Curiosi, diffidenti e sfiduciati. Ecco come si informano gli italiani

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A Torino presentato il primo Digital News Report Italia. Ecco cosa dicono i dati sul cattivo rapporto degli italiani con l’informazione

Sfiduciati ma curiosi. Soverchiati, ma inappagati dalla quantità di informazioni quotidiane. Diffidenti, ma non preoccupati dalla manipolazione delle notizie.
È la fotografia che il 13esimo Digital News Report 2024 scatta del nostro paese in merito al rapporto con l’informazione.

Alessio Cornia
Alessio Cornia

Il quadro italiano

Cosa emerge in dettaglio dalla ricerca? Qual è la relazione nel nostro Paese con le news on line?
Dai dati presentati a Torino, si evidenzia come gli italiani si allineano alla sfiducia ormai prevalente verso i media nella maggioranza dei paesi occidentali, confessano un interesse verso l’informazione che non va oltre il 40% e raramente sono disponibili a pagare per le notizie online, soprattutto gli adulti.
Ma, poi, nei comportamenti reali, si informano piuttosto di frequente (il 63% lo fa più volte al giorno), si fidano di più del-le testate meno schierate e cercano approfondimento, oltre all’aggiornamento.

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Tv primo mezzo

L’interesse nei confronti delle notizie è diminuito significativamente: dal 74% del 2016 al 40% del 2024. Si è ridotto soprattutto tra le donne, tra i più giovani, tra chi ha minori livelli di reddito e istruzione.
La televisione conferma il suo primato come fonte di informazione (50%), seguita dalle fonti online (43%) e, a maggior distanza, dalla stampa cartacea (4%) e dalla radio (4%). I social media si confermano come la fonte online più consultata. Sono usati per informarsi dal 39% degli italiani, e co-stituiscono la principale fonte per ben il 17%.

Le vie d’accesso online

Qui emerge un dato interessante. È aumentato l’uso delle fonti online, ma è cambiata anche la modalità di accesso alle notizie: sta diminuendo l’accesso diretto ai siti o alle app di informazione giornalistica a favore dell’uso dei cosiddetti aggregatori come Google News che presentano link a notizie prodotte da diverse testate.

Fiducia scarsa

In tema di fiducia, solo un intervistato su tre si fida delle notizie. La scarsa fiducia degli italiani è in linea con gli altri paesi dell’Europa mediterranea e quando devono decidere se fidarsi o meno di una testata, questi sembrano dare meno peso all’aderenza a standard giornalistici elevati e all’imparzialità poli-tica, sebbene questi rimangano comunque fattori considerati importanti.
Si sentono meno in difficoltà rispetto agli utenti di altri Paesi nel distinguere le notizie affidabili da quelle false ( Tik Tok però preoccupa) e si dicono poco preoccupati per la disinformazione.

L’idea di pagare per usufruire di buona informazione piace poco: solo il 10% lo ha fatto nell’ultimo anno, in leggera diminuzione rispetto al 12% del 2023, pagano più volentieri i giovani e i più interessati alla politica.
L’analisi dei bisogni informativi del pubblico italiano rivela infine come essere aggiornati su quello che accade sia considerato importante, ma che l’offerta informativa esistente sia sufficiente, mentre sarebbe più importante avere notizie che aiutano a capire meglio un argomento.

E infine, l’intelligenza artificiale. La consapevolezza rispetto ai re-centi sviluppi è piuttosto elevata e forse per questo gli intervistati si dicono meno preoccupati rispetto agli utenti di altri paesi dall’impiego dell’IA nel giornalismo. Questo però maggiore preoccupazione quando si tratta di temi come politica, criminali-tà, economia e cronaca locale, mentre sport e intrattenimento non suscitano particolare disagio.

Il commento di Alessio Cornia

Il Digital News Report Italia, focus di approfondimento sulla situazione italiana – in relazione agli altri 46 Paesi esaminati – è stato presentato per la prima volta a Torino con l’autore Alessio Cornia, assistant professor all’Università di Dublino, su iniziativa del Master in Giornalismo di Torino ‘Giorgio Bocca.
Realizzato su un campione di 2015 intervistati, lo studio italiano – al quale hanno collaborato Marco Ferrando, Paolo Piacenza e Celeste Satta – nasce dall’esigenza di mettere a disposizione degli addetti ai lavori del mondo della comunicazione e del giornalismo dati affidabili e analisi puntuali sui principali cambiamenti in corso nelle abitudini di fruizione informativa degli italiani.

Prima: Professor Cornia, che cosa emerge dal Rapporto?
Cornia: I risultati di quest’anno offrono uno spaccato dei mutamenti in corso nel modo in cui si informano gli italiani. La televisione rimane la principale fonte di informazione, in particolare per le donne, per i più anziani e per chi si colloca politicamente nel centrodestra. Il suo peso, tuttavia, sta calando lentamente ma in modo costante, mentre le fonti online stanno guadagnando terreno.

Prima: Che evoluzione può attendersi?
Cornia: Se il trend continua, e non ci sono ragioni per pensare altrimenti, possiamo aspettarci un sorpasso dell’online nei prossimi anni, come già avvenuto nella maggior parte dei paesi presi a riferimento (in Gran Bretagna, Spagna e Stati Uniti, per esempio).

Prima: Ma dove si informano veramente le persone?
Cornia: Molti italiani continuano ad informarsi sui social media: lo fa il 39%, e per il 17% rappresentano la principale fonte di informazione. La loro popolarità come strumento per trovare e interagire con le notizie, tuttavia, registra un rallentamento. Emerge inoltre con chiarezza un riposizionamento delle piattaforme: Facebook perde terreno, specialmente tra i giovani, e Twitter ha dimezzato il suo peso. Crescono invece piattaforme più giovani e che puntano maggiormente sul formato video, come Instagram e TikTok. Occorre però evitare di commettere l’errore di considerare i social media come il luogo ideale dove le testate mainstream possono trovare e fidelizzare nuovi utenti. I nostri dati suggeriscono infatti che persone comuni, content creators, e testate e giornalisti alternativi o minori sono le fonti predilette dalla maggior parte degli utenti che si informano sui social, più popolari delle testate giornalistiche mainstream.

Prima: Il giornalismo deve cambiare?
Cornia:
L’analisi degli user needs fornisce indicazioni utili sugli ambiti su cui il giornalismo italiano può intervenire per avvicinarsi e soddisfare maggiormente il suo pubblico. L’informazione “nuda e cruda” è considerata importante dalla maggior parte del campione, ma molti ritengono anche che il rispettivo bisogno, quello di “essere aggiornati”, sia già ampiamente soddisfatto dall’offerta informativa esistente. La priorità è invece più marcata per le notizie che aiutino a “comprendere meglio” temi complessi e offrano “prospettive diverse e originali” su argomenti ricorrenti. Per fare questo, occorre uscire dalla propria comfort zone, ricercare esperti, analisi e opinioni al di fuori del circolo dei “soliti noti” e non dare per scontato le conoscenze pregresse del pubblico sui temi di attualità.