Angelucci a ‘Report’ su Agi (“ci divertiamo”), La Verità e la politica

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La puntata di ‘Report’ del 26 giugno su Rai3 nell’inchiesta “Il portantino editore” di Luca Bertazzoni con la collaborazione di Marzia Amico, ha indagato su storia e gli affari di Antonio Angelucci, il parlamentare più ricco e assenteista di Montecitorio, re della sanità privata del Lazio convenzionata con il Servizio sanitario nazionale nonchè editore dei quotidiani “Il Tempo”, “Libero” e “Il Giornale”. Attività quella di editore che pur essendo – come ha spiegato l’esperto contabile contattato da ‘Report’ – in costante e grave perdita finanziaria Angelucci punta ad allargare ampliando il polo di destra mettendo nel mirino La Verità di Belpietro e soprattutto l’agenzia di stampa Agi di proprietà dell’Eni.

“Report” analizza i conti del suo gruppo nelle attività sanitarie e editoriali: le prime stanno dando guadagni mentre il settore editoriale risulta in perdita. L’inchiesta racconta anche la storia del San Raffaele di Rocca di Papa, struttura cui nel 2020 è stato tolto l’accredito regionale a seguito dello sviluppo di un importante focolaio di Covid all’interno della clinica. Il nuovo presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, ex presidente del Cda della Fondazione San Raffaele, ha nuovamente accreditato la struttura e in un anno di governo ha aumentato di 19 milioni e mezzo di euro rispetto al budget ordinario gli stanziamenti in favore delle cliniche di Angelucci.

Da sempre refrattario alle interviste e ai giornalisti (pur essendo un editore), Angelucci è stato intercettato da Bertazzoni che è riuscito a ottenere una serie di informazioni. Qui di seguito parte di quanto è emerso dalla chiacchierata ripresa da Report.

Con Agi “ci divertiamo”

Bertazzoni: Vi state comprando Agi?
Antonio Angelucci: Questo lo dite voi, questa è una cosa non vera
Bertazzoni: L’ha detto anche suo figlio. Che ci fate con Agi?
Angelucci. Niente, ci divertiamo, qualora fosse ci divertiamo.

Perchè la Lega?

Perchè è andato alla Lega? “Non sono andato alla Lega per scelta, ci sono andato perchè in Forza Italia eravamo 94 e con la nuova riforma 24. Tajani e devo dire tutti mi hanno detto: “Tonì un posti per te c’è…non c’è problema” però o ho detto “non vi state a preoccupare magari datelo a un altro perchè io posso andare sia alla Lega sia a Fratelli d’Italia” e poi lì abbiamo scelto la Lega. Salvini mi ha chiamato 50 volte…”

Politica e assenteismo

La politica le piace ancora? “Lasciamo perdere…”. Ma cosa ci sta a fare in Parlamento tanto non ci va mai? “Ce vado, ce vado”. Ma se è il parlamentare più assente, ha il 99% di assenze! “Mi va contro perchè dice delle cose. Lo deve fa…”. Facciamo il nostro lavoro Onorevole. “Aoh, comportati bene”.

Belpietro licenziato da Angelucci

Sul ruolo di Angelucci ‘Report’ ha intervistato Maurizio Belpietro, direttore de La Verità, che lo conosce bene avendo lavorato per lui per sette anni come direttore del quotidiano Libero. Bertazzoni incontra Belpietro a un evento milanese e gli chiede della trattiva con gli Angelucci per acquistare il suo giornale, La Verità
Belpietro: “Perchè siete interessati?”
Bertazzoni: Questa cosa ce l’ha detta Angelucci.
Belpietro: Fattela raccontare da lui.
Bertazzoni: Lei la smentisce. Lei fu licenziato da Libero dagli Angelucci. Che editore era e che editore è? Belpietro: Posso dirle che ho sempre fatto il mio mestiere. Non ho mai chinato la testa di fronte a nessuno. E gli anni in cui sono stato nel gruppo Angelucci non ho mai avuto…ci fu un unico contrasto, con Renzi. Io l’ho pubblicato.
Bertazzoni: E infatti l’hanno mandata via.
Belpietro: No me ne sono andato.
Bertazzoni: Lei aveva iniziato a scrivere di Renzi, del papà di Renzi…
Belpietro: Io, ho i miei giornalisti, sì.
Report ricorda che dopo i primi articoli sull’allora presidente del consiglio Renzi, il direttore Belpietro racconta nel suo libro di aver ricevuto una telefonata da Gianpaolo Angelucci che gli disse: “a Maurì, a che gioco stai a giocà?”. C’erano in ballo 800 milioni di euro di arretrati che il gruppo Angelucci doveva ricevere dalla Regione Lazio, mediatore della partita tra Renzi e Angelucci era Denis Verdini che ci presentò a Belpietro con un faldone di fatture sanitarie da sbloccare.
Bertazzoni: l’editore Angelucci non voleva essere disturbato e non si poteva attaccare Renzi perchè Verdini stava facendo una trattativa per fargli avere i soldi dalla sanità.
Belpietro: Io non so se non volesse essere disturbato, io so che ho ricevuto delle pressioni da parte dell’allora presidente del consiglio Renzi e che poi queste pressioni si sono concluse col mio licenziamento.
Bertazzoni: Lei ha ricevuto una chiamata da Gianpalo Angelucci in cui le chiedeva di non toccare quei tasti.
Belpietro: Faceva l’editore.
Bertazzoni: Lei quando se ne va per fondare La Verità poi se la prende con Feltri che ha preso il suo posto e lei ha detto “io ho sempre scritto quello che dovevo scrivere”.
Belpietro: Questo io non l’ho detto, non è nella mia terminologia.
Bertazzoni: l’ha scritto nel suo editoriale, “Feltri difende i suoi padroni” è il titolo del suo editoriale.
Editoriale firmato da Belpietro- ricorda Report – dove si legge che Libero non si è comportato coma La Verità perchè “non può farlo perchè Tiziano renzi è il padre di colui che avrebbe dovuto aiutare l’editore di libero a incassare fatture per centinaia di milioni di euro…e soprattutto perchè Angelucci non è soltanto l’editore di libero, ma anche il proprietario di un impero…che ha bisogno come ossigeno delle convenzioni, cioè dei soldi erogati dalle Regioni”.

Il caso AGI in Parlamento

La commistione tra politica ed editoria assumerebbe una dimensione ben diversa – dice Report – con l’acquisto dell’agenzia di stampa Agi che fa capo ad Eni, controllata dal Ministero guidato da Giorgetti “collega di partito di Antonio Angelucci”. Operazione che l’Onorevole Provenzano del Pd il 27 marzo alla Camera ha definito “pezzi di partito che spolpano pezzi di Stato, una concentrazione editoriale senza precedenti, in contrasto con tutti i principi europei recentemente riaffermati di pluralismo dell’informazione” in riferimento all’European Freedom Act.