Taxi e nuove licenze una lezione dalla Calabria

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Una recente sentenza della Corte costituzionale ribalta il parere del governo e dà il via libera alla Regione per il rilascio di 200 nuove licenze per il servizio di Ncc. Una lezione per la lobby dei tassisti. E non solo

LOBBY D’AUTORE – Prima Comunicazione, Marzo 2024

E’ considerata la lobby più potente d’Italia, perché finora non aveva mai perso neanche una battaglia pur dovendo affrontare governi d’ogni colore politico. Eppure il coraggio politico di un governatore del profondo Sud, il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, ha costretto questa lobby ad una storica battuta d’arresto che rischia di costituire un precedente replicabile in altre Regioni. Parliamo dei tassisti: la Corte costituzionale ha dato ragione alla Calabria, rigettando le tesi del governo che a suo tempo aveva impugnato la legge regionale con cui si prevedeva il rilascio di 200 nuove licenze per il servizio Ncc. Nulla di peggio, secondo la corporazione dei tassisti. Consapevoli del fatto che da questo piccolo smottamento localizzato potrebbe derivare una valanga in grado di travolgerli sull’intero territorio nazionale.

“La Calabria vince una battaglia storica”, ha commentato il presidente Occhiuto, “che abbiamo combattuto nell’interesse collettivo, a favore dei consumatori, per avere servizi più efficienti, per la libertà di impresa. Perdono le corporazioni e perde la logica protezionistica”. Il focus principale del provvedimento, secondo le dichiarazioni di Occhiuto, è rivolto ai “tanti turisti che arrivano nel nostro territorio: ne vogliamo attrarre sempre di più, ed è nostro dovere impegnarci per garantire loro una mobilità adeguata”.

In effetti è sorprendente pensare che la Calabria sia riuscita dove finora non erano riusciti né il governo nazionale, né le altre Regioni, né le principali città. Le scene di code chilometriche all’uscita dalle stazioni ferroviarie, soprattutto nei giorni festivi, le continue proteste di turisti e uomini d’affari impegnati per decine di minuti a cercare un taxi hanno sollevato già da tempo l’attenzione delle istituzioni nazionali e locali: tutte preoccupate dal deficit di taxi circolanti rispetto alle esigenze di città sempre più affollate e dalle rigidità normative e regolamentari che limitano l’ingresso di nuovi attori, ma al tempo stesso tutte tragicamente paralizzate dalla straordinaria capacità di mobilitazione dimostrata dai tassisti. In grado di tenere in scacco Roma, Milano o qualsiasi altra grande o media città del nostro Paese con serrate di protesta compatte e talvolta violente. Da qui l’importanza della decisione della Consulta, che introduce un’innovazione importante chiedendosi inoltre se sia legittimo il divieto, che dura ormai da più di cinque anni, di rilascio di nuove autorizzazioni per l’espletamento del servizio di noleggio con conducente. Dal sistema normativo – sottolinea infatti la Corte – non si può evincere alcun “radicale e indiscriminato divieto di erogare servizi innovativi” per coloro che svolgono il servizio di Ncc. Le innovazioni, oggi capillarmente diffuse nel settore dei trasporti, si legge nella sentenza, rappresentano il cardine della libertà d’iniziativa economica privata e dell’interazione fra le imprese in un mercato efficiente e attento ai bisogni dei consumatori.

Un divieto assoluto di fornire servizi innovativi, dice la Consulta, “configurerebbe una misura protezionistica a favore di una determinata categoria di imprese, pregiudicando non soltanto la libertà di iniziativa economica privata, che ha la sua cifra caratteristica nella costante ricerca di innovazioni, ma anche il benessere del consumatore”. In questa conclusione della Corte costituzionale si cela la possibilità di ribaltare gli attuali assetti, aprendo una nuova fase caratterizzata dall’ingresso di altri soggetti nel mercato tendenzialmente ‘monopolistico’ oggi gestito dai tassisti. Sarà un banco di prova molto duro, per la (ex?) lobby più potente d’Italia.