La maschera di Mbappè potente messaggio politico

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Con la sua maschera speciale Kylian Mbappè potrebbe già giocare la prossima partita della Francia. A spaccargli il naso, involontariamente, mercoledì scorso, nel finale della partita di esordio dei transalpini contro l’Austria è stato Kevin Danso. Inconsapevole di dare il là ad una storia complessa: tecnologica ma anche sportiva, politica, oltre che simbolica e mediatica.

Una maschera speciale per Kylian Mbappè. Costruita e quindi decorata appositamente, dopo la frattura del setto nasale incorsa all’attaccante durante il match degli Europei di calcio contro l’Austria. Per poter disporre del capitano, il giorno dopo l’incidente, la federazione di calcio francese ha subito fatto mettere a punto una protezione speciale. L’obiettivo, a quanto pare centrato, era quello di permettere a uno dei migliori calciatori in attività di continuare ad allenarsi in sicurezza e scendere eventualmente in campo nella prossima sfida contro l’Olanda. Alla fine, Mbappè si è presentato agli allenamenti – dopo aver chiesto ai suoi follower come volessero fosse fatta la sua maschera – con una sofisticata e tecnologica ‘difesa’ patriottica, con il blu il bianco e il rosso della bandiera francese ed il tipico galletto giallo.

Kylian Mbappé e Jordan Bardella (collage con foto Ansa)

Un bel messaggio anche per Jordan Bardella, in chiave imminenti elezioni francesi, dopo che il candidato del Rassemblement lepenista aveva criticato lui e il compagno di squadra Marcus Thuram, per gli espliciti richiami ai francesi a non votare gli “estremisti”.

La Fifa però ha detto no, che non si può. “L’attrezzatura medica indossata sul campo di gioco deve essere di un unico colore e non deve consentire l’identificazione della squadra o del produttore” recita il regolamento.

 Mbappè dovrà scegliere una mask che più che alla maschera miracolosa di Jim Carrey in The Mask, evocata da Paulo Dybala ad ogni gol, somiglierà a quella di ferro del romanzo di Alessandro Dumas.

La mask di Mbappè – come del resto quella ‘miracolosa’ dello scudetto del napoletano Osimhen, come anche i caschetti del portiere Chech o dell’ex difensore interista Chivu – è comunque un messaggio potente. Da noi va dato per scontato – e senza nemmeno un filo di ironia – che in una vicenda del genere, con le elezioni in fase calda, finirebbe per intervenire anche l’Agcom.

Quasi trascurabile, dunque, in chiave simbolica appare quindi il divieto della Fifa. La mask di Mbappè però non si trasformerà in una sorta di nuovo media, in un contenitore cioè di altri, disparati messaggi e segnali. Alla moltiplicazione di questo tipo di rischi, Infantino e company, che sovrintendono su un’entità internazionale complessa quasi quanto l’Onu, non vogliono esporsi.

Vale la pena ricordare – in termini di conservatorismo ‘peloso’- che la Fifa si era già distinta ai Mondiali del Qatar, quando aveva vietato la fascetta arcobaleno che alcuni giocatori volevano indossare per manifestare – in quei Paesi – la propria solidarietà alla comunità lgbtq+.