Daniel Kretinsky (foto Ansa)

Daniel Kretinsky si compra le poste inglesi

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Il miliardario ceco nei mesi scorsi era stato inserito anche nel novero dei pretendenti per il gruppo telegraph

Royal Mail, lo storico operatore postale britannico, con oltre 500 anni di storia, è pronto a passare in mani straniere. L’acquirente in questione è Daniel Kretinsky, miliardario ceco attivo nel settore energetico, ma anche in quello editoriale. Tra i suoi asset infatti ci sono la partecipazione di maggioranza nel primo gruppo media del suo paese, così come il controllo di diversi magazine e testate in Francia, acquisite dal gruppo Lagardere, partecipazioni in Tf1 (prima tv privata d’oltralpe). Recentemente ha siglato l’accordo con Vivendi per la casa editrice Editis.

Il consiglio di amministrazione di International Distributions Services (Ids), società madre di Royal Mail da tempo in difficoltà, ha infatti accettato la sua offerta da 3,6 miliardi di sterline (4,2 miliardi di euro). L’acquisizione di Ids, che comprende anche il corriere Gls e impiega complessivamente più di 150.000 persone, verrà ora sottoposta agli azionisti.

Il ruolo del governo

Il governo potrebbe però mettersi di traverso e bloccare l’operazione in base al National Security and Investment Act, che regolamenta le acquisizioni di attività nazionali considerate strategiche da parte di gruppi stranieri. Ma gli auspici sembrano favorevoli, visto che sull’accordo infatti si era già espresso il cancelliere dello Scacchiere, Jeremy Hunt, secondo cui l’esecutivo non intendeva opporsi in linea di principio.
Preoccupazioni erano state espresse dall’opposizione laburista di Keir Starmer, grande favorita in vista delle elezioni politiche del 4 luglio, che pur accogliendo positivamente l’interesse per Royal Mail aveva sollecitato “garanzie” da Kretinsky sui livelli occupazionali e sull’intenzione di mantenere nel Regno la gestione del servizio e di non trasferire attività all’estero.

La storia del Royal Mail

Fondate a Londra nel lontano 1516, le Poste Reali britanniche – ricorda Ansa – cessarono di essere un monopolio per essere esposte alla concorrenza a partire dal 2006: sullo sfondo di un’ultima fase di privatizzazioni di servizi pubblici varate sotto i governi del New Labour, dopo le ondate della stagione Tory thatcheriana. Nel 2011 fu poi completata la privatizzazione del 90% delle sue azioni, culminata con la quotazione alla borsa di Londra nel 2013, all’epoca dell’esecutivo di coalizione fra conservatori e liberaldemocratici guidato da David Cameron: processo sfociato tuttavia in una situazione d’instabilità endemica.