Cda Rai, il Consiglio di Stato respinge il ricorso su candidature. Nomine avanti

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In base alla decisione, le elezioni dei vertici possono proseguire. I ricorrenti avvertono: tutto rinviato al 23 ottobre, al Tar. Se fatte prima, rischio illegittimità

Il Consiglio di Stato respinge il ricorso dei candidati al cda Rai, che contestavano le modalità di nomina, spianando così la strada al rinnovo dei vertici della tv pubblica.

Nel dettaglio, spiega Ansa, è stato respinto l’appello cautelare presentato contro l’ordinanza del Tar Lazio 30 maggio 2024, pronunciata nel ricorso proposto contro l’avviso per la presentazione di candidature a componente del Consiglio di amministrazione della RAI ai fini dell’elezione da parte della Camera dei deputati. Le Camere del Parlamento, dunque, “possono procedere agli adempimenti previsti dalla relativa procedura in corso, alla quale i ricorrenti peraltro tuttora partecipano”.

I ricorrenti: tutto rinviato al 23 ottobre

“Il Consiglio di Stato ha ritenuto che non vi siano ragioni per anticipare il giudizio e che non vi sia ‘interesse a ricorrere prima delle nomine’: infatti gli stessi ricorrenti potrebbero teoricamente essere nominati. Quindi tutto è rinviato all’udienza del Tar del 23 ottobre”, hanno sottolineato i tre candidati al cda, Nino Rizzo Nervo, Patrizio Rossano e Stefano Rolando, che, dopo essersi rivolti al Tar, hanno deciso di presentare appello al Consiglio di Stato sulle modalità di nomina della Rai e il coordinatore Roberto Zaccaria. Che ha aggiunto: “Ove le nomine fossero fatte prima di quella data c’è il rischio che siano minate da un’illegittimità dei presupposti. Resta naturalmente aperta la questione della conformità a Costituzione e alla normativa UE della procedura di nomina del CdA Rai prevista dalla legge italiana”.

Stallo politico

Il nodo, però rileva ancora l’agenzia, era e rimane politico e solo quando l’accordo tra le forze di maggioranza sarà definito si potrà procedere. Con la Lega pronta a chiedere alcune contropartite per dare il via libera.

Al di là delle prese di posizione, si attende che sia la premier Giorgia Meloni a dare il là alle trattative finali per arrivare – come appare al momento probabile – al rinnovo prima della pausa di agosto.
Il quadro, del resto, sarebbe in gran parte definito, nonostante le voci di tentennamenti, con Giampaolo Rossi per la poltrona di amministratore delegato.
Alla presidenza dovrebbe approdare Simona Agnes, in quota Forza Italia. Tra i consiglieri di nomina parlamentare, Fratelli d’Italia è orientato a votare Valeria Falcone, mentre il Movimento 5 Stelle dovrebbe confermare Alessandro Di Majo. Nella Lega è ballottaggio tra Alessandro Casarin e Antonio Marano, con il primo che sarebbe in vantaggio. Il Pd dovrebbe sciogliere la riserva solo a ridosso del voto: si fanno i nomi di Roberto Natale e di Antonio Di Bella, da più parti ritenuto un candidato spendibile anche come presidente di garanzia. E’ un’ipotesi, quest’ultima, che potrebbe essere presa in considerazione se dovessero sorgere ostacoli nel percorso immaginato dalla maggioranza, che dispone di 24 voti in Commissione di Vigilanza e deve trovarne altri quattro per arrivare ai 28 necessari per il raggiungimento dei due terzi.