Quei quattro secondi che sconvolsero la Terra

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Se riduciamo la storia del pianeta da 4,5 miliardi di anni a un ciclo di 24 ore, la presenza dell’uomo è evidente solo negli ultimi istanti: quasi nulla rispetto al resto.
Ma tranquilli, è già tempo di definire un’altra epoca

COMUNICAZIONE POLITICA – Prima Comunicazione, Marzo 2024

Nel racconto disordinato della storia umana e delle sue origini è affascinante ridurre il tempo dell’esistenza della nostra Terra a una giornata di 24 ore. Un metodo efficace per prendere le misure della marginalità umana nella storia dell’universo (la cui vita, di circa 13,8 miliardi di anni, è quindi tripla rispetto a quella del mondo che ci ospita).
Andiamo per ordine e settiamo l’orologio del tempo.

Per quello che abbiamo compreso, infatti, la terra che calpestiamo sarebbe nata ‘solo’ circa 4,5 miliardi di anni fa; a questo punto, quell’ora rappresenterà l’ora zero della sua formazione e nei restanti 1.440 minuti (60 per 24) leggeremo la sua storia.
Trascorreranno ben tre ore e quarantaquattro minuti per poter parlare della nascita della vita, ma bisognerà arrivare quasi alle 13 (le 12,50 circa) per veder comparire i primi organismi pluricellulari.
Alle 18, o qualche minuto dopo, avrà luogo la prima riproduzione sessuata. Così, sarà tra le 20,58 e le 21,15 che appariranno artropodi e pesci. Ancora un quarto d’ora e, alle 21,30, spunteranno le piante terrestri. Alle 22,00 si presenteranno gli anfibi. Si tratterà dei primi animali capaci di vivere anche sulla terraferma. Intorno alle 22,17 li seguiranno i rettili. Alle 22,48 arriveranno a dominare il pianeta i dinosauri. E lo faranno per quasi un’ora (fino alle 23,40. Alle 22,56 si affacceranno i mammiferi e gli uccelli un quarto d’ora dopo (in realtà 16 minuti; un minuto vale circa tre milioni e 125mila anni …).
Ma è negli ultimi minuti che il ritmo degli eventi crescerà in modo vertiginoso.
Le prime grandi scimmie si manifesteranno alle 23,55 minuti e 30 secondi e i nostri antenati si separeranno da loro intorno alle 23,57 e 45 secondi.
Alle 23,59 e 12 secondi nasce il genere Homo.
A 4 secondi da mezzanotte arriviamo noi: l’Homo sapiens. Passeranno altri 2,7 secondi perché il nostro progenitore lasci l’Africa.

Per regolare il mio tempo e anche le ansie da prestazione e misurazione della società contemporanea tengo sulla mia scrivania diversi fossili dei periodi Paleozoico, Mesozoico e Cenozoico. È rassicurante vederli catalogati, i primi, come di 500-550 milioni di anni fa. Certifica che pur impegnandoci nella comprensione del mondo, il margine di errore è ancora abbastanza ampio. E tutto ciò invita alla clemenza anche rispetto alle nostre aspettative.

Tutto questo lungo prologo vuole portare all’epilogo, che trova la sua ragione d’essere nei 4 secondi in cui il nostro genere umano diventa protagonista della Storia (e alla necessità di costruirne un’architettura nominale della sua avventura). Si comincia con il Paleolitico e devono trascorrere altri 3 secondi e 77 centesimi per arrivare al Neolitico, quindi all’invenzione dell’agricoltura (e tra qui e gli ultimi 4 millesimi di secondo, in cui esploderà la rivoluzione industriale, si consumeranno l’Età dei metalli, quella Antica, Medioevo, Moderna e la nostra, Contemporanea). E adesso, in questo momento di faglia epocale che sembra stia per dar vita a una nuova civiltà, a un uomo nuovo, il cui cervello sarà via via, cresciuto, sviluppato, allenato da un’intelligenza artificiale che potrà accrescere e amplificare le potenzialità umane come definiremo questa nuova Età?
Quale sarà il neologismo che definirà l’essere cittadini di questa nuova epoca?
Semplicemente Neumanesimo?