Andrea Riffeser Monti, Giacomo Lasorella e Alessandra Costante (collage con foto Ansa)

Per i giornali Agcom chiede antitrust aggiornata, editori e Fnsi legge di sistema

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L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, AGCOM, alza il sipario sui ritardi dell’editoria giornalistica, soprattutto quella della cosiddetta ‘’carta stampata’’. La ‘’segnalazione’’ al governo di aggiornare la legge che limita le concentrazioni per garantire il pluralismo, viene infatti accolta dagli editori come uno stimolo per una riforma complessiva della stampa italiana. Il Presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti ha subito chiesto al Governo di recepire la segnalazione dell’Agcom all’interno della riforma sistemica e complessiva dell’editoria, quanto mai necessaria ed urgente. Mentre, a quanto apprende ‘’Prima, il sottosegretario all’editoria, Alberto Barachini, ha all’attenzione la ‘’segnalazione’’ e quanto prima intende avere una interlocuzione sul tema con Agcom.

Giacomo Lasorella (Foto Ansa)


Secondo gli editori è giusto aggiornare le regole antitrust diventate obsolete, ma occorre una legge di settore seria come fu la 416, anch’essa ormai superata, ma che quarant’anni fa garantì stabili sostegni per innovare la tecnologia e superare una congiuntura anche allora difficile, attraverso l’adozione di misure, come il riconoscimento dello stato di crisi, che consentì a molte imprese di mantenersi sane e di risollevarsi.

Andrea Riffeser Monti (Foto LaPresse)
Andrea Riffeser Monti (Foto LaPresse)


Oggi, sostengono competenti fonti del settore, è auspicabile non una semplice manutenzione della legislazione del settore, come l’aggiornamento delle norme sulla concentrazione e il pluralismo, ma occorre scrivere una legge di sistema che non comprenda solo regole, ma si ponga l’obbiettivo di tutelare il settore editoriale giornalistico, come viene fatto per i settori industriali ‘’energivori’’, ossia i consumatori di energia, che sono soggetti ad obblighi e ad agevolazioni.

Alberto Barachini (foto LaPresse)


Occorre, aggiungono le fonti, uscire dall’ipocrisia, consapevoli che in tutto il mondo libero i giornali ottengono sostegni finanziari in forma stabile, che interessano tutta la filiera produttiva.
Particolarmente apprezzato l’intervento del sottosegretario all’editoria Alberto Barachini a sostegno della distribuzione e delle edicole, nonché l’esplicita ammissione che il sostegno pubblico all’informazione è fondamentale perché il settore ne ha bisogno. Ma, supportati ora da Agcom, per gli editori è giunto il momento che il governo e il Parlamento escano dall’episodica degli interventi, dalla frammentarietà legislativa e dalle dichiarazioni di intenti, per avviare una seria riflessione e dotare quanto prima l’editoria della carta stampata di una legge quadro, capace di dare una stabile prospettiva alle aziende e ai giornalisti.


La stabilità dei contributi, sottolineano gli editori, è fondamentale per poter programmare gli investimenti necessari per stare al passo con la tecnologia, costituita da costosi software, come l’intelligenza artificiale, continuamente in divenire, e consentire soprattutto alla stampa locale, ancora con molte testate, di sopravvivere e proseguire la diffusione di una informazione di qualità e approfondimento a una gran parte di popolazione, che altrimenti ne sarebbe privata.

Alessandra Costante (Foto Ansa)


Anche per la segretaria generale della Federazione Nazionale della Stampa, Fnsi, Alessandra Costante, l’Agcom ha fatto bene a sollecitare al governo ‘’ nuove regole di ingaggio ’’ per l’attività giornalistica e chiede anch’essa all’Autority di avere un confronto. ‘’Al Congresso di Riccione proprio nel mio intervento – ricorda, interpellata da ‘’Prima’’ – avevo detto che le leggi che governano il nostro settore sono vecchie e stanche. Mi riferisco alla legge sulla stampa, che è del 1948, quella dell’Ordine e poi anche la Gasparri… servono nuove norme perché quelle leggi non fotografano più la situazione dei media, che ormai declinano i loro contenuti sia sul cartaceo, sia on line, sia sui social… è evidente che la situazione è molto diversa dal 1948’’.

Federico Mollicone (Foto Ansa)
Federico Mollicone (Foto Ansa)


Inoltre Costante attende che la Fnsi sia ‘’audita’’ anche nell’ambito della indagine conoscitiva sull’innovazione della VII Commissione Cultura della Camera, presieduta da Federico Mollicone, Fdi, che sta ascoltando i principali soggetti del settore dell’editoria. In particolare Mollicone ha sottolineato in un comunicato di condividere l’iniziativa di Agcom. ‘’La riforma del sostegno all’editoria – recita la nota – è necessaria rispetto al nuovo ecosistema digitale e alle radicali trasformazioni del mondo del giornalismo, come segnalato dall’Agcom’’.

Michele Anzaldi (Foto LaPresse)
Michele Anzaldi (Foto LaPresse)


Ma l’iniziativa dell’Autority, presieduta da Giacomo Lasorella, oltre a smuovere i protagonisti del settore e a sollecitare il governo, presta il fianco anche alle polemiche. ‘’Che ci sia oggi in Italia una questione pluralismo è sotto gli occhi di tutti’’. Sottolinea a ‘’Prima’’ il politico e giornalista, Michele Anzaldi, già segretario per due volte della Commissione di Vigilanza Rai, citando la cosiddetta TeleMeloni, il caso Agi-Angelucci, gli squilibri nei telegiornali. ‘’Il tema, però, – spiega – necessita di essere affrontato in maniera strutturale. Le autorità di controllo (Agcom, Ordine dei Giornalisti, Commissione di Vigilanza..) non sono in grado di controllare, o perché non hanno gli strumenti o perché non hanno la volontà’’.


Secondo Anzaldi gli editori puri non ci sono, ma non si era mai arrivati all’anomalia di un senatore della maggioranza proprietario di 3 giornali e in procinto di prendersi anche un’agenzia di stampa pubblica. ‘’La crisi del settore giornalistico sta facendo il resto, l’unica azienda che non ne risente è la Rai – aggiunge – grazie al canone, ma è la più partitizzata di tutte. Occorrono norme e organi davvero di garanzia, è difficile però che soluzioni possano arrivare con questa maggioranza di governo che non brilla per sensibilità nei confronti dell’attività giornalistica, se pensiamo che la premier si sottrae puntualmente dalle conferenze stampa e addirittura all’estero e in Ue sono stati aboliti i punti con le domande dei giornalisti’’.


All’ Agcom, sempre a quanto apprende ‘’Prima’’, non ci sarebbe però l’intenzione di sollevare alcun polverone, tanto meno creare eccessive aspettative riguardo una riforma dell’intero settore, anche se la sola riforma dell’antitrust resta un tema ‘’delicato’’, a fronte dei movimenti in corso riguardo la proprietà di giornali e agenzie di stampa.


La richiesta al governo, sia pure motivata da una decina di pagine dalle quali emerge la frammentarietà legislativa che ha malamente regolato negli ultimi anni l’editoria giornalistica, concerne infatti soprattutto l’abolizione di una norma sulla concentrazione di quasi quarant’anni fa, inadeguata rispetto alla trasformazione introdotta da internet, e alla sua sostituzione con una legge che tenga conto che i giornali non possono godere di una modalità di valutazione diversa da quella di altri media, coi quali costituiscono un’ articolata offerta editoriale, il cosiddetto Sistema Integrato di Comunicazione, SIC.
‘’Il parametro attraverso il quale sono calcolate tuttora le quote ai fini della verifica sulle soglie di concentrazione previste dalla legge n. 67/87 – si spiega infatti nelle 10 pagine della ‘’segnalazione’’ Agcom – è costituito unicamente dal totale delle copie cartacee stampate da ciascun editore o gruppo editoriale nell’ambito del territorio nazionale, ovvero nelle aree interregionali definite dalla legge (Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud) ‘’.  


A parere dell’Autorità delle comunicazioni, la normativa relativa alle concentrazioni nella stampa quotidiana dovrebbe essere riformata anche per non trascurare la complessità ed eterogeneità delle modalità di diffusione e fruizione dell’informazione, per le quali, tra l’altro, esistono più indici di rilevazione, non omogenei, relativi a copie diffuse cartacee, copie diffuse digitali e, per le testate online, audience dei rispettivi siti e applicazioni.


Inoltre in attuazione della direttiva UE 2018/1808 del Parlamento europeo e del Consiglio che riguarda il testo unico per la fornitura di servizi di media audiovisivi in considerazione dell’evoluzione delle realtà del mercato, si ricorda che da tre anni fa è stato approvato il Decreto Legislativo n. 208 (Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi, cosiddetto TUSMA), il cui l’art. 51 disciplina le posizioni di significativo potere di mercato  lesive del pluralismo nel SIC, che comprende le attività di stampa quotidiana e periodica; delle agenzie  di stampa; di editoria elettronica anche per il tramite di Internet; di radio e servizi di media  audiovisivi e radiofonici, cinema, pubblicità esterna, sponsorizzazioni e pubblicità online, vigilando sull’andamento e sull’evoluzione del sistema integrato delle comunicazioni, accertando, con cadenza almeno annuale, il suo valore economico  complessivo, dando altresì evidenza delle posizioni di potere  di mercato dei soggetti attivi, nonché dei rischi potenziali per il pluralismo. 


In particolare la disciplina contenuta nel nuovo TUSMA è passata da un meccanismo rigido, ancorato a soglie percentuali predefinite, a un sistema più duttile, basato sulla valutazione di una molteplicità di indicatori, con l’attribuzione all’Autorità del potere di accertamento e sanzionatorio. Pertanto, mentre il nuovo TUSMA svincola opportunamente le analisi per l’accertamento delle  posizioni potenzialmente lesive del pluralismo (nel SIC e nei singoli mercati che lo compongono,  compresi quelli editoriali) da rigidi parametri soglia fissati ex ante, affidandosi anche a indicatori in  grado di adattarsi ai mutevoli contesti di mercato, l’art. 3 della legge n. 67/87, continua invece a far riferimento esclusivamente al  parametro della tiratura delle testate cartacee, oggi diventato solo parzialmente significativo della effettiva posizione di potere all’interno del rispettivo mercato. 


‘’In assenza di un idoneo intervento legislativo di riforma con riguardo alla disciplina della stampa quotidiana (anche mediante l’abrogazione, dell’art. 3 della  legge 25 febbraio 1987, n. 67, e dunque delle soglie ex ante in esso previste) – si rileva sempre nella ‘’segnalazione’’ – l’attuale quadro  normativo di riferimento potrebbe esporre l’Autorità ad un conflitto interpretativo, ovvero procedimentale, determinato dalla compresenza di paradigmi normativi diversi in materia di  concentrazioni lesive del pluralismo informativo. L’applicazione dei criteri stabiliti dalla legge n. 67/87 da un lato e, dall’altro, l’applicazione del sistema di verifiche a tutela del pluralismo previsto dal TUSMA anche per la stampa quotidiana (in quanto ricompresa nel SIC), potrebbero infatti condurre alla coesistenza di distinti procedimenti, incardinati nei rispettivi ambiti di accertamento, con esiti potenzialmente incoerenti’’.  
‘’Mentre nel caso di abrogazione dell’art. 3 della legge 25 febbraio 1987, n. 67, con il  venir meno della pubblicazione dell’elenco delle tirature dei quotidiani che ogni anno l’Autorità  effettua sul proprio sito, il presidio costituito dal complesso sistema disegnato dall’art. 51 del TUSMA – specifica l’Agcom – sarebbe comunque in grado, da una parte, di dare evidenza delle posizioni di potere di mercato dei  gruppi editoriali e dei rischi potenziali per il pluralismo nel mercato della stampa quotidiana; e,  dall’altra, garantirebbe, in fase di accertamento, l’utilizzazione di criteri maggiormente aderenti alle  dinamiche concorrenziali proprie dei nuovi prodotti editoriali anche in relazione alla forte  integrazione con gli altri mezzi di comunicazione’’.

Antonio Padellaro (Foto LaPresse)
Antonio Padellaro (Foto LaPresse)


Più in generale però dall’analisi condotta Agcom arriva alla drastica conclusione che ‘’l’insieme di norme che  attualmente disciplinano il settore editoriale, in assenza di una riforma sistemica e complessiva, per  un verso, non sia in grado di cogliere appieno la trasformazione, tuttora in atto, del prodotto editoriale quotidiano nel nuovo contesto di transizione digitale, e, per altro verso, non consenta di dare  applicazione in maniera armonica e univoca alle disposizioni poste a tutela del pluralismo informativo  nell’editoria quotidiana’’. Senza dubbio un sollecito al governo anche per una nuova legge quadro dell’editoria che mandi in pensione definitivamente la legge 416 di oltre 40 anni fa.
C’è però chi, come il giornalista e scrittore di lungo corso, più volte direttore, fondatore de ‘’Il Fatto quotidiano’’, Antonio Padellaro, che provocatoriamente propone di liberalizzare completamente il settore, di fare una piroetta di 360 e abolire tutte le regole e regoline, lasciando spazio ad ogni creatività. ‘’In questo momento di crisi galoppante qualsiasi cosa si faccia, da qualsiasi soggetto venga – afferma – è benvenuta. Di fronte alla caduta libera della vendita di copie, alla chiusura inarrestabile dei punti di vendita che sono ancora soltanto le edicole, a che cosa serve scervellarsi per cercare un nuovo sistema di regole?’’ Secondo Padellaro il settore della carta stampata evoca ora piuttosto l’immagine di un’autostrada deserta, con una fitta segnaletica, ma nessuna auto che la percorre. ‘’Le autority – conclude – si procurano titoloni sui giornali con le multe sensazionali che propinano, ma per il settore editoriale dovrebbero anche essere propositive e collaborare con il governo per dare ai giornali una cornice di tutele, più che di regole e sostegni, per allontanare il più possibile la fine dell’edizione a stampa a cui i quotidiani sembrano inesorabilmente destinati.’’