Roberto Cicala / Andare per i luoghi dell’editoria

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Roberto Cicala, docente all’Università Cattolica ed editore di Interlinea, ha pubblicato con Il mulino un interessante saggio che ci porta nelle “cucine” del mondo editoriale italiano, ovvero dove nascono i libri. Da Torino a Palermo, un viaggio che ci presenta librai o tipografi che diventano editori (Laterza), o sedi che hanno fatto la storia (Giunti, in cui fu ordita la congiura dei Pazzi contro i Medici). Un viaggio, come racconta Cicala ai lettori di Primaonline, “per scoprire quell’Italia anche minore che crede nella cultura, talvolta sognando”

“«Un libro sogna» amava dire Ennio Flaiano, primo vincitore del premio Strega a guerra appena finita. E in effetti i libri sono come amici che ci aiutano a sognare. Anche grazie alle suggestioni dei loro vestiti con cui si presentano a noi, in libreria o sugli scaffali di casa.
Proviamo a pensarci: la carta che sembra profumare nei classici “Meridiani” Mondadori, un colore pastello delle edizioni Adelphi, un formato tascabile riconoscibile come quello dei gialli Sellerio del commissario Montalbano, il logo di Feltrinelli a forma di freccia che ci ricorda una bella lettura di Isabel Allende, il disegno di Harry Potter che ci invita ancora una volta alla magia. Sono tutti quegli elementi (che gli esperti chiamano “paratesto”) con cui gli editori assemblano e ci propongono i libri di cui ci appassioniamo. Proprio perché ci fanno sognare, forse sognando essi stessi.

Ma dove nascono quei volumi, non soltanto best seller, che finiamo per amare? Nascono, spesso dopo una gestazione di quasi nove mesi, dentro le case editrici in cui provo ad accompagnare il lettore entrando in ville storiche, sedi prestigiose, uffici di design e open space dove non sono previste visite guidate. In “Andare per i luoghi dell’editoria” veniamo in contatto diretto con le storie di persone – non solo autori ma editor, grafici, addetti stampa, correttori, scout e tanti altri mestieri – che ci offrono le loro emozioni, travasate nelle pagine stampate, con l’opportunità, data dalla lettura, di vivere più vite, come ricordava sempre Umberto Eco.

Il fatto che si chiamino “case” la dice lunga sull’importanza dei luoghi in cui si cucinano le parole per renderle più appetibili e gustose al palato degli ospiti, cioè i lettori, dentro il piatto dei libri. In gergo è detto davvero “cucina” il lavoro di redazione: è ciò che capita dietro le quinte dei libri per farli nascere. Questo mio viaggio in Italia tenta di tracciare una piccola storia dell’editoria italiana attraverso alcuni dei maggiori marchi ed è l’occasione per festeggiare in modo condiviso i 70 anni della casa editrice che pubblica il volume, Il Mulino, nella collana “Ritrovare l’Italia” curata da Daniela Bonato, creando una mappa del come e del perché si produca tanto sapere in tutta la penisola.

Da Torino a Palermo incontriamo figure minori e protagonisti indiscussi come il “cumenda” Rizzoli, vicende di librai o tipografi (o bidelli) che diventano editori, come Laterza, sedi che hanno fatto la storia come la villa dell’editrice Giunti in cui fu ordita la congiura dei Pazzi contro i Medici. È un percorso ideale e comunque molto soggettivo con tappe nelle città dove si concentrano le maggiori sigle editoriali, che testimoniano come la forbice degli sconsolanti dati sulla lettura degli italiani indica una divisione tra nord e sud che non riguarda la passione, l’intelligenza e la creatività di piccole, medie e grandi imprese distribuite dappertutto. È una bibliodiversità che rispecchia la variegata identità dell’Italia di oggi, di cui le case editrici sono uno specchio veritiero tra carta e digitale. Così l’esperienza della lettura, che talvolta può apparire un’attività soltanto intellettuale e solitaria, diventa invece molto pratica e concreta, anche collettiva, quando proviamo a oltrepassare la porta di una casa editrice.

“Andare per i luoghi dell’editoria” significa scoprire quell’Italia anche minore che crede nella cultura, talvolta sognando. Lo credeva anche Italo Calvino, molto citato nel libro: perché tanto le case editrici quanto «le città, come i sogni, sono costruite di desideri e di paure»”. (Roberto Cicala)