Quattro italiani su 10 guardano pay tv in modo illecito, danni per 2 miliardi. Barachini: sensibilizzare sulla gravità del reato

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I pirati di contenuti audiovisivi sono più concentrati tra gli under 35, prevalentemente occupati, possiedono un livello di istruzione più alto rispetto alla popolazione italiana (22% di laureati), geograficamente concentrati nel sud del paese e nelle isole, con leggera prevalenza degli uomini.

I dati dell’indagine Ipsos per conto di FAPAV sulla pirateria audiovisiva in Italia nel 2023:

  • 39%: incidenza complessiva della pirateria (di film, serie/fiction, programmi e sport live). 30%: incidenza della pirateria di film.
  • 22%: incidenza della pirateria serie/fiction. 21%: incidenza della pirateria di programmi. 15%: incidenza della pirateria di sport live.
  • 23%: incidenza delle IPTV illegali anche solo in prova/senza abbonarsi.
  • 319 milioni: la stima complessiva degli atti di pirateria tra la popolazione adulta. 45%: incidenza della pirateria tra gli under 15.
  • 81 milioni: il numero stimato di fruizioni perse di film, serie/fiction e sport live nel 2023 (49 milioni per i film, 21 milioni per le serie/fiction, 11 milioni per lo sport live).
  • 767 milioni di euro: la stima del danno economico potenziale in termini di fatturato perso direttamente a causa della mancata fruizione legale di film e serie/fiction piratate nel 2023, considerando la possibilità di mantenere gli abbonamenti per l’intero anno.
  • 285 milioni di euro: la stima del danno in termini di fatturato perso direttamente a causa della mancata fruizione legale di sport live piratati nel 2023.
  • 2 miliardi di euro: la stima del fatturato perso da tutti i settori economici italiani a causa della pirateria di film, serie/fiction e sport live.
  • 821 milioni di euro: il danno potenziale stimato sull’economia italiana i termini di PIL. 11.200: la stima potenziale dei posti di lavoro a rischio a causa della pirateria audiovisiva.
  • 377 milioni di euro: la stima potenziale dei mancati introiti fiscali – IVA, imposte sul reddito e sulle imprese.
    53%: ritiene di NON creare danni rilevanti piratando (stabile rispetto al 2022).
  • 59%: quota di pirati NON pienamente consapevoli che, a causa della pirateria, i lavoratori dell’industria audiovisiva rischiano di perdere il posto di lavoro.
  • 37% dei pirati si è trovato di fronte ad un sito web oscurato.
  • 45% dei pirati entrati in contatto con i siti web oscurati si è convertito a fonti legali.

Nel 2023 calano lievemente sia la platea dei pirati sia il numero totale degli atti illeciti ma il danno economico potenziale per le industrie dei contenuti e per il Sistema Paese rimane grave. È quanto emerge dalla nuova indagine sulla pirateria audiovisiva in Italia, condotta dalla società Ipsos per conto di FAPAV – Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali, presentata questa mattina a Roma, in occasione dell’evento “Stati Generali della Lotta alla Pirateria tra Legalità, Sicurezza e Intelligenza Artificiale” organizzato dalla Federazione presso il Salone Angiolillo del Palazzo Wedekind, e che ha visto la partecipazione di importanti rappresentanti delle Istituzioni e dell’Industria.

Il 39% degli adulti italiani, secondo i dati Ipsos, ha commesso nel 2023 almeno un atto di pirateria fruendo illecitamente di film, serie/fiction, programmi o sport live: 3 punti percentuali in meno rispetto all’anno precedente. In totale si stimano circa 319 milioni di atti di pirateria contro i 345 milioni del 2022.

Un trend in leggera decrescita ma non è sufficiente per analizzare il fenomeno con cauto ottimismo: 4 italiani adulti su 10 hanno infatti compiuto nel 2023 almeno un atto di pirateria. Tra i contenuti più piratati ci sono i film. In calo la visione illecita di serie tv/fiction con un -14% rispetto al 2022.

Tra le diverse tipologie è la pirateria digitale la principale modalità di fruizione dei contenuti piratati (37%) ma, rispetto al 2022, è l’unica che scende leggermente (era 40% nel 2021 e 39% nel 2022). Pirateria indiretta e pirateria fisica restano stabili rispettivamente al 12% e al 9%.

Le IPTV illecite rappresentano una delle forme preferite da circa 11,8 milioni di italiani per accedere almeno una volta ai contenuti pirata, seguono lo streaming con il 18% e il download con il 15%.

Qual è l’identikit del pirata?

I pirati di contenuti audiovisivi sono più concentrati tra gli under 35, sono prevalentemente occupati, possiedono un livello di istruzione più alto rispetto alla popolazione italiana (22% di laureati), sono geograficamente più concentrati nel sud del paese e nelle isole e vi è leggera prevalenza degli uomini rispetto alle donne.

Tra gli adolescenti cala l’incidenza della pirateria (45% contro il 47% del 2022 e il 51% del 2021) e diminuiscono anche gli atti complessivi di pirateria (20,7 milioni) segnando un -14% rispetto al 2022. Tra i contenuti resistono i film (34%) scende invece tra i più giovani l’interesse a piratare contenuti legati allo sport live e alle serie tv e fiction.

La stima del danno economico potenziale per le industrie dei contenuti audiovisivi ammonta a circa 767 milioni di euro (+14% rispetto al 2021, anno dell’ultima rilevazione complessiva).

Pirateria sportiva: per quanto riguarda lo sport live, a fronte di un’incidenza della pirateria stabile, gli atti crescono rispetto al 2021, ma diminuiscono rispetto al 2022, superando i 36 milioni. Nel 2023 sono state stimate 11,4 milioni di fruizione perse (+0,4 mln rispetto al 2021) con un danno economico complessivo di circa 285 milioni di euro.

Ipsos ha stimato una perdita di fatturato per l’economia italiana pari a circa 2 miliardi di euro a causa della pirateria, il che implica una perdita di PIL di circa 821 milioni di euro e una contrazione dei posti di lavoro pari a circa 11.200 unità.

La pirateria audiovisiva è un reato, gli italiani ne sono consapevoli? Il 79% dei pirati ha chiaro che si tratti di una pratica illecita, ovvero che rappresenti un reato. In particolare, il 47% degli italiani non è perfettamente consapevole della gravità del fenomeno e degli impatti che questa pratica provoca ad esempio sul mercato del lavoro o sul depauperamento della creatività e del talento, linfa vitale per l’industria audiovisiva e culturale italiana.


L’impatto sul fenomeno della nuova legge antipirateria: tra le possibili forme di deterrenza e contrasto quelle che si pensa possano essere più efficaci sono legate all’oscuramento del sito con contenuti non autorizzati dai titolari dei diritti, che in molti casi induce il pirata ad abbandonare la fruizione illegale a favore di alternative legali a pagamento (45%), alla sanzione amministrativa e alla denuncia penale. Rispetto alla nuova legge antipirateria, entrata in vigore nell’agosto del 2023, c’è ancora una conoscenza approssimativa dei contenuti e degli effetti, tuttavia al crescere della consapevolezza cresce la responsabilità individuale. Infatti, il 37% dei pirati ha dichiarato che, a seguito dell’entrata in vigore della nuova normativa, non scaricherà o fruirà più di contenuti audiovisivi in forma illecita.

Alberto Barachini, presidente Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI (Foto ANSA)
Alberto Barachini, (Foto ANSA)

Barachini: sensibilizzare sulla gravità del reato

“E’ un impegno del governo e lo stiamo seguendo giorno per giorno, passo per passo. La legge dell’agosto scorso ha posto un primo importante punto fermo in questo contrasto a un fenomeno criminale e i primi risultati li stiamo vedendo ma dobbiamo andare avanti. Con la Fapav abbiamo avviato una campagna di comunicazione che credo abbia raggiunto una fascia estremamente importante, quella giovanile e quella che segue eventi sportivi in diretta. Molto è stato fatto dunque ma molto resta da fare soprattutto nella sensibilizzazione della cittadinanza sulle conseguenze di questo reato e su quanto sia grave”. Lo dice Alberto Barachini, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’informazione e all’editoria, in un video messaggio agli “Stati Generali della Lotta alla Pirateria tra Legalità, Sicurezza e Intelligenza Artificiale”. “Sono diminuiti gli atti di pirateria – dice Barachini – ma non c’è ancora una percezione completa del reato né di quanti danni provochi. Basta pensare ai dati presentati oggi: un danno al fatturato di oltre 2 miliardi, con un impatto sul Pil di 821 milioni e purtroppo con la messa a repentaglio di più di 11mila posti di lavoro. Dunque dobbiamo sostenere l’industria nazionale e anche altri settori oltre all’audivisivo come la musica o l’editoria che soffrono altrettanto della pirateria digitale e fare in modo che i cittadini comprendano quanto è pericoloso, rischioso e dannoso”, aggiunge. “La cosa più importante – conclude – è valorizzare il contributo delle nostre aziende e fare comprendere quanto sia oneroso produrre contenuti di qualità” dice Barachini che annuncia che il Governo continuerà con le iniziative di sensibilizzazione, ad aggiornare le norme, a “impegnarsi in maniera determinata, costante e totale”.

“La ricerca presentata oggi da Nando Pagnoncelli e riferita al 2023, evidenzia come il fenomeno della pirateria nel nostro Paese sia in continua evoluzione, registrando un leggero calo degli atti e dell’incidenza. Questo però non ci deve indurre all’errore: il comportamento illecito continua ad essere un problema concreto che colpisce le industrie audiovisive ma ha conseguenze gravi anche per l’intera economia italiana con una forte ripercussione sull’occupazione. La pirateria, infatti, sta rallentando il processo di sviluppo ed espansione dei nuovi modelli di business lanciati dall’industria audiovisiva negli ultimi anni e sta danneggiando anche tutto lo sport, non solo il calcio, in un momento in cui il movimento sportivo italiano sta raggiungendo risultati d’eccellenza in moltissime discipline. I numeri di Ipsos mostrano come la pirateria sia ancora oggi praticata da una fetta importante di popolazione, caratterizzata da individui consapevoli ma incuranti dei danni diretti e indiretti che ogni singola azione illegale provoca. Non si tratta di un problema solo economico o industriale ma assume sempre di più una connotazione sociale dove il singolo pirata entra a far parte di un sistema criminale, il cui unico obiettivo è il business. Per questo motivo come FAPAV, siamo da sempre impegnati nel promuovere campagne e progetti di comunicazione finalizzati ad informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sul valore della legalità. Come, ad esempio, la seconda edizione di “We Are Stories”, che sarà lanciata a breve e che racconta storie vere di giovani professioniste che hanno realizzato il sogno di lavorare nelle industrie audiovisive. Informazione sì ma anche contrasto, convinto e tempestivo: il blocco rapido dei siti illegali, le conseguenze amministrative e penali oggetto della nuova legge antipirateria, rappresentano un importante passo in avanti che il nostro Paese sta compiendo nel contrasto all’illegalità sul web. Si tratta di un impianto normativo all’avanguardia, un esempio per tutti gli altri paesi europei. Ma non possiamo fermarci, ora che la macchina è stata avviata dobbiamo proseguire in questa direzione, estendendo la tempestività dell’azione di blocco tramite AGCOM anche agli altri contenuti audiovisivi previsti dalla legge oltre a quelli sportivi live. E, ancora una volta, il tema è la responsabilità anche di quei grandi soggetti che favoriscono l’accesso ai contenuti illeciti, come i prestatori di servizi di accesso alla rete, i soggetti gestori di motori di ricerca e i fornitori di servizi della società dell’informazione. Questi soggetti sono obbligati dalla legge a adottare le misure tecnologiche e organizzative necessarie per rendere non fruibili da parte degli utilizzatori finali i contenuti diffusi abusivamente ma c’è ancora tanto lavoro da fare in termini di compliance.Fondamentale, inoltre, stabilire dei protocolli con le Procure e le Forze dell’Ordine, figure che rimangono imprescindibili nella tutela del Diritto d’Autore. Non possiamo e non dobbiamo abbassare la guardia, occorre proseguire nel percorso intrapreso lavorando in modo unitario per abbassare il livello di illegalità favorendo l’accesso ai contenuti in modo consapevole e in totale sicurezza” ha dichiarato Federico Bagnoli Rossi, Presidente di FAPAV.

“Ipsos collabora con FAPAV da quasi 10 anni. Grazie a questa consolidata relazione professionale è stato possibile negli anni approfondire il tema della pirateria nel mercato audiovisivo italiano. Per il 2023 i dati emersi dalla nostra ricerca dipingono un quadro ancora problematico: sebbene in presenza di una diminuzione dei pirati e del numero complessivo di atti di pirateria, il danno economico stimato per il settore e per l’intera economia italiana resta allarmante. Parliamo di perdite di fatturato di circa 2 miliardi di euro e di un impatto negativo sul PIL di oltre 800 milioni. Numeri che testimoniano la portata del fenomeno. La nostra indagine evidenzia anche una diffusa consapevolezza di commettere un reato quando si pirata, ma al contempo una scarsa percezione del rischio di essere scoperti e sanzionati. Per contrastare la pirateria è quindi essenziale agire su più fronti: continuare a sensibilizzare il pubblico sulle conseguenze legali ed etiche di questi comportamenti e rafforzare i meccanismi di vigilanza e sanzione. Solo così potremo tutelare adeguatamente le Industrie audiovisive, che rappresentano un asset strategico per il nostro Paese in termini economici e occupazionali.” – ha dichiarato Nando Pagnoncelli, Presidente Ipsos Italia.

DAZN conferma l’impegno al fianco di FAPAV per contrastare il fenomeno della pirateria.

“La Pirateria è un fenomeno criminale e va sconfitta. Il consenso a livello istituzionale è esteso, e non è banale trovarlo, ma è importante essere tempestivi: ogni giorno che passa regaliamo alla criminalità oltre 700.000 euro”, commenta Romano Righetti, General Counsel di DAZN Italia: “Chi offre e vende pirateria è un’organizzazione criminale sofisticata: anche se la piattaforma ha oscurato migliaia di siti illegali, i pirati potrebbero essere in grado di aggirare il sistema legale in tempi brevi. Per rendere la piattaforma più efficace occorrerebbe la collaborazione da parte di alcune realtà che consentono a chi offre la pirateria di rendersi invisibili. Questi soggetti devono concorrere ad una corretta applicazione della legge dello Stato italiano, sia a livello amministrativo, AgCom su questo fronte è già impegnata, sia in tribunale. Bisogna utilizzare gli indirizzi IP di chi vende e compra pirateria. Bisogna procedere con le sanzioni. Inoltre, bisognerebbe estendere alla pirateria digitale strumenti investigativi e di repressione adottati per altri reati: l’utilizzo del “sotto copertura” ed il sequestro per equivalente, anche preventivo. Serve che tutti si schierino contro la pirateria: Presidenti, Dirigenti, Tesserati, perché i tifosi seguono quello che fanno i loro idoli. Questo passaggio insieme alla collaborazione da parte degli intermediari, l’utilizzo dell’indirizzo IP, il rafforzamento delle operazioni fatte dalle Forze dell’Ordine, il sequestro per equivalente insieme alla moral suasion, permetterebbero un contrasto davvero efficace”. L’indagine FAPAV, condotta da Ipsos e presentata oggi a Roma in occasione degli Stati Generali della lotta alla Pirateria tra legalità, sicurezza e intelligenza artificiale, traccia un bilancio dei danni causati all’industria sportiva che, anche nel 2023, si conferma estremamente allarmante: 285milioni di euro (in crescita di +18 milioni rispetto al 2021) sottratti alle casse dello sport. Quasi 1 milione di euro al giorno che l’intero sistema non può reinvestire per far crescere il prodotto calcio e lo sport in generale, impiegandolo nella possibilità di portare in Italia campioni dal richiamo sempre più internazionale, nella modernizzazione degli impianti sportivi o nella creazione di nuovi contenuti. Il settore dello sport live resta tra i più impattati: nel 2023, infatti, si registra un aumento degli atti criminali commessi di +0,4 mln rispetto al 2021 per una stima totale di 11,4 milioni di fruizioni legali perse e un bacino invisibile di ‘hooligans digitali’ abbonati ad almeno una IPTV illegale che è in costante crescita e che nel 2023 ha toccato quota 3.6 mln (+1.3 mln rispetto al 2021), essendo i benefici percepiti dalla fruizione illegale dei contenuti maggiori dei rischi.