La sede del Washington Post (foto Ansa)

Il Washington Post dichiara guerra al futuro direttore

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Il legame di Robert Winnett, futuro direttore della testata, e dell’attuale ceo Will Lewis con gli scandali inglese del gruppo Murdoch scatenano la redazione del quotidiano

Al Washington Post i prossimi mesi si preannunciano come parecchio agitati, e non per la necessità di seguire le elezioni presidenziali.
Il giornale, di proprietà di Jeff Bezos, sta attraversando una fase di cambiamento alla direzione. Nelle scorse settimane, infatti, ha registrato l’addio della direttrice Sally Buzbee, sostituita da Matt Murray fino alle elezioni di novembre. Dopo la consultazione il timone passerà a Robert Winnett, fresco di nomina da parte del ceo Will Lewis.

Winnet però, insieme allo stesso Lewis, pare entrato nel mirino della redazione.
Non solo: un’inchiesta del New York Times ripercorre i rapporti tra i due, tornando ai tempi in cui lavoravano per i media britannici, adombrando il dubbio abbiano usato informazioni ottenute fraudolentemente. Lewis era all’epoca il direttore del Sunday Times (testata del gruppo di Rupert Murdoch), Winnett lavorava per il Daily Telegraph, altro giornale di stampo conservatore di cui attualmente è vicedirettore.

L’attacco del Washington Post

“Bozze di un libro inedito e altri documenti mettono in dubbio l’integrità giornalistica di Robert Winnett a pochi mesi dal giorno in cui dovrebbe assumere il comando della redazione”, scrive oggi il Washington Post in un’inchiesta firmata da quattro reporter tra cui due premi Pulitzer.
Presentando la nomina di Winnett alla redazione, Lewis aveva definito il suo protetto “un giornalista di livello mondiale” che avrebbe ripristinato “il massimo rigore investigativo” al quotidiano.
Sotto il titolo “Il prossimo direttore è legato a un individuo che si autodefinisce ‘ladro'”, il Post, scrive Ansa sintetizzando l’attacco, accusa Winnett di aver usato per anni materiale fornito da John Ford, ex aspirante attore che si era costruito una carriera estorcendo con l’inganno e altri mezzi illegali informazioni riservate sul conto di politici e uomini d’affari.
Secondo il Post, sarebbe stato proprio grazie a Ford che Winnett avrebbe pubblicato scoop sulle finanze di Tony Blair, la scalata di un uomo d’affari iracheno al Leeds United e la lista dei clienti per un nuovo modello di Mercedes da 250 mila sterline. Ford, che in passato si è autodescritto come “un ladro comune”, usava il suo talento con gli accenti per convincere banche e altri soggetti a passargli informazioni private. La pratica – in inglese “blagging” – è contro la legge anche in Gran Bretagna, ma può essere giustificata in tribunale se il materiale è pubblicato nell’interesse del pubblico.

Il Post ha ottenuto la bozza di un libro di memorie di Ford scritto tra 2017 e 2018 e mai pubblicato: tra gli episodi al centro, il furto di un memoir di Blair per cui Ford nel 2010 era stato arrestato da Scotland Yard. L’ex attore si era rivolto a Winnett che lo avrebbe aiutato a trovare un avvocato, rassicurandolo che, grazie all'”omertà” del giornalismo britannico, i suoi sforzi clandestini non sarebbero mai venuti a galla.

I silenzi di Winnett e Lewis

Interpellato dal Washington Post, Winnett non ha risposto “a una dettagliata lista di domande” ed egualmente in silenzio è rimasto Lewis.
Il silenzio di Lewis sugli scandali di News Corp, tra l’altro, pare essere anche tra le ragioni che hanno portato all’uscita dell’ex direttrice Buzbee he avrebbe contestato al manager il ruolo avuto in quelle vicende. Nelle ultime settimane il ceo è stato accusato da media Usa di aver censurato sul suo stesso giornale articoli che lo collegavano alla vicenda: sarebbe stata questa, secondo il New York Times, una delle ragioni delle dimissioni della Buzbee.