Papa: la partecipazione va allenata al senso critico rispetto a ideologie e populismi, preoccupa gente al voto

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“Ciò che limita la partecipazione è sotto i nostri occhi. Se la corruzione e l’illegalità mostrano un cuore “infartuato”, devono preoccupare anche le diverse forme di esclusione sociale”.

Lo ha evidenziato il Papa nel suo intervento davanti ai congressisti a Trieste al termine della Settimana sociale dei cattolici in Italia. “Ogni volta che qualcuno è emarginato, tutto il corpo sociale soffre. La cultura dello scarto – ha scandito – disegna una città dove non c’è posto per i poveri, i nascituri, le persone fragili, i malati, i bambini, le donne, i giovani. Il potere diventa autoreferenziale, incapace di ascolto e di servizio alle persone. Aldo Moro ricordava che ‘uno Stato non è veramente democratico se non è al servizio dell’uomo, se non ha come fine supremo la dignità, la libertà, l’autonomia della persona umana, se non è rispettoso di quelle formazioni sociali nelle quali la persona umana liberamente si svolge e nelle quali essa integra la propria personalità’”.

Mi preoccupa il numero ridotto di gente al voto

“Mi preoccupa il numero ridotto di gente andata a votare”. Il Papa, a Trieste, da’ voce alla sua preoccupazione per la disaffezione alle urne. “La parola stessa “democrazia” non coincide semplicemente con il voto del popolo, nel frattempo – dice a braccio – mi preoccupa il numero ridotto della gente andata a votare ma esige che si creino le condizioni perché tutti si possano esprimere e possano partecipare. E la partecipazione non si improvvisa: si impara da ragazzi, da giovani, e va “allenata”, anche al senso critico rispetto alle tentazioni ideologiche e populistiche”.

“In questa prospettiva – osserva – , come ho avuto modo di ricordare anni fa visitando il Parlamento Europeo e il Consiglio d’Europa, è importante far emergere ‘l’apporto che il cristianesimo può fornire oggi allo sviluppo culturale e sociale europeo nell’ambito di una corretta relazione fra religione e società’ , promuovendo un dialogo fecondo con la comunità civile e con le istituzioni politiche perché, illuminandoci a vicenda e liberandoci dalle scorie dell’ideologia, possiamo avviare una riflessione comune in special modo sui temi legati alla vita umana e alla dignità della persona”.

Assistenzialismo nemico di democrazia e di amore al prossimo, indifferenza cancro della democrazia

“Tutti devono sentirsi parte di un progetto di comunità; nessuno deve sentirsi inutile. Certe forme di assistenzialismo -l’ assistenzialismo da solo e’ nemico della democrazia e dell’ amore al prossimo – che non riconoscono la dignità delle persone sono ipocrisia sociale. E l’indifferenza è un cancro della democrazia”. ”Ogni persona – dice – ha un valore. La democrazia richiede sempre il passaggio dal parteggiare al partecipare, dal “fare il tifo” al dialogare. ‘Finché il nostro sistema economico-sociale produrrà ancora una vittima e ci sarà una sola persona scartata, non ci potrà essere la festa della fraternità universale. Una società umana e fraterna è in grado di adoperarsi per assicurare in modo efficiente e stabile che tutti siano accompagnati nel percorso della loro vita, non solo per provvedere ai bisogni primari, ma perché possano dare il meglio di sé, anche se il loro rendimento non sarà il migliore, anche se andranno lentamente, anche se la loro efficienza sarà poco rilevante”.

La seconda riflessione portata avanti dal Papa è un “incoraggiamento a partecipare, affinché la democrazia assomigli a un cuore risanato. E per questo occorre esercitare la creatività. Se ci guardiamo attorno, vediamo tanti segni dell’azione dello Spirito Santo nella vita delle famiglie e delle comunità. Persino nei campi dell’economia, della tecnologia, della politica, della società. Pensiamo a chi ha fatto spazio all’interno di un’attività economica a persone con disabilità; ai lavoratori che hanno rinunciato a un loro diritto per impedire il licenziamento di altri; alle comunità energetiche rinnovabili che promuovono l’ecologia integrale, facendosi carico anche delle famiglie in povertà energetica; agli amministratori che favoriscono la natalità, il lavoro, la scuola, i servizi educativi, le case accessibili, la mobilità per tutti, l’integrazione dei migranti. Tutte queste cose non entrano in una politica senza partecipazione. Il cuore della politica e’ prendersi cura del tutto”.

Mai manipolare la parola democrazia, appassioniamoci al bene comune

“La fraternità fa fiorire i rapporti sociali; e d’altra parte il prendersi cura gli uni degli altri richiede il coraggio di pensarsi come popolo. Ci vuole coraggio. Purtroppo questa categoria – “popolo” – spesso è male interpretata e, potrebbe portare a eliminare la parola stessa “democrazia” (“governo del popolo”)”, ha messo in guardia il Papa. “Ciò nonostante, per affermare che la società è più della mera somma degli individui, è necessario il termine “popolo”». Che non è populismo”, ha osservato.

“Una democrazia dal cuore risanato – ha avvertito – continua a coltivare sogni per il futuro, mette in gioco, chiama al coinvolgimento personale e comunitario. Non lasciamoci ingannare dalle soluzioni facili. Appassioniamoci invece al bene comune. Ci spetta il compito di non manipolare la parola democrazia né di deformarla con titoli vuoti di contenuto, capaci di giustificare qualsiasi azione. La democrazia non è una scatola vuota, ma è legata ai valori della persona, della fraternità e dell’ecologia integrale”. Un passaggio molto applaudito dai congressisti.

Cattolici: avere il coraggio di fare proposte di giustizia e pace, abbiamo qualcosa da dire

‘Il monito, polarizzazioni immiseriscono e non fanno affrontare sfide’

“Come cattolici non possiamo accontentarci di una fede marginale, o privata. Ciò significa non tanto pretendere di essere ascoltati, ma soprattutto avere il coraggio di fare proposte di giustizia e di pace nel dibattito pubblico. Abbiamo qualcosa da dire, ma non per difendere privilegi”. “Dobbiamo essere voce che denuncia e che propone in una società spesso afona e dove troppi non hanno voce. – ha osservato -. Questo è l’amore politico, che non si accontenta di curare gli effetti ma cerca di affrontare le cause. Questo e’ l’amore Politico . È una forma di carità che permette alla politica di essere all’altezza delle sue responsabilità e di uscire dalle polarizzazioni, che immiseriscono e non aiutano a capire e affrontare le sfide. A questa carità politica è chiamata tutta la comunità cristiana, nella distinzione dei ministeri e dei carismi. Formiamoci a questo amore, per metterlo in circolo in un mondo che è a corto di passione civile. Impariamo sempre più e meglio a camminare insieme come popolo di Dio, per essere lievito di partecipazione in mezzo al popolo di cui facciamo parte”.

Francesco ha quindi citato Giorgio La Pira: “Aveva pensato al protagonismo delle città, che non hanno il potere di fare le guerre ma che ad esse pagano il prezzo più alto. Così immaginava un sistema di “ponti” tra le città del mondo per creare occasioni di unità e di dialogo. Sull’esempio di La Pira, non manchi al laicato cattolico italiano questa capacità “organizzare la speranza”: la pace e i progetti di buona politica possono rinascere dal basso. Perché non rilanciare, sostenere e moltiplicare gli sforzi per una formazione sociale e politica che parta dai giovani? Perché non condividere la ricchezza dell’insegnamento sociale della Chiesa? Possiamo prevedere luoghi di confronto e di dialogo e favorire sinergie per il bene comune”.

No al politico che non ha il fiuto del popolo, e’ un teorico

Città del Vaticano, 7 lug. (Adnkronos) – “Un politico che non ha il fiuto del popolo e’ un teorico”, ha ammonito il Papa a braccio parlando ai 1200 congressisti (368 donne, 310 giovani, oltre 80 vescovi) a Trieste, a chiusura della 50esima edizione della Settimana sociale dei cattolici in Italia.