Manuel Castoldi

Case green, una scommessa da 180 miliardi

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Con la direttiva dell’Ue potrebbero arrivare tanti soldi, ma c’è da studiare bene cosa fare per non ripetere gli errori del Superbonus

Un’altra partita da 180 miliardi di euro si sta per aprire in Italia nel settore edilizio ed è quella avviata con il varo da parte dell’Ue della direttiva Case Green. Ennesima tegola sulle spalle dei contribuenti italiani o opportunità da cogliere mettendola al centro di un progetto più generale che, partendo dalla risistemazione dei uno dei più vecchi patrimoni edilizi europei arrivi ad avviare un ridisegno complessivo delle città e della cultura dell’abitare?

Oggi, a direttiva varata e con sei mesi di tempo per il governo per recepirla e un altro anno, al 31 dicembre 2025 per varare il Piano Nazionale Italiano per le case green, entrambe le prospettive sono possibili. A scommettere sulla seconda, ossia sulla grande opportunità di dare una svolta al settore della casa e all’industria delle costruzioni, credono però tutti i principali stakeholder economici e istituzionali, dall’Ance, l’organizzazione confindustriale del settore costruzioni, alle associazioni consumatori, dalle imprese del settore energetico e dei servizi agli amministratori di condominio.

Per iniziare ad analizzare come riuscire a vincere la scommessa di trasformare questo nuovo obbligo europeo in un’opportunità di sviluppo, si è tenuto un primo incontro mercoledì scorso 19 giugno a Roma organizzato dalla Comin&Partner e da Rete Irene, una “società benefit” che raccoglie 19 aziende e 8 partner industriali tutti accomunati dall’obiettivo di fare della sostenibilità edilizia un motore in grado di abbattere i consumi energetici, migliorare i livelli di qualità abitativa, aumentare il valore patrimoniale degli immobili e allargare, per queste stesse ragioni, il campo d’azione della sostenibilità abitativa oltre la singola unità immobiliare fino ai quartieri e alle intere città. Come ha sostenuto il presidente di Rete Irene Manuel Castoldi, aprendo i lavori, la sfida è grande: 180 miliardi di euro sono lo stesso volume di risorse mosso dall’intera partita dei Bonus edilizi che si sta ora portando a conclusione. E sarebbe un peccato che tutte le esperienze e le competenze sviluppate a partire dal 2020, tutte le incertezze e gli errori compiuti e via via corretti per una iniziativa avviata nel clima drammatico dell’emergenza Covid, vadano perduti. “Oggi c’è la possibilità di mettere a frutto quanto imparato da quegli errori”.

Manuel Castoldi

Una visione a cui ha aderito Giovanni Di Scipio, capo dell’Ufficio Legislativo del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Che ha scandito i tempi entro cui bisognerà muoversi per raggiungere gli obiettivi europei. Che sono: ridurre del 55% entro il 2030 le emissioni nocive rispetto ai livelli del 1990 e raggiungere le emissioni zero entro il 2050. Come? Il testo prevede che tutti i nuovi edifici dovranno essere a zero emissioni a partire dal 2028, mentre quelli esistenti dovranno raggiungere la classe energetica E entro il 1° gennaio 2030 e D entro il 2033. Per il riscaldamento si prevede il divieto di utilizzo di combustibili fossili entro il 2035 e l’abolizione di sussidi per l’installazione di boiler a combustibili fossili entro il 2024. “Il governo – ha detto Di Scipio – procederà al recepimento entro i termini, e poi lavorerà alla stesura del Piano Nazionale entro fine 2025, per cui è fin d’ora in posizione di ascolto nei confronti di suggerimenti, proposte, rilievi che verranno da imprese, professionisti e associazioni”.E le primi indicazioni non si sono fatte aspettare.

Mauro Vergari, direttore dell’Ufficio Studi su innovazione e sostenibilità di Adiconsum ha dichiarato da subito il giudizio positivo e senza remore sulla direttiva Case Verdi ma ha detto che la stagione del Superbonus ha insegnato che non bisogna fare arrivare i cittadini impreparati. E che quello di cui i proprietari di case hanno bisogno è sapere come selezionare e scegliere le imprese a cui affidare progetti ed esecuzione dei lavori come prima cosa, e poi un sostegno coordinato tra governo e banche per una gestione efficace di agevolazioni e benefici che eviti il caos degli ultimi tre anni. E ha avanzato la proposta di formare a livello ministeriale un gruppo di lavoro a termine, sul modello di quello costituito a suoi tempo con Italia Digitale per realizzare il passaggio dalla tv analogica a quella digitale. “Quello su cui va messo l’accento – ha concluso – è che la direttiva Case Verdi mette sul tavolo anche la qualità e la sicurezza degli impianti elettrici delle case degli italiani. Impianti non a norma non potranno ricevere incentivi o benefici e non potranno neanche installare i nuovi sistemi energetici. E va spiegato con forza che non è quindi solo una questione di risparmio energetico ma di sicurezza delle nostre abitazioni”.

Virginio Trivella, coordinatore tecnico e scientifico di Rete Irene ha lanciato l’allarme sul rischio stallo del settore edilizio: “Dal 2025 ogni tipologia di incentivo è di fatto azzerata, non ce ne sono più e questo rischia di destabilizzare l’intero settore”.

In Italia ci sono più di 13 milioni e mezzo di edifici, di cui oltre il 90% è residenziale. Di questi edifici, oltre il 70% è stato costruito prima del 1980 e oltre il 50% prima del 1970, epoca in cui la priorità non era avere una casa energeticamente efficiente, ma avere una casa. Una mole di lavoro che secondo l’Ance può dare una significativa svolta all’intero sistema delle costruzoni, se ben gestita. “Oggi appena il 5% degli edifici sono performanti dal punto di vista della sostenibilità energetica. Ma adesso – ha spiegato Silvia Ricci, vicepresidente elettivo Transizione energetica di Ance – il rischio sono i cantieri bloccati: ci sono 7 miliardi di lavori fermi a causa delle incertezze legate alla fase di uscita dal Superbonus”. E concorda che è fondamentale non perdere il patrimonio di competenze acquisito: “Dobbiamo assolutamente evitare che si ripeta quanto già accaduto: il nascere di 12 mila imprese assolutamente improvvisate che hanno avuto effetti disastrosi sulla gestione degli incentivi”, ha sottolineato Ricci, aderendo alla proposta di Adiconsum di creare un sistema di certificazione delle imprese che sia affidabile per i proprietari di case.

“La scrittura delle norme deve esprimere un concetto chiaro – ha detto Marco Ribaldone, presidente di Assocond Conafi, associazione dei condomini italiani – Ossia che lo Stato non “regala” ma “aiuta”. Bisogna mettere a punto meccanismi che sappiano selezionare gli incentivi, calibrarli a seconda dei passaggi, distinguendo chi parte da categorie energetiche più basse e premiando chi invece è più avanti con un tempistica più morbida”.

Incentivi e agevolazioni che non debbono dimenticare le difficoltà del tessuto sociale, come ha ricordato Katiuscia Eroe, responsabile Energia di Legambiente: “La quantità di famiglie che vivono in una condizione di povertà energetica è alto e in crescita. Non tenerne conto può rendere irrealizzabili gli obiettivi europei”.