collage con foto Ansa

Salta confronto Meloni-Schlein. Rai: manca maggioranza chiesta da Agcom. Vespa: perde la democrazia

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Dopo le polemiche dei partiti e le precisazioni di Agcom, Viale Mazzini chiude ai confronti in tv.
Il giornalista: ci hanno proibito confronto tra donne per la prima volta al vertice

Salta il duello tv tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein sulla Rai, e con esso gli altri confronti tra i leader dei partiti in corsa tra le Europee.
A comunicarlo ufficialmente è stata una nota di Viale Mazzini, dopo la pubblicazione delle indicazioni di Agcom sulle modalità di organizzazione di eventuali dibattiti. Possibili appunto solo nel caso di approvazione da parte della maggioranza delle formazioni in corsa alle urne.

La nota Rai

“Soltanto quattro delle otto liste rappresentate in Parlamento hanno accettato l’invito di Rai a un confronto a due tra leader sulla base della forza rappresentativa. Per questo motivo, si legge nel testo, in assenza della maggioranza richiesta dall’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, Rai ritiene di non poter programmare alcun confronto nei termini precedentemente proposti”.
“Il servizio pubblico continuerà a garantire, come ha sempre fatto, il rispetto della par pondicio nei notiziari e nei programmi di approfondimento con l’equilibrio e la correttezza riconosciuti dalla stessa Autorità”.

Vespa: perde la democrazia

Sullo stop è intervenuto Bruno Vespa, che nella sua ‘Porta a Porta’ avrebbe dovuto ospitare il dibattito tra Meloni e Schlein. “Nelle ultime due tornate elettorali (2022/2024) non ci è stato possibile trasmettere confronti tra il presidente del Consiglio (ieri Letta, oggi Meloni) e il leader più rappresentativo dell’opposizione (ieri Meloni, oggi Schlein). Ci è stato proibito il confronto tra due donne che per la prima volta nella storia italiana sono al vertice nei rispettivi ruoli. È una vittoria della democrazia? Non ne sono convinto”, ha affermato il giornalista, citato da Ansa.

“Tutte le forze politiche hanno sempre avuto e sempre avranno il giusto spazio nelle nostre trasmissioni”, ha aggiunto. Per poi rilevare: “nel 2024 i quattro partiti favorevoli al confronto (FdI, Pd, Lega e Stati Uniti d’Europa) rappresentano il 63.32 per cento delle forze parlamentari”.
“L’esasperazione della par condicio non giova a nessuno. Non a caso i tecnici ne invocano da tempo la revisione. Si avrà il coraggio di farlo?”, ha concluso.