Rai, Meloni: bene una riforma. Ma spetta al Parlamento, non al Governo

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Ospite a ‘Giù la maschera’, con Foa e Gomez, la premier ha detto la sua sulla governance Rai. E attacca la sinistra: occupava il servizio pubblico “manu militari”

La riforma Rai? Spetta al parlamento, non al governo. A dirlo Giorgia Meloni, ospite di ‘Giù la maschera’, su Rai Radio 1, condotto da Marcello Foa e Peter Gomez.
“Se si vuole mettere mano alla riforma della Rai perché la legge fatta dal Pd non va bene, per me va bene. Ma non credo sia una competenza che spetti al governo, differentemente da quando hanno fatto altri. Ma penso sia una competenza che spetta al parlamento”, ha detto rispondendo a una domanda sulla Rai del futuro, alla luce del Media freedom act europeo.

“Immagino la Rai come un’azienda più plurale di quanto non sia stato in passato, e anche questo si sta dimostrando, dati alla mano, al di là dei racconti curiosi che si fanno”, ha detto ancora.
“Fermo restando il Media freedom act, che entrerà in vigore fra più di un anno, attualmente ricordo che il servizio pubblico italiano è disciplinato da una legge del 2015, introdotta dal Pd, dal governo Renzi: prevedeva che in Consiglio di amministrazione, su 7 elementi 4 fossero eletti dal Parlamento, l’ad e il presidente fossero nominati dal governo. E un consigliere fosse eletto tra i dipendenti Rai”.
“Andava bene così. Oggi che la sinistra non è più al governo dice che questa legge non va bene perché c’è troppa ingerenza del governo sulla Rai. E’ tutto abbastanza folle”, ha puntualizzato. Aggiungendo: “c’è un uso di due pesi e due misure che la sinistra fa su tutto, perché ritiene di avere più diritti degli altri”.

Meloni: sinistra occupava la Rai manu militari

Continuando nella sua critica ai partiti della sinistra, Meloni ha detto: “hanno occupato manu militari un’azienda come la Rai. Occupata, occupata. E oggi che noi cerchiamo di creare un sistema più plurale, come dimostra anche la vostra trasmissione e la vostra presenza, loro vanno su tutte le furie perché ritengono che il servizio pubblico appartenga a loro”.
“Io non penso appartenga ai partiti, io penso che appartenga ai cittadini e per il poco che mi compete cerco di rappresentare tutti quanti”, ha concluso.