnovabile dovrebbe essere riassegnata dai centri dati alle abitazioni e ad altre industrie, ha detto la prima ministra, affermando che la sua priorità è il fabbisogno energetico dei 375.000 cittadini islandesi.

La vasta presenza di impianti idroelettrici e geotermici dell’Islanda, prezzi dell’elettricità piuttosto bassi, sommati al suo clima freddo, che favorisce il raffreddamento dei calcolatori, ha reso il Paese una meta attraente per i centri dati di criptovalute. Il prezzo al consumo della corrente è stato infatti di circa 0,15 €/kWh nel primo semestre del 2023, la metà rispetto alla media di 0,30 €/kWh per i consumatori dell’euro-area, secondo la Commissione europea. Nonostante in Islanda sia installata in termini assoluti una potenza di calcolo molto bassa rispetto a quella di altri Paesi, la capacità rinnovabile a basso costo dell’isola e la sua piccola popolazione hanno reso questa Nazione nordica quella con la potenza di calcolo di Bitcoin (hashrate) pro capite maggiore al mondo. 

“I centri dati in Islanda utilizzano una quota significativa della nostra energia verde”, ha dichiarato la premier. Una nuova proposta per incrementare l’energia eolica darebbe “priorità” alle industrie verdi per raggiungere la neutralità di carbonio. “Bitcoin e criptovalute, che utilizzano molta della nostra energia, non fanno parte di questa missione“, ha dichiarato. Secondo la società di ricerca Luxor, i centri dati di Bitcoin assorbono 120 MW di potenza elettrica in Islanda, più delle famiglie del Paese. Ma la carenza di elettricità durante l’inverno ha costretto gli impianti di lavorazione del pesce islandesi a ricorrere a generatori diesel per il loro fabbisogno energetico, cosa che Guðlaugur Þór Þórðarson, ministro dell’Ambiente islandese, ha definito “inaccettabile”.