Giornalisti, missione Media Freedom in Italia. Fnsi: non criminalizzare l’informazione

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Si è conclusa con alcune raccomandazioni, ma non senza constatazione, la missione a Roma del Consorzio europeo Media Freedom Rapid Response, in Italia il 16 e 17 maggio per fare il punto sulle decine di alert segnalati nei primi mesi dell’anno dalla Mappa sulla libertà di stampa dello European centre for Press and Media.

I temi

Tre i temi al centro della visita, racconta la Fnsi sul suo sito, la situazione della governance Rai, anche alla luce dell’approvazione del Media freedom Act; la possibile vendita di Agi ad un parlamentare di maggioranza – che, puntualizza Fnsi sul suo sito, “sarebbe in contrasto con l’articolo 6 della nuova legge europea relativo al conflitto di interesse”; e la legge sulla diffamazione, da riformare in linea con la direttiva anti-Slapp, togliendo il carcere per i giornalisti e contrastando le azioni legali vessatorie.

Nessun incontro con il governo

Nessun incontro con i rappresentati del Governo, nonostante il gruppo avesse chiesto di essere ricevuto dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, o dal viceministro Francesco Paolo Sisto, dalla presidente della commissione Giustizia del Senato Giulia Bongiorno e da tutti i capigruppo della stessa commissione. Nessun incontro nemmeno con il sottosegretario all’Editoria, Alberto Barachini, e i diversi parlamentari che avevo preso parte ai dibattiti sul Media freedom act.

Il gruppo ha invece incontrato il presidente e i commissari di Agcom, anche se l’incontro sulla par condicio elettorale è stato «molto deludente» per David Diaz-Jogeix.
Confronti invece con la presidente della Vigilanza, Barbara Floridia, con Ilaria Cucchi, vicepresidente della commissione Giustizia con la quale abbiamo discusso del Ddl Balboni sulla diffamazione. E poi Valentina Grippo di Azione, il rappresentante per i media al Consiglio d’Europa Mazzella e, infine, i rappresentanti dell’Usigrai.

Costante: non criminalizzare informazione

“In questi giorni, ha rilevato la segretaria generale Alessandra Costante, stiamo leggendo quello che è successo in Liguria, ma immaginate come sarebbero i giornali oggi” con il divieto di pubblicazione delle ordinanze cautelari quando l’emendamento Costa “sarà recepito nel codice di procedura penale e vieterà di usare come fonte le ordinanze di custodia cautelare”.
“So che in altre parti d’Europa esistono norme di questo tipo, ma io penso che l’Italia meriti un approccio all’informazione differente: non si può avere paura dell’informazione e l’informazione non può essere criminalizzata”.

Da Costante anche un riferimento alla vicenda dell’Agi, definita una spia “dell’irrisolta questione del conflitto di interesse”, con il pericolo di voler “riscrivere la narrazione del Paese”, magari aspettando giusto il tempo che si “chiudano le elezioni europee”.
Ma “i giornalisti italiani non possono tacere e la Fnsi è al fianco dei colleghi, tutti, quelli della Rai, quelli dell’Agi, quelli della Dire e a quelli di Domani” ha evidenziato Costante.

Sulle leggi bavaglio, sull’Agi, sulle limitazioni al diritto di cronaca e sul carcere per i cronisti, citando anche il caso di Pasquale Napolitano, si è soffermato il presidente della Fnsi, Vittorio di Trapani, citando il ricorso presentato al Tar sulla Rai “per tentare di bloccare la procedura di rinnovo del Cda”.

Contro tutti questi rischi che incombono sulla libertà di stampa, “i giornalisti sono compatti, i colleghi scendono in piazza, la categoria si mobilita e l’Ordine e la Fnsi si muovono insieme.
“Gli attacchi del governo, ha continuato, ci hanno aiutato a ricostruire uno spirito di comunità all’insegna della rivendicazione del diritto di critica per la difesa del diritto di espressione e in generale per tutti i diritti costituzionali”, ha concluso.