Cda Rai, una sospensiva dal Consiglio di Stato prossima mossa per bloccare le nomine

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Dopo che il Tar ha fissato il 23 ottobre l’esame dell’esposto presentato da Nino Rizzo Nervo, Stefano Rolando, Patrizio Rossano e Giulio Vigevani, fiancheggiati da Articolo 21, Infocivica, Tv Media Web, e dalla Fnsi. Con Roberto Zaccaria come garante

“Il Tar del Lazio fissando un’udienza pubblica il 23 ottobre p.v. per esaminare il ricorso contro i criteri di selezione dei componenti il Cda Rai scelti dal Parlamento ha di fatto già riconosciuto meritevoli di approfondimento le nostre ragioni”. Lo rileva a ‘Prima’ Nino Rizzo Nervo, già direttore del Tg3 e consigliere Rai, che ha presentato l’esposto insieme a Stefano Rolando, ex capo del Dipartimento Editoria di Palazzo Chigi, Patrizio Rossano e Giulio Vigevani, fiancheggiati da una serie di associazioni (Articolo 21, Infocivica, Tv Media Web) e dalla stessa Fnsi.
Tuttavia Rizzo Nervo teme che l’udienza ad ottobre possa arrivare in ritardo e non scoraggi la nomina dei membri del CdA, che essendo un atto del Parlamento e quindi politico, non potrebbe essere annullato, nemmeno dalla giustizia amministrativa.
Circolano infatti già indiscrezioni su una convocazione di Camera e Senato il 20 giugno per votare i 4 componenti del Cda fra le 70 auto candidature arrivate a Montecitorio e le 51 giunte a Palazzo Madama, secondo criteri che non terrebbero conto di “procedure di selezione”, come prescrive testualmente l’art. 63 della legge in vigore (TUSMA).
Inoltre un documento di risposta all’European Media Freedom Act, presentato il 16 maggio (relatore il senatore di FdI Giulio Terzi di Sant’Agata) sembrerebbe redatto su misura per giustificare la votazione.

“Sull’osservazione riferita all’articolo 5 della proposta, sulle garanzie per il funzionamento indipendente dei fornitori di media di servizio pubblico – si legge nel documento – il Governo ribadisce che resta ferma la disciplina nazionale relativa al servizio pubblico, che nella specie è conforme all’obbligo previsto dalla norma europea. Inoltre, il Governo riferisce di aver sostenuto una posizione coerente con l’indicazione, nella risoluzione, della necessità di prevedere un finanziamento stabile e adeguato del servizio pubblico, e di essersi opposto alla creazione di un’autorità indipendente o di meccanismi per la predeterminazione dei fabbisogni finanziari del servizio pubblico, che poi non è stata inserita nel testo finale”.

Il testo integrale del documento

Giulio_Terzi

Secondo i ricorrenti al Tar il sistema delle nomine Rai previsto dal Testo Unico sulla radiotelevisione (TUSMA) oltre a presentare profili di illegittimità costituzionale è invece contrario anche al nuovo regolamento europeo sulla libertà dei media.
“Oggi questo sistema di governance – rileva Roberto Zaccaria, professore di diritto costituzionale e presidente Rai dal 1998 al 2002, e oggi ‘garante’ dell’iniziativa sul Cda Rai – si pone in contrasto con
il Freedom act (EMFA), che impone a tutti i servizi pubblici radiotelevisivi, indipendenza nel governo e nel finanziamento e trasparenza nelle nomine secondo criteri predeterminati e non discriminatori”.

Le prossime mosse

Per anticipare la data del giudizio del Tar, Zaccaria annuncia che nei prossimi giorni saranno prese le iniziative giurisdizionali più appropriate, fra le quali una richiesta di sospensiva al Consiglio di Stato, e nel frattempo verrà sollecitata l’attenzione dei partiti per dissuaderli dal partecipare, nelle more del giudizio, al compimento di un atto potenzialmente illegittimo.
Inoltre per sensibilizzare l’opinione pubblica le associazioni ed i ricorrenti intendono promuovere, nei giorni immediatamente successivi alle elezioni europee, una riunione pubblica con annessa conferenza stampa invitando i maggiori esperti della materia.
L’obiettivo è quello di indicare la strada da percorrere per rispettare la legge, i principi costituzionali e le imperative norme europee.

“Di fronte ai richiami di indipendenza dei servizi pubblici sollevati dalla Consulta ieri e oggi ribaditi con forza anche della Ue, è inconcepibile – rileva Zaccaria – che la guida del servizio pubblico Rai venga ancora una volta scelto attraverso un sistema che affida al Governo la nomina dell’AD, la proposta del
Presidente e alla maggioranza, senza nessun vaglio di competenza, la designazione di almeno due sui quattro membri di nomina parlamentare. In questo contesto ben poco peso potrà avere purtroppo (come invece ebbe il bravissimo Riccardo Laganà) il consigliere designato dall’assemblea dei lavoratori della Rai”.