Meloni-Schlein, Vespa: par condicio così non ha senso. Stop confronto? Perde le democrazia

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Il giornalista torna sul confronto mancato tra le due leader. Le minoranze sono sempre state tutelate, dice al Corriere, ma la legge sulla par condicio va modificata

“Non mi pare una vittoria della democrazia quando s’impedisce a una premier di confrontarsi con la leader dell’opposizione”. Commentando con il Corriere della Sera lo stop al confronto tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein, Bruno Vespa non ha nascosto il suo rammarico per la decisione, insieme a considerazioni più ampie sull’uso della par condicio.

Per Vespa non è solo una questione legata al sistema di voto previsto per le consultazioni, ma più in generale si tocca il tema della par condicio.
“Il clima di contrapposizione c’è sempre stato. La questione è che la legge sulla par condicio fu introdotta per impedire a Berlusconi premier di esercitare il suo strapotere sulle tv. Oggi non ha senso”.
Ma, ha aggiunto, “nessuna forza politica finora, pur volendo, è stata in grado di modificare”

Minoranze comunque tutelate

Tornando all’intervento Agcom, Vespa ha ricordato che i partiti favorevoli al confronto erano quattro e “rappresentavano il 63,32% in Parlamento”. “Per l’Agcom avrebbero dovuto essere almeno cinque. In quel caso il duello sarebbe passato anche se quei partiti avessero rappresentato, che so, il 30%”.
Nessuna critica diretta all’authority, puntualizza, ma “è tutto l’insieme che non va”.
Le minoranze “sono sempre state tutelate. Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, è sempre stato presente in tv, sia pure per pochi minuti”.
Rispetto all’ipotesi di un confronto tutti contro tutti, Vespa ha aggiunto: “Ma le pare che un premier debba andare a confrontarsi con tutti i partiti grandi e piccoli? Cosa ci guadagna? Va bene tutto, ma si sta esagerando. Non si farà mai”.