Milano (foto Foto di Jordan Pulmano su Unsplash)

Non solo business. Milano sempre più meta turistica. La sua buona reputazione genera un valore da 15 miliardi

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Milano, a place to be. Sono sempre di più coloro che ne sono convinti, tanto che il capoluogo lombardo non sembra arrestare la sua corsa e, dopo il boom vissuto con Expo 2015 e in vista delle olimpiadi invernali del 2026, continua a guadagnare posizioni nelle classifiche internazionali per valenza turistica, attrattività economica e vivibilità, oltre a vedere un aumento costante del numero degli arrivi in città. Tanto che gli esperti rivelano che ‘l’allure’ di Milano è in grado di generare un valore di oltre 15 miliardi di euro.

Tra gli elementi che contribuiscono maggiormente alla definizione di Milano come ‘capitale produttiva d’Italia’, le opportunità offerte dal mercato del lavoro, l’elevata qualità dei servizi, la varietà e l’eccellenza del sistema universitario. Soprattutto, la ricettività turistica che sta vivendo un periodo particolarmente positivo: dallo scorso decennio, Milano è stata testimone di una decisa impennata della domanda turistica, frutto anche di un crescente impegno da parte degli attori istituzionali del territorio nella costruzione e nel consolidamento di una brand identity riconoscibile, oltre che nella definizione di un’attenta strategia di posizionamento internazionale della città.

I numeri parlano chiaro: lo scorso anno gli arrivi a Milano città sono stati 8.487.200, decretando il 2023 come l’anno migliore di sempre del turismo. E non è tutto, perché nei primi 5 mesi del 2024, sono stati registrati complessivamente oltre 3,5 milioni di arrivi, superando ogni mese gli arrivi del 2023, in trend di crescita: si va dai 572.475 arrivi di gennaio agli 839.990 di maggio. E l’economia ringrazia: secondo dati del registro imprese aggiornati a giugno 2023, sono 12.839, a Milano, le imprese operanti nei settori legati al turismo, tra accoglienza, ristorazione, agenzie di viaggio, in crescita rispetto alle 10.798 di dieci anni fa e stabili rispetto allo scorso anno. Prevale il settore ristorazione con 10.680 imprese, seguito dall’accoglienza con 1.355 attività. Poi ci sono le agenzie di viaggio con 804 unità. Tutte queste imprese contano 110 mila addetti, di cui 85mila nella sola ristorazione.

Il Comune di Milano intanto ha messo il tesoro in cassaforte: lo scorso aprile ha approvato un regolamento per la registrazione di marchi di terzi contenenti la denominazione ‘Milano’. Il nome Milano, spiegano da Palazzo Marino, rappresenta “un’eccellenza, simbolo di prestigio, valori e vitalità economica”. Pertanto “il regolamento, composto da nove articoli, è stato concepito allo scopo di tutelare l’immagine della città, promuovere lo sviluppo culturale, economico e sociale del territorio e per garantire un’omogenea e accurata trattazione delle richieste di autorizzazione”. Secondo il regolamento, i richiedenti devono fornire motivazioni circa l’effettivo collegamento con il territorio e con i valori cittadini, oltre all’idoneità a veicolare un’immagine positiva della città di Milano. E se durante il periodo di validità i requisiti necessari non dovessero più essere soddisfatti, l’autorizzazione verrebbe immediatamente a decadere.

Per rimanere in tema di eventi ‘iconici’ milanesi, secondo dati di Confcommercio Milano, quest’anno la Milano Fashion Week ha attratto 50.500 visitatori stranieri (+11% sul 2023) e 63mila italiani (+10% sul 2023), producendo un indotto pari a 70,4 milioni di euro. Il Salone del Mobile ha registrato 370.824 visitatori, in aumento del 20% rispetto al 2023, producendo un indotto di 261 milioni di euro (+13,7% sul 2023), con un tasso di ricettività in crescita del 14,2%, un aumento del business per la ristorazione del 13,7% e per lo shopping del 12,7%. Riguardo le olimpiadi di Milano-Cortina, poi, oltre la metà delle imprese (il 54%) si aspetta benefici economici, con una crescita del fatturato tra il 10 e il 20%. E non è tutto, perché l’87% vorrebbe un ‘Fuori Salone’ olimpico.

Ma Milano non è solo turismo: secondo un report dell’ufficio studi, statistica e programmazione della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi, oltre all’allure internazionale della città, le numerose opportunità offerte dal mercato del lavoro e l’elevata qualità dei servizi, è anche la varietà e l’eccellenza del sistema universitario a contribuire al successo generale: nel corso degli ultimi dieci anni, gli atenei milanesi hanno visto raddoppiare il numero degli iscritti stranieri, pari al 10% circa degli studenti universitari, una quota molto più alta della media italiana, ferma al 3%, e in linea con quella di Paesi come Francia e Germania.

Tutto ciò produce effetti che si riversano anche sul sistema produttivo, contribuendo a consolidare il profilo della città come destinazione ideale per chi sceglie di fare innovazione. Milano, infatti, si distingue come uno dei pochi contesti in Europa dove è diventato più semplice per le start up aumentare i loro ‘seed round’. Lo si vede anche dall’elevato numero di start up internazionali che hanno stabilito in città una seconda sede, aspetto per cui Milano risulta settima in Europa, oltre che nella curva di crescita esponenziale che ha interessato le imprese innovative a guida giovanile, raddoppiate negli ultimi cinque anni, e tra queste in particolare quelle condotte da under 35 stranieri, quadruplicate dal 2017 a oggi.

Secondo la società di consulenza Brand Finance, specializzata nella valutazione del brand e degli altri asset intangibili del mondo, infine, se Milano è particolarmente apprezzata anche per fattori come educazione & scienza e sostenibilità, reputazione complessiva, attrattività e business, la città è particolarmente apprezzata anche per la sua vivibilità. Nel City Index 2023 redatto dalla società, Milano è al 19esimo posto tra la top 100 delle città del mondo analizzate. Nei festival culturali e nello sport, nella vita notturna e lo shopping, ad esempio, il capoluogo lombardo risulta più forte di Roma. E considerando che l’immagine e la reputazione nella quota di valore del trade mark pesano nel lusso tra il 20 e il 40% del valore di impresa, si può affermare che ‘l’allure’ di Milano è in grado di generare un valore di oltre 15 miliardi di euro. (di Cristina Livoli)