La scuola come teatro della vita

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Il grande pedagogista Jaen Piaget diceva che «l’educazione nelle scuole dovrebbe avere come obiettivo principale la formazione di donne e uomini capaci di inventare cose nuove, che non finiscano per ripetere semplicemente ciò che le generazioni precedenti hanno fatto; donne e uomini creativi, inventivi e amanti delle scoperte, che abbiano uno spiccato senso critico, che verifichino senza prendere per buono tutto quello che viene detto loro».

Quindi una scuola che prima di tutto pensi alla formazione di una identità ancor prima che ad un percorso educativo indirizzato verso un obiettivo professionale, tanto più, se è vero quanto sempre più si sta affermando, che oggi non riusciamo e non possiamo prevedere quelle che saranno le professioni di un futuro molto vicino, a 5/7 anni.

Nelle scorse settimane vi sono stati autorevoli interventi sulla stampa che sottolineavano l’urgenza di ripensare alla scuola in modo profondo. Prima Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera del 29 aprile “Disuguaglianze. Si cancellano con più libri (e sussidi equi)”. Nello stesso giorno su La Repubblica, già dal titolo sommamente eloquente “Male dentro”, si mette in evidenza come la scuola rischi di essere un ‘epicentro dell’inquietudine tra crisi di panico e ansia da competizione’. E ancora su Repubblica il giorno seguente lo psichiatra Massimo Ammanniti pone l’accento sulla necessita da parte degli adulti, in particolare i professori, di ascoltare le inquietudini dei ragazzi. E ancora il giorno dopo sulla stessa testata Viola Ardone denuncia l’eccesso di burocrazia come motivo della distanza con i ragazzi. Troppo tempo perso dietro a valutazioni, produzione di risultati, compilazione di modelli. Il pedagogista Daniele Novara pochi giorni fa ha organizzato un convegno a Piacenza dal titolo “La scuola non è una gara”, cui è seguito un appello che sta raccogliendo migliaia di firme.

Nella mia esperienza di contatto frequente con ragazze e ragazzi nei diversi eventi che organizzo, mi sono reso sempre più conto di quanto il rapporto diretto, fisico, non formale sia fondamentale per entrare in relazione con loro. Sia che si parli di scienza, di ambiente, di letteratura o altro. C’è bisogno di emozioni e di esperienze riconosciute e condivise.

Abbiamo quindi pensato di creare un Festival che si occupasse specificamente di questo grande mondo che è la scuola e lo abbiamo chiamato ‘Futuro Prossimo. La scuola che vorrei per il mondo che verrà’, focalizzando il nostro interesse e il nostro impegno nel proporre voci e punti di vista non formali e dogmatici, ma aperti e dialogici.
Il programma può essere consultato sul sito www.futuro-prossimo.it e tra i vari ospiti propone Chiara Valerio, Rachele Furfaro, Vanessa Roghi, Marco Malvaldi, Matteo Lancini, Marcello Massimini, Laurent Ledoux, Flavio Fabiani, Lorella Carimali, Davide Tamagnini. Insomma un primo appuntamento ricco e stimolante creato grazie a Bolton Hope Foundation, che si occupa di dispersione scolastica, povertà educativa e promozione della lettura. Assieme ad altri due importanti partner, Cariplo e Repower.

Se si vuole che la democrazia prima si faccia, poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la  scuola, a lungo andare, è più importante del Parlamento, della Magistratura e della Corte costituzionale. (Piero Calamandrei)