AI, italiani divisi tra rischi e benefici. Ma le scelte umane restano le più sicure

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Secondo un’indagine Ipsos, quando si tratta di informazione, è maggiore lala fiducia verso i media tradizionali

Gli italiani sono divisi sull’intelligenza artificiale: solo 3 punti percentuali separano coloro che ritengono che comporterà più rischi che benefici (45%) e chi, al contrario, pensa che l’apporto positivo di questa innovazione tecnologica sarà maggiore rispetto ai possibili rischi (42%).
Lo ha rivelato un’indagine demoscopica realizzata da Ipsos su un campione rappresentativo della popolazione italiana e presentata da Ilvo Diamanti e Nando Pagnoncelli al Festival Internazionale dell’Economia di Torino.

Decisioni umane più sicure

Nel complesso gli italiani apprezzano le nuove tecnologie, ma ritengono le decisioni prese dall’uomo più sicure e pensano che all’intelligenza artificiale si debbano affidare operazioni meno “rischiose”, come individuare il prodotto più economico o il percorso migliore per raggiungere una destinazione.
Due italiani su tre dichiarano di utilizzare di frequente e con piacere le nuove tecnologie e anche su elementi specifici del mondo del digitale le valutazioni positive prevalgono nettamente su quelle negative.

Sebbene i dichiaratamente ostili alle nuove tecnologie e alla loro diffusione siano una netta minoranza – appena l’1% degli intervistati dice di “odiare” la tecnologia e il 7% di “non amarla” – gli italiani si mostrano diffidenti su alcune dimensioni dell’innovazione tecnologica.

Media tradizionali più affidabili

Quando si tratta dell’accesso all’informazione, la fiducia espressa per i mezzi di informazione più tradizionali è maggiore di molto rispetto alle nuove fonti di informazione digitali, in particolare i social network. Se più dell’80% degli italiani ritiene affidabili libri, saggi e manuali e più del 70% le notizie alla radio e quelle offerte dai programmi televisivi di approfondimento, la percentuale scende a poco più del 40% nel caso dei social network.

Se gran parte dell’opinione pubblica considera la riservatezza e la protezione dei dati personali un diritto fondamentale irrinunciabile (37%), esiste un segmento rilevante della popolazione disposto a rinunciare a parte della propria privacy (44%) in cambio di benefici in termini di maggiore sicurezza o altri vantaggi. Le generazioni più giovani sono più disposte al compromesso in questo senso.