Europei di atletica, Iapichino rivelazione dell’anno per la stampa estera

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Deve ancora provare la pedana del salto in lungo dello stadio Olimpico e Larissa Iapichino ha già ricevuto il suo primo riconoscimento dagli Europei in corso di svolgimento a Roma. Atleta rivelazione dell’anno per la stampa estera, la saltatrice azzurra ha ricevuto il premio in occasione del punto stampa quotidiano a Casa Italia. “Emozione? Cerco di stare nella mia bolla per trovare gli stimoli giusti”, ha risposto Larissa Iapichino, figlia d’arte, “mi aspetto una tribuna Tevere rumorosa come per la gara di Mattia Furlani. È una grande soddisfazione vedere tanti ottimi risultati ottenuti dai miei compagni di squadra però c’è grande ansia ogni volta che li guardo gareggiare”. L’atleta azzurra ha in mente una misura necessaria per salire sul podio europeo. “Per il bronzo potrebbe bastare 6,80-6,85 metri”, prosegue Iapichino, “in questa stagione c’è stato un importante ricambio generazionale, finalmente non sono più la cucciola del gruppo, ci sono ragazze nate tra il 2002 e il 2004 che possono mettere a segno il loro primato personale. I tre salti di qualificazione saranno già scogli importanti, mi auguro una qualifica rapida e indolore”. Per Larissa il sogno nel cassetto sono le Olimpiadi. “I Giochi occupano un posto speciale nel mio cuore però adesso sono concentrata sul qui e ora”, ammette l’azzurra, prima atleta che aveva il suo ingresso nel Metaverso degli Europei, “per il salto perfetto c’è ancora qualcosa da costruire, l’idea è arrivare a Parigi al picco della forma. Togliere il salto nulla? Il salto in lungo non è solo correre e staccare ma anche trovare la misura dello stacco giusto, se togliamo il pathos del nullo abbiamo un’altra disciplina. Sbagliare lo stacco significa aver interpretato male la ritmica della rincorsa, dietro la quale c’è un vero e proprio studio scientifico”.

Spazio alle staffette

Nell’atletica leggera, “il termometro della velocità sono le staffette” aveva detto Filippo Tortu. C’è grande attesa per le gare con il testimone. “L’Europa corre ma lo facciamo anche noi”, afferma Anna Buongiorni, capitana della staffetta femminile circondata dalle compagne, “sono felice di aver trasmesso alle giovani l’amore per questa gara. Sono convinta che la crescita di Dosso sia passata anche dalla staffetta, dal momento difficile in cui non è stata scelta. Se guardo i nostri tempi singoli e quelli di squadra, penso che insieme abbiamo quel quid in più che fa la differenza: la staffetta ci permette di allentare la pressione della gara individuale, di correre libere e più veloci”.

“L’obiettivo è scendere in pista per vincere, chiunque di noi farà parte del quartetto titolare darà il 150%”, suona la carica Marcell Jacobs a nome di tutti i compagni.

“Marcell è un atleta imprescindibile, titolare fisso”, dichiara senza mezzi termini Filippo Di Mulo, responsabile del settore velocità della Fidal, “sentiamo la pressione, tutti vogliamo fare risultato, nei due turni di qualificazione potremmo risparmiare qualcuno per arrivare a centrare l’obiettivo comune. Alle Olimpiadi? Andiamo per bissare il successo di Tokyo. Ho a disposizione otto atleti come non ho mai avuto, un gruppo molto affiatato. Le donne sono più metodiche, gli uomini più giocherelloni. Ali, per questi Europei, si è autoescluso. Le porte della Nazionale per lui sono sempre aperte. Si sa, l’appetito vien mangiando. Quando si comincia a vincere il lavoro diventa più semplice, se sai aspettare prima o poi arriva il turno di tutti. Quello che chiedo agli atleti è solo di saper stare in panchina”.