Vestager: Microsoft non controlla OpenAi, ma l’Ue monitora le relazioni

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Con l’investimento del 2023 Microsoft non ha acquisito il controllo di Open Ai. E’ la conclusione alla quale è arrivata l’Antitrust Ue “dopo un esame approfondito”. A spiegarlo la vice presidente della Commissione europea Margrethe Vestager.

Intervenendo a un workshop a Bruxelles sulla concorrenza nei mondi virtuali e sull’intelligenza artificiale generativa, Vestager ha fatto però intendere che la chiusura di questo capitolo, non porta alla fine della storia. “Continueremo a monitorare le relazioni tra tutti gli attori chiave di questo settore in rapida evoluzione, inclusi Microsoft e OpenAi”, ha puntualizzato.

Partnership con investimenti importanti

“Stiamo assistendo alla tendenza delle grandi aziende a creare partenariati con piccoli sviluppatori di intelligenza artificiale”, ha affermato. Si tratta di “investimenti importanti: danno accesso ai componenti necessari e consentono lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale. Pertanto, in generale, riteniamo che questi accordi siano favorevoli alla concorrenza”.
“Ma a volte possono creare posizioni di mercato radicate, soprattutto attraverso i diritti di esclusività. Dobbiamo quindi tenerli d’occhio per garantire il fair play”.

Il caso Microsoft-OpenAI

Vestager ha poi guardato nel dettaglio agli accordi tra la big di Redmond e la società creatrice di ChatGpt “Microsoft ha investito 13 miliardi di dollari in OpenAi nel corso degli anni. Questa partnership è stata vantaggiosa per entrambi: OpenAi utilizza le vaste risorse informatiche di Microsoft per sviluppare la propria tecnologia e Microsoft integra i servizi di OpenAi nei propri prodotti”.
“Ma dobbiamo assicurarci che partenariati come questo non diventino un travestimento per far sì che un partner possa esercitare un’influenza dominante sull’altro. Se così fosse, dovremmo rivederlo in base alle nostre regole sulla fusione”.

Attenzione alle acquisizioni

“Stiamo anche esaminando altri nuovi sviluppi nei mercati dell’intelligenza artificiale”, come la pratica “acqui-hire” (crasi inglese tra acquistare e assumere), “in cui un’azienda ne acquisisce un’altra principalmente per il suo talento, come abbiamo visto con Microsoft e Inflection. Faremo in modo che queste pratiche non sfuggano alle nostre norme di controllo delle fusioni se portano sostanzialmente a una concentrazione”, ha concluso.