Mirja Cartia d'Asero, Alberto Barachini e Paul Verwilt

Il futuro dell’informazione nell’era dell’Ai passa da tutela del copyright e autoregolamentazione

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Sugli scenari dell’editoria di fronte alla rivoluzione portata dall’Intelligenza artificiale si sono confrontati al Festival dell’Economia di Trento Aberto Barachini, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’informazione e all’editoria, Mirja Cartia d’Asero amministratore delegato de Il Sole 24 e Paul Verwilt coo di Mediahuis.

Daniele Bellasio, Mirja Cartia d’Asero, Alberto Barachini e Paul Verwilt

È la componente umana, allora, quello che salverà davvero informazione ed editoria dai peggiori scenari possibili prodotti dall’intelligenza artificiale e dai suoi usi sregolati. Più che, come sta accadendo oggi, una polarizzazione tra editori che battagliano l’IA e quelli che avviano con essa dei negoziati, i tre ospiti al Festival, concordano nel ricercare una terza via, mediatrice ma fatta di regole ferree.

Mirja Cartia d’Asero

“Per salvare il mondo dei media dai rischi dell’intelligenza artificiale dobbiamo adottare un approccio umano-centrico – dice Mirja Cartia d’Asero. Dobbiamo quindi tenere conto del fatto che si tratta di un tool tecnologico capace di amplificare le risorse a disposizione di un giornalista, ma anche che servono delle tutele etiche chiare”.

Paul Verwilt

Manca in particolare, secondo Paul Verwilt, “una legge internazionale che si occupi della proprietà intellettuale: nel momento in cui l’ai assorbe degli input e genera un output, questo nuovo prodotto di chi è?”.

Alberto Barachini

Il rischio è, nel non dare risposta a questo quesito, aggiunge Alberto Barachini, “che si perda la consapevolezza di chi ha dato vita agli input stessi, quindi del ruolo dei giornalisti, della creatività, del pluralismo. Dobbiamo ricordare sempre da dove veniamo e dunque l’importanza dell’informazione stessa. Il rischio è che non resti che superficie o di paradossi come l’idea che un’informazione prodotta da intelligenza artificiale possa essere più imparziale”.

Senza incappare in un’over-regolamentazione, fondamentale diventa dunque la presenza di norme. Norme che cominciano a comparire sulla scena – basti pensare all’Ai Act approvato di recente dall’Europa – ma che hanno tempi lunghi di gestazione e applicazione.

Nel frattempo serve autoregolamentazione – concordano d’Asero che Verwilt – ossia regolamenti interni ai gruppi editoriali, che lavorino sul blocco dei dati accessibili da parte delle società di ai, sull’uso moderato di questa intelligenza da parte dei redattori, ma anche, ancora, sulla definizione chiara dei contenuti prodotti da IA (e delle percentuali di utilizzo della stessa) e sulla tutela della presenza necessaria nella filiera produttiva di una componente umana.