Viola, dg politiche digitali Commissione europea: ciò che è illegale nel mondo reale è illegale anche online

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Il “faro temporale” dell’UE è il 2030: l’obiettivo, per quella data, è che ogni cittadino abbia la migliore connettività in casa e in mobilità, ma che abbia anche una cultura digitale di base.

E’ quanto ha detto oggi Roberto Viola, direttore generale per le politiche digitali della Commissione europea (DG Connect) al talk “Plasmare il futuro digitale dell’Europa” durante il Festival dell’Economia di Trento.

Particolare attenzione anche al mondo del lavoro, che richiede nuove competenze. Entro il 2030 si vuole quindi arrivare a 20 milioni di cittadini europei capaci di lavorare nell’alta tecnologia, superando il disallineamento fra preparazione scolastica e conoscenze necessarie in ambito occupazionale. L’attenzione è rivolta anche alle piccole e medie imprese e alla Pubblica Amministrazione per quanto riguarda l’intelligenza artificiale e la semplificazione. Fra i diversi “work in progress”, l’UE sta creando un portafoglio digitale personale, il Wallet, che ogni cittadino europeo potrà utilizzare per servizi pubblici e privati online e offline in tutta l’Unione.


Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale, secondo il direttore generale per le politiche digitali della Commissione europea deve essere sfruttata per il bene collettivo. Ci sono quindi tre condizioni imprescindibili: l’intelligenza artificiale deve essere sicura, deve esserci concorrenza fra chi la propone e deve essere utile alla comunità; l’Europa si sta muovendo sul piano normativo per consolidare queste condizioni.


Focalizzando l’attenzione al contesto italiano è necessario – ha detto Roberto Viola – accelerare sulla connettività, incrementare il numero dei laureati nelle materie scientifiche e la quota dei lavoratori impegnati nell’alta tecnologia.


Ma proprio la tecnologia, e il mondo digitale in particolare, hanno consegnato ai cittadini di tutto il globo un bagaglio di diritti e di doveri; in particolare, diritti degli utenti e doveri delle aziende. L’attenzione dell’Europa è alta, tanto che proprio l’UE si è dotata, prima al mondo, di un regolamento che afferma che ciò che è illegale nel mondo reale è illegale anche online. Ciò ha permesso di intervenire non solo nel rapporto fra privati e imprese, ma anche nelle relazioni fra utenti della Rete, che possono sfociare in comportamenti violenti come il bullismo digitale.


Molte le sollecitazioni e le domande giunte dal pubblico e in particolare dai giovani, interessati soprattutto alle tematiche della formazione digitale, alle regole dei social media e più in generale ai provvedimenti dell’Europa per tutelare i navigatori della Rete e scongiurare l’uso fraudolento della tecnologia.