Elon Musk (foto LaPresse)

Ok degli azionisti Tesla allo stipendio da 56 miliardi per Musk

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Gli azionisti di Tesla hanno dato l’ok al piano per la maxi remunerazione ad Elon Musk. Una cifra record, 56 miliardi, mai guadagnata da nessun ceo nella storia.
Prima della comunicazione ufficiale da parte dell’azienda, era stato Elon Musk a comunicare il via libera al suo lauto compenso, annunciando che i voti a favore avevano un “ampio margine”.

Come si “struttura” lo stipendio di Musk

Nel 2018 Musk il compenso del miliardario valeva ‘solo’ 2,3 miliardi di dollari, ma negli anni è balzato con l’aumento del valore di Tesla e la varie tranche di opzioni giunte a maturazione.
Nello strutturare il compenso di Musk, Tesla lo aveva legato interamente alla performance della società e al raggiungimento di una capitalizzazione di 650 miliardi di dollari in 10 anni.
All’imprenditore erano state assicurate stock option da conferire in 12 tranche, ognuna delle quali sarebbe scattata al raggiungimento di due obiettivi intermedi in termini di valore di mercato e ricavi o profitti. Per ogni tranche era stato previsto che Musk avrebbe ricevuto azioni pari all’1% di quelle della società al 21 gennaio 2018. La prima tranche è scattata quando Tesla ha raggiunto i 100 miliardi di dollari di capitalizzazione e 1,5 miliardi di ebitda, il margine operativo lordo. Da allora Tesla è divenuta una delle società di maggior valore al mondo.

Il no e il giudice del Delaware

La votazione, rimarca Ansa, era considerato un referendum sull’operato di Musk, e da più parti era stato ventilato un suo addio in caso di esito negativo.
Diversi azionisti di Tesla avevano già annunciato il loro no, come il fondo sovrano norvegese o il potente fondo pensione della California Calpers. Altri investitori istituzionali quali Ark Fund invece si sono schierati a favore, nella convinzione che Musk non è un amministratore delegato ordinario e va ricompensato. Inoltre, era la teoria di fondo dei favorevoli, il compenso è stato fissato da un contratto e i contratti vanno onorati.

Ora l’ok è arrivato, ma il voto degli azionisti non è l’ultima parola. L’esito sarà infatti sottoposto al giudice del Delaware che aveva bocciato lo stipendio – portando al voto – e che ora dovrà certificare il risultato in un senso o nell’altro.