Caltagirone: ridare a Roma quanto tolto. Rischi con autonomie: indispensabili compensazioni

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“A Roma è stato tolto molto e bisogna cominciare a pensare alla restituzione”. Francesco Gaetano Caltagirone ha introdotto così l’evento del Messaggero ‘L’Italia si trasforma. Una sfida Capitale’.
Ampio confronto sul futuro di Roma ed il suo ruolo per l’economia del Paese – tema molto caro all’imprenditore ed editore, l’evento – dalla Sala della Promoteca del Campidoglio – ha visto la presenza di diverse cariche istituzionali e del mondo della finanza. Dal Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, a Raffaello Fitto, Ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il PNRR, da Marco Sangiorgio, amministratore delegato Giubileo 2025, a Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

Ecco il messaggio con cui Caltagirone ha aperto l’evento.

Ringrazio tutti i partecipanti per essere qui, il mio saluto è un saluto quale presidente del Messaggero. Introduco il convegno sulle prospettive economiche di Roma, anche con riferimento alle prospettive generali del Paese.

Parliamo dell’attualità. In questo momento l’inflazione in Italia, secondo l’Istat è lo 0,8%, mentre in Germania è oltre il 2,40% e in Francia è molto simile. Con i tassi euro a breve al 3,60, il tasso reale è del 2,80: è insostenibile. La Germania ha un’inflazione dell’ 1,60% maggiore e quindi ha un impatto ragionevole sui tassi reali, che peraltro sono punitivi proprio per cercare di far calare l’inflazione. Ma quale inflazione? Quella loro, perché la nostra è abbondantemente sotto controllo e questo comporta, in un Paese che ha grande indebitamento pubblico, una forte emorragia reale a livelli di difficile sostenibilità.
Ma il differenziale di inflazione tra noi e la Germania ha un rovescio. Il rovescio della medaglia è che avendo meno inflazione siamo più competitivi sulle esportazioni e quindi tutte quelle regioni di Italia che esportano hanno una forma di compensazione per il tasso punitivo. Noi no.

Roma non è una città esportatrice. A modo suo il turismo è esportazione, ma l’effetto è marginale.
Non abbiamo la partita compensativa, quindi il divario aumenta. Sembra incredibile, non voluto da nessuno, ma aumenta e si aggiunge al divario storico che già ha Roma. Divario storico che si è creato da sopra con il decentramento amministrativo verso l’Europa, si pensi ad esempio alla Bce, e da sotto verso le regioni.

Il provvedimento sull’autonomia regionale, che è di questi giorni non fa che potenzialmente aggravare il problema. Si decentrano risorse e quindi occupazione, Pil e imposte locali. Questo si aggiunge a tre fatti principali che hanno ridotto i flussi finanziari della città. Li elenco.
Primo: la fine dell’industria pubblica, dell’Iri e il decentramento di tutta una serie di imprese, pensiamo allo sfacelo di Alitalia, di Telecom Tim e dell’acciaio di Stato.
Secondo: la finanza. Faccio un elenco perché sembra incredibile: ricordate la Bnl? Era la prima banca italiana e aveva la sede a Roma. Delle tre banche di interesse nazionale, le cosiddette BIN,
uno delle tre, il Banco Roma, aveva la sede a Roma. La più grande banca privata italiana, la Banca Nazionale dell’Agricoltura aveva la sede a Roma. La seconda compagnia di assicurazioni italiana, l’Ina Assitalia aveva la sede a Roma. Il primo istituto di medio credito, l’Imi, aveva la sede a
Roma. 
Di tutto questo a Roma non c’è più niente. È rimasta solo la Bnl, ridimensionata come filiale di Bnp.  
Roma, inoltre, ha perso la Borsa. Il 95% dei movimenti in Borsa avvenivano a Roma perché titoli di Stato e il 5% erano azioni.

Facendo prevalere il concetto delle azioni hanno spostato la Borsa e oggi siamo l’unico Paese in cui il Tesoro, che gestisce il primo debito pubblico e il secondo debito pubblico del mondo, lo amministra a 600 chilometri di distanza. È sicuramente una cosa che non è ragionevole ma è successa. Voglio sottolineare che quello che invece è rimasto con partecipazione pubblica (Enel, Eni, Snam, Italgas, Terna, Poste, Ferrovie, Leonardo, Fincantieri) sono imprese che vanno bene, mentre vanno male quelle che sono state vendute ai privati che le hanno disastrate.
Quindi, tutto sommato la nostra città non gestiva poi così male queste cose. Pensate all’Alitalia, Fare il secondo aeroporto, creare due hub mentre gli altri paesi cercavano di aumentare la massa critica. Noi invece l’abbiamo diviso in due. E infatti non ha retto. Sono cose che hanno pesato seriamente sulla città.

Terzo: il tetto degli stipendi dei dipendenti pubblici, peraltro non indicizzato, che ha prima abbassato e poi impedito la crescita degli stipendi di un certo livello e quindi di consumi di un certo livello. La maggior parte dell’occupazione pubblica è a Roma e ha colpito in modo particolare la nostra città. In poche parole Roma è una Ferrari, ma è una Ferrari senza benzina.

Vedete, tutti quelli che parlano di Roma è come se parlassero della Ferrari e dicessero “va lavata, gli va cambiato l’olio, ha lo specchietto rotto”, come chi parla dell’immondizia e delle buche a Roma.
Ma la verità è che la Ferrari non cammina, non perché non è lavata o perché ha lo specchietto rotto, ma perché non c’è la benzina e la benzina sono i flussi finanziari.
Perché faccio questo discorso? Perché proprio adesso con l’Autonomia si è creata un’altra spinta al decentramento da Roma e quindi una prospettiva di possibile impoverimento, perdita di posti di lavoro, perdita di Pil perdita di ruolo della città. E quindi sono indispensabili partite compensative. Noi romani dobbiamo chiedere norme che ripristino i flussi finanziari che ci sono stati lentamente portati via. Ne va della nostra sopravvivenza. Non bisogna fare l’errore di pensare che modifiche normative o attribuzioni di poteri possano compensarsi con l’affievolirsi di flussi finanziari.
Certo, su questo si apre un ampio dibattito. lo non sono un relatore, faccio solo un’introduzione, avrete modo di approfondire questa cosa, che peraltro è assolutamente prioritaria perché se non viene in fretta ripristinato il flusso finanziario su Roma, i romani non trovando lavoro, se ne andranno e potrà sopravvenire una crisi demografica che metterà ulteriormente in difficoltà la città. Detto questo, io da anni  faccio l’imprenditore con l’ottimismo della volontà e non voglio essere pessimista, è uno sprone per cercare di fare capire che a Roma è stato tolto molto e bisogna cominciare a pensare alla restituzione.