Roberto Gualtieri (foto Ansa)

Roma cosmopolita? L’urgenza di una visione

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La città, grazie al Giubileo del prossimo anno, si appresta ad accogliere un gran numero di pellegrini da tutto il mondo. Ma rischia di restare ancorata al passato se non si attrezza con progetti che la proiettino nel futuro

LOBBY D’AUTORE – Prima Comunicazione, Aprile-Maggio 2024

Il Giubileo 2025 segnerà la rinascita di Roma? Circa 35 milioni di pellegrini (aggiuntivi) in arrivo, decine di cantieri in corso per più di 3 miliardi di spesa pubblica necessari a riqualificare intere zone della Capitale e a realizzare qualche opera nuova, oltre naturalmente alla forza spirituale di un evento molto atteso dalla comunità cattolica globale che accenderà i fari del pianeta sulla Città eterna. Eppure siamo costretti a registrare la sostanziale assenza di un dibattito pubblico su effetti, impatti, conseguenze dell’Anno santo a livello nazionale e (ancor più) globale.

Non è un caso, ahinoi. Se il Giubileo rappresenta una straordinaria occasione di
(ri)posizionamento globale per Roma, è bene sapere che – almeno negli ultimi 20 anni – la classe dirigente locale e nazionale non si è in alcun modo preoccupata e curata della reputazione globale della nostra Capitale, della sua capacità di attrazione sulle rive del Tevere di capitali e capitani, investimenti e talenti provenienti dal mondo. Se lo studioso tedesco Theodor Mommsen già a fine Ottocento avvertiva che “a Roma non si sta senza avere dei propositi cosmopoliti”, ciò è ancora più vero oggi. Roma ha asset reali e potenziali che potrebbero consentirle di ribaltare il declino economico, sociale e psicologico vissuto negli ultimi anni. Si tratta di asset che si incrociano perfettamente con una serie di macrotrend globali che prima la pandemia ha temporaneamente interrotto, poi l’uscita dalla pandemia ha accelerato negli ultimi 24 mesi: la ricerca della qualità della vita, la centralità del tempo libero, la cultura della bellezza, l’innovazione tecnologica al servizio del benessere e della salute.

In una fase della globalizzazione fatta di città-Stato in concorrenza tra di loro, proprio come accadeva nei secoli luminosi del Rinascimento, per diventare attrattivi a livello globale bisogna avere e comunicare una ‘visione’: è necessario individuare un obiettivo di medio-lungo termine fatto di elementi distintivi rispetto alle altre Capitali e di ambiti di eccellenza in cui primeggiare, mobilitando intorno a questo obiettivo le migliori energie pubbliche e private e coinvolgendo (almeno sul piano emotivo) la gran parte dei cittadini. Molte metropoli hanno definito e annunciato negli ultimi anni la loro visione: solo per citare gli esempi più celebri e celebrati, in Oriente Tokyo l’ha sintetizzata nello slogan ‘Creating the future’, nel Middle East Dubai usa il claim ‘City of happy, creative and empowered people’, mentre nella vecchia Europa Parigi si proietta nel mondo come ‘Icon of life and style worldwide’, Berlino si presenta come ‘Innovative economic and scientific hub’ e Barcellona come ‘The smart city’. E Roma? Negli ultimi 20 anni non si è definita e non si è programmata, facendosi raccontare solo per il suo glorioso passato.

Oggi qualche segnale di ‘globalità’ inizia a materializzarsi. Le numerose aperture di hotel di lusso nel centro storico di Roma avvenute negli ultimi 18 mesi hanno finalmente colmato il deficit di offerta turistica di qualità, di cui Roma ha sempre sofferto. E contrariamente a quanto si immagina, il Giubileo 2025 dovrebbe far crescere la domanda di ospitalità di lusso (come è accaduto nel Giubileo del 2000), pur essendo un evento pensato per pellegrini che appartengono alla fascia bassa del turismo. Anche la capacità di Roma di attrarre grandi eventi sportivi, musicali, culturali si è rafforzata negli ultimi anni, migliorando l’offerta di entertainment per residenti e turisti italiani e internazionali.

Manca sempre, però, una ‘visione’ complessiva da proporre al mondo. Non sarà un problema per i 35 milioni di pellegrini del 2025, ma lo sarà per Roma e per i romani dal momento in cui si chiuderanno i battenti della Porta santa.