Washington Post, nuovi guai per il ceo Lewis: aiutò Boris Johnson nel Partygate

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In una ricostruzione, il Guardian attribuisce al manager il suggerimento di “ripulire” i telefoni durante lo scandalo a Downing Street

Il ceo del Washington Post Will Lewis continua a essere nel mirino. Dopo le critiche per gli scandali del gruppo Murdoch, mosse dalla stessa testata, ora a scavare nel suo passato è il Guardian.
Secondo il quotidiano britannico, Lewis avrebbe avuto un ruolo nel cosiddetto Partygate, consigliando all’allora premier inglse Boris Johnson e altri alti funzionari di 10 Downing Street di “ripulire” i loro telefoni nel mezzo dello scandalo che li aveva coinvolti durante il Covid.

Consigliere informale di Johnson

Lewis – scrive il Guardian – avrebbe fatto le raccomandazioni in alcuni casi personalmente in veste di consigliere informale del premier. Il giornalista era entrato a far parte del circolo di consiglieri impegnati nella cosiddetta operazione battezzata in codice ‘Save Big Dog’ che tentò senza successo di salvare il premierato di Johnson.

I consigli, ricostruisce il giornale ripreso da Ansa, sarebbero stati dati da Lewis nel dicembre 2021 e gennaio 2022, quando gli alti funzionari erano sotto inchiesta per aver violato le regole di isolamento mentre il resto del Regno Unito era in lockdown.
Risalgono a un periodo coperto da una inchiesta amministrativa sul Partygate e prima che, il 25 gennaio 2022, la faccenda entrasse nelle mani di Scotland Yard.

Richieste diverse per lo staff

I suggerimenti di Lewis, se confermati, sarebbero andati direttamente in contraddizione con quanto affermato in una mail inviata allo staff di Downing Street in cui si invitava a non distruggere qualsiasi materiale che potesse risultare rilevante per l’inchiesta.
Le fonti hanno detto che era stato loro consigliato di cancellare dai telefoni foto e altri messaggi che avrebbero potuto danneggiarli se entrati in possesso degli investigatori.