Caro Salone, stai proprio bene

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Si è conclusa il 13 maggio la 36esima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino con risultati
davvero lusinghieri. Il Salone – se si esclude Lucca Comics and Games, che è più ibrida – è di gran lunga la manifestazione sui libri che in Europa riscuote maggiore successo con 222.000 visitatori, più del doppio di Francoforte e di Parigi.
La cosa sorprendente è la quantità di giovani che partecipano e vivono la kermesse torinese. Oltre alle scolaresche, numerosissime e organizzate alla perfezione, l’impressione più positiva e viva l’hanno data le migliaia e migliaia di adolescenti e giovani adulti che si sono aggirati tra gli stand, carichi di curiosità e di stimoli (il 29% degli acquirenti è sotto i 25 anni e il 61% under 40).
Quindi, una bella Italia davvero.

Il Salone è una grande festa di paese, in cui si vive la libertà di scegliere, di guardare, di ascoltare tante voci, anche dissonanti, che compongono il ricco quadro della nostra cultura editoriale.
Ci sono le lunghissime code per il mitico firmacopie di Zerocalcare, che generosamente rende ciascuna copia un unicum con le sue dediche graficamente personalizzate. C’è il Bosco degli Scrittori di Aboca, che riproduce una vero ambiente vegetale ogni anno sempre più ricco, all’interno del quale si presentano libri a tema. C’è il nuovo stand di Ippocampo a forma di locomotiva, metafora di un viaggio nel fantastico mondo dei libri.
Ci sono tantissime scrittici e scrittori, ricercati e adorati dal pubblico, che compongono uno straordinario caleidoscopio di passioni, idee, mondi: da Elisabeth Strout a Salman Rushdie, da Alessandro Barbero a Chiara Valerio, da Roberto Saviano a Luciana Litizzetto.
E via così, per centinaia e centinaia, per il grande e sterminato pubblico del Salone.

Annalena Benini, direttore editoriale del Salone del libro, con i curatori Francesco Piccolo, Teresa Cremisi, Francesco Costa, Lucian Littizzetto, Erin Doom e Alessandro Piperno (Foto Ansa)

La direzione di Annalena Benini, prima donna a dirigere il Salone dopo 35 anni (finalmente!), è stata sottile e incisiva, ferma e libera. Merita solo complimenti.
Per un veterano come me, mi sorprende la capacità del Salone di sorprendere sempre. Non è mai uguale a se stesso, eppure è lì che ti chiama e ti avvolge. E’ una istituzione collaudata e sicura, che si identifica con Torino e che identifica Torino (un po’ come il Nautico a Genova o Festival Letteratura a Mantova), ma che non è mai scontata.
Nei tanti anni di Salone ho chiesto spesso, soprattutto a ragazze e ragazzi, quante volte entrassero in libreria. E molte volte mi sono sentito dire: mai.
Ma quindi perché manifestazioni come questa, così importante, così frequentata, non producono effetti positivi sulla crescita reale della lettura? Lo stesso si potrebbe dire di della Fiera Più libri più libri di Roma o del Festival della Letteratura di Mantova.
Credo semplicemente perché da una parte non vi è alcun automatismo tra una festa come questa, una volta l’anno, e un’abitudine consapevole di scelta che nasce da un desiderio o da un bisogno consolidato. E dall’altra, ancor prima, per il fatto che la lettura dovrebbe essere un pre-requisito per la piena capacità di comprendere e immaginare il proprio mondo (fatto di parole, concetti, strutture sempre più complessi) ma che ha bisogno di essere insegnata, coltivata, amata e aiutata.
E in Italia si fa ancora poco per affermare il valore fondamentale che la lettura rappresenta per diventare cittadine e cittadini nella piena libertà delle proprie idee e dei propri sogni.