Materie prime critiche, un decreto legge per estrarle e riciclarle in Italia

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Il governo punta a sull’estrazione e il riciclo delle materie prime strategiche, quelle che servono per le transizioni verde e digitale, per la difesa e per l’aerospaziale, e che spesso vengono importate da paesi instabili o potenzialmente ostili (in primis la Cina). Lo ha fatto con un decreto legge ad hoc approvato dal Consiglio dei ministri dopo la messa a punto dei ministri delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, e dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.

Le “materie prime critiche” individuate dalla Commissione europea sono 30: antimonio, afnio, barite, bauxite, berillio, bismuto, borato, carbon coke, cobalto, fluorite, fosforite, fosforo, gallio, germanio, gomma naturale, grafite naturale, indio, litio, magnesio, metalli del gruppo del platino, titanio, niobio, scandio, silicio metallico, stronzio, tantalio, terre rare leggere, terre rare pesanti, tungsteno, vanadio. Il provvedimento stabilisce le regole e i tempi per la valutazione dei progetti di estrazione e di riciclo. Viene istituito presso il Mimit un Comitato tecnico permanente per il monitoraggio e il coordinamento di scorte e approvvigionamenti e per il sostegno ai progetti in materia. Vengono inoltre semplificate le procedure per i permessi di ricerca.

Il decreto legge prevede che il titolare delle concessioni debba versare una percentuale di prodotto dal 5% al 7% a favore dello Stato e delle Regioni, per sostenere gli investimenti nella filiera. Nel provvedimento ci sono norme per il recupero di risorse minerarie dai rifiuti estrattivi. L’Ispra viene incaricato di preparare il Programma nazionale di esplorazione e di aggiornare la Carta mineraria. Il Mimit dovrà individuare con decreto le imprese che operano sul territorio nazionale e che utilizzano materie prime strategiche. Previsto infine anche un ampliamento del Fondo nazionale per il Made in Italy, per stimolare la crescita della estrazione di queste materie.