AI, la proposta del pioniere Hinton: reddito universale per proteggere i lavoratori

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Dopo l’addio a Google, lo scienziato continua a mettere in guardia dagli sviluppi dela nuova tecnologia. Che rischia di avere la meglio “sull’intelligenza biologica”

Un reddito universale di base per proteggere i lavoratori dai rischi dell’intelligenza artificiale che porterà diseguaglianze. A lanciare la proposta è Geoffrey Hinton, ex di Google con cui per oltre un decennio ha collaborato prorio allo sviluppo della tecnologia.
Pioniere delle reti neurali, considerato uno dei padri dell’AI, un anno fa aveva lasciato Mountain View proprio per sentirsi libero di parlare dei suoi rischi, aprendo così un dibattito mondiale.
“L’AI rappresenta un rischio reale a cui tutti dobbiamo pensare per capire in anticipo come affrontarlo”, aveva detto in un intervento in Canada nei mesi scorsi.

Attenzione al lavoro

Intervistato dalla Bbc, il computer scientist ha affermato che sarebbe necessaria una riforma che dia importi fissi di denaro ad ogni cittadino perché è “molto preoccupato che l’AI possa occupare molti lavori ripetitivi”.
Secondo Hinton, anche se l’intelligenza artificiale aumentasse la produttività e la ricchezza il denaro andrebbe ai ricchi “e non alle persone il cui lavoro andrà perso. Questo sarà molto dannoso per la società”, ha spiegato.

“Tra i cinque e i vent’anni a partire da oggi, ha continuato, c’è una probabilità del 50% che dovremo affrontare il problema di una intelligenza artificiale che cercherà di prendere il sopravvento”.
Ciò porterebbe a una “minaccia di estinzione” per gli esseri umani, perché avremmo potuto “creare una forma di intelligenza che è semplicemente migliore dell’intelligenza biologica”. Ipotesi “molto preoccupante per noi”.

Una “Convenzione di Ginevra” per gli usi militari

Nella sua analisi, Hinton ha toccato il tema dell’impiego per scopi miliatari, sostenendo che per regolamentare l’uso dell’IA in questo ambito potrebbe essere utile qualcosa di simile alla Convenzioni di Ginevra, i trattati internazionali che stabiliscono standard legali per il trattamento umanitario in guerra. “Ma non credo che ciò accadrà finché non saranno accadute cose molto brutte”, ha concluso.